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Roghi, paure e accoglienza negata nel territorio vicentino

Costruire reti solidali per contrastare razzismo e garantire diritti, di Teo Molin Fop

5 ottobre 2015

Al 14 Settembre 2015 i profughi presenti in provincia di Vicenza erano 1.132. Applicando una fredda statistica significherebbe 1,3 migranti ogni 1.000 abitanti. La maggior parte di loro proviene da Nigeria (251), Gambia (168), Mali (148) e Senegal (127). Dalla Siria invece c’è solo un richiedente asilo, come ha sottolineato con molta enfasi “Il Giornale di Vicenza” nei giorni scorsi.

E’ proprio la gestione mediatica sui profughi avviata dal principale quotidiano locale ad essere un indicatore di partenza importante per capire come viene vissuta la questione dell’accoglienza nel territorio vicentino.
E’ emblematica la vicenda dei 50 migranti ospitati nella colonia alpina di Pian delle Fugazze a Valli del Pasubio. In questa struttura non c’è il riscaldamento (si trova a più di 1.000 metri di altitudine), non ci sono letti a sufficienza, è stato fornito solo un cambio di vestiti e ad ogni migrante è stato messo a disposizione un solo piatto di plastica per mangiare. In seguito alla denuncia di queste condizioni disumane, la Prefettura di Vicenza si è attivata per trovare una sistemazione alternativa, individuando l’Hotel “Al Bersagliere” di Recoaro Terme come nuovo spazio adatto ad ospitare le persone. Per “Il Giornale di Vicenza” i migranti accompagnati a Recoaro per un sopralluogo diventano “profughi in gita all’Hotel” e, soprattutto, la legittima e spontanea protesta di alcuni di loro davanti alla caserma dei carabinieri di Schio (raggiunta dopo una camminata di oltre 20 chilometri) per chiedere condizioni di accoglienza dignitose suona, per il quotidiano, come una pretesa: “vogliono più soldi”.

E’ in questo contesto, dove vengono continuamente alimentate paure e luoghi comuni sull’arrivo dei migranti, che a Velo D’Astico, Caldogno e Montegalda sono state organizzate manifestazioni da sedicenti comitati “no profughi” e a Valli di Castelgomberto, durante un’accesa assemblea parrocchiale, gli abitanti hanno costretto il parroco a fare dietrofront a seguito della sua dimostrazione di disponibilità ad ospitare una decina di profughi in canonica.
La settimana scorsa però c’è stato un doppio episodio inquietante che ha fatto subito ritornare alla mente le immagini di Rostock dei primi anni ’90, o quelle più recenti dei roghi di Quinto di Treviso. Nella notte del 23 Settembre scorso “ignoti” si sono introdotti all’interno dell’Hotel “Al Bersagliere” di Recoaro e hanno dato fuoco ad un materasso, causando un incendio con conseguenti ingenti danni all’edificio. Il gravissimo episodio si è poi ripetuto a cinque giorni di distanza con un secondo tentativo di incendio.

In risposta a queste azioni intimidatorie, la sera di giovedì 1 ottobre a Vicenza sono scese in piazza 400 persone per partecipare alla fiaccolata promossa dall’appello “per un’accoglienza degna nei nostri territori” firmato da associazioni, cooperative, partiti, centri sociali, realtà cattoliche, comunità migranti, personaggi della musica e della cultura vicentina.
La manifestazione è stata aperta dallo striscione “Siamo tutti e tutte migranti” e da alcuni manichini che simboleggiavano le emigrazioni italiane del ’900, quando erano i nostri nonni e nonne ad essere dei "migranti economici". La fiaccolata, terminata in Piazza Biade nei pressi della Prefettura, ha voluto segnare l’inizio del percorso di una rete cittadina che di pone l’obiettivo di comunicare ed informare l’opinione pubblica al fine di arginare il virus razzista e xenofobo che troppo facilmente rischia di contagiare il vicentino, sia un’accoglienza degna nei nostri territori.
Anche a Schio si sta dando vita ad un esempio analogo con la prima assemblea pubblica di “Alto Vicentino accoglie” che si è svolta il 29 Settembre scorso.

A Vicenza si stanno sviluppando esperienze interessanti di micro accoglienza diffusa in appartamenti cittadini, nonché tentativi di inclusione sociale, infatti un centinaio di migranti ospiti in città hanno partecipato a sagre, feste locali o attività di riqualificazione urbana nei parchi pubblici in qualità di volontari. Anche se soprattutto nell’altopiano di Asiago rimangono situazioni dove decine di migranti sono ospitate in strutture alberghiere, sul piano istituzionale si comincia piano piano ad orientarsi verso forme di accoglienza diffusa. Infatti ad inizio settembre 28 sindaci dei Comuni dell’Alto Vicentino, membri della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 4, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con la Prefettura in cui si impegnano ad accogliere “da un minimo di 1 ad un massimo di 2 profughi ogni mille abitanti”. Anche se si tratta di una percentuale non sufficiente a garantire accoglienza per tutti i futuri arrivi, l’accordo rappresenta un segnale di controtendenza rispetto, ad esempio, a Tezze sul Brenta: qui il Consiglio Comunale ha approvato una mozione in cui si stabilisce che il Comune si potrà costituire parte civile in tutti i processi dovuti ad episodi di “microcriminalità, malattia e violenza” dopo l’arrivo in paese di profughi.

Per respingere il razzismo e l’intolleranza alimentato dalla Lega Nord e dalle altre forze politiche di estrema destra, che come abbiamo visto in queste ultime settimane sfocia in preoccupanti azioni violente, diventa essenziale la costruzione di reti solidali e attive in città e in provincia, dove ognuno possa dare il proprio contributo a rendere i nostri territori accoglienti nei confronti di chi scappa dalla guerra, dalla miseria o dai cambiamenti climatici.