logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

"Nulla è cambiato alla frontiera sud d’Europa"

Gabriele del Grande, giornalista italiano, parla della crisi dei rifugiati

15 ottobre 2015

Pubblichiamo la traduzione di questa intervista rilasciata da Gabriele del Grande, giornalista, scrittore e attivista, a Diagonal (link articolo originale).

Gladys Martínez López, Diagonal

Il giornalista e scrittore Gabriele del Grande ha recentemente presentato il documentario “Io sto con la sposa”.

Del Grande, giornalista e attivista nato a Lucca (Italia) nel 1982, ha incentrato gran parte del suo lavoro sulla denuncia dell’Europa delle frontiere. Attraverso il suo blog, Fortress Europe, nel corso di svariati anni ha documentato il flusso costante di migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo, un massacro con responsabili concreti di cui parla anche nel suo libro "Marmadú va a morire". Con il suo documentario "Io sto con la sposa", Del Grande torna ad affrontare il tema delle migrazioni e della libera circolazione, questa volta attraverso una disobbedienza cosciente alle leggi europee.

Che cambiamenti ci sono stati sulle frontiere e nel Mediterraneo da quando hai scritto "Mamadú va a morire" (2007)?

È cambiato tutto e niente. Dopo otto anni l’Europa ha modificato molto la sua politica, perché ha aperto la frontiera con i Paesi dell’Europa dell’est. I nuovi membri dell’Ue, Polonia, Romania, Bulgaria, Slovenia, hanno diritto alla libera circolazione. Questo ha cambiato molte cose. In Italia il 25% degli immigrati arriva dalla Romania, e più del 50% dall’Europa dell’est. Però aprendo verso l’est hanno reso sempre più difficile ottenere il visto per i cittadini dei Paesi africani e del Magreb. Non è cambiato niente alla frontiera sud, quella del Mediterraneo. Si è evoluto il contesto, perché c’è una guerra terribile in Siria ed in Iraq, e la maggior parte delle persone che arriva dal mare viene da lì. È cambiato il tipo di persone che viaggia verso l’Europa.

Foto: Giorgos Moutafis (giorgos-moutafis.com)

Quali sono le contraddizioni delle politiche di accoglienza europee?

Il discorso della Germania è molto contraddittorio. La Germania ha un problema demografico: la popolazione è più vecchia, non ci sono giovani che possano lavorare, l’economia procede bene ed ha bisogno di immigrati. Questo è ufficiale. Ci sono studi della banca tedesca che rivelano la necessità di 500.000 lavoratori in più ogni anno, e per questo hanno aperto le porte ai siriani. Ma allo stesso tempo stanno facendo di tutto, esattamente come l’intera UE, per chiudere le frontiere. A breve inizieranno a circolare nel Mediterraneo le pattuglie della Frontex, per intercettare e rispedire in Siria le imbarcazioni. Da una parte si tratta di un discorso umanitario, dall’altra serve ad evitare in ogni modo che raggiungano le frontiere. Se fosse realmente umanitario, allora dovrebbe esserci una politica di visti umanitari. Perché lasciare che le persone muoiano in mare quando potrebbero ricevere un visto in ambasciata?

C’è una questione politica molto estesa che tende a separare i rifugiati dagli immigrati economici, che difende l’accoglienza di alcuni a discapito degli altri... si stanno creando di proposito due categorie?

Questa distinzione non è una novità. C’è tutta una retorica sui diritti umani, il discorso umanitario...ma il problema è che nessun cittadino dei Paesi delle ex colonie ha diritto a viaggiare in Europa. Si ribatte che "non ne hanno diritto, ma poiché siamo i Paesi dei diritti umani facciamo un’eccezione per i rifugiati". L’importante è che i rifugiati non siano troppi... mentre si parla di accoglierli si sprecano milioni di euro per chiudere la frontiera ed impedire loro di arrivare in Europa. Come società civile non dovremmo accettarlo. Esiste un diritto alla libera circolazione ed è un diritto di tutto il mondo, il diritto a spostarsi e scegliere dove vivere. Alla fine anche i siriani che arrivano in Europa stanno scegliendo, ad Istanbul c’è mezzo milione di siriani che vive lì e non vuole venire in Europa. Abbiamo una visione estremamente eurocentrica, come se tutto il mondo volesse venire qui, ma non è così.

Foto: Giorgos Moutafis (giorgos-moutafis.com)

Hai smesso di aggiornare il blog Fortress Europe il 3 ottobre 2014, con un conteggio dei morti alle frontiere europee pari a 21.439 persone...e sono solo quelli sicuri. È impossibile dare un numero alla tragedia?

È impossibile. Si può tenere il conto dei naufraghi documentati, ma è solo una parte del fenomeno. Il problema è con i naufraghi di cui non si sa niente. Tutto quello che accade in alto mare quando non vengono salvati, quello che succede a largo delle coste libiche, in Egitto, Tunisia...e soprattutto ciò che succede nel deserto del Sahara, che è il primo mare che devono attraversare...lì ci sono sempre molti morti di cui non si sa niente. Il dato reale sarà tre, quattro, dieci volte superiore, non lo so e nessuno può saperlo, ma 20.000 già sono troppi. Dobbiamo svegliarci, renderci conto che c’è un massacro quotidiano nel nostro mare...

In un’intervista hai detto che l’immigrazione è il maggior movimento di disobbedienza civile alle leggi europee. Anche "Io sto con la sposa" è il riflesso di un atto di disobbedienza nei confronti dell’Europa e delle frontiere...

Parlando di persone che viaggiano clandestinamente, che attraversano il mediterraneo, ciò che compiono è disobbedienza. Lo potremmo leggere così, in positivo. Da un lato c’è il pregiudizio razzista del "ci invadono e dobbiamo cacciarli". Dall’altro c’è il preconcetto molto vittimista del "poverini, scappano dalla guerra". Credo che ci serva un altro punto di vista. Sono anche soggetti politici. Ci sono persone che vanno in Ambasciata a chiedere il visto, viene loro detto di no e proseguono. Non è illegale, è giusto, devono avere il diritto a viaggiare e lo fanno in tutti i modi.

Foto: Giorgos Moutafis (giorgos-moutafis.com)

Visto in questi termini, è un fenomeno di disobbedienza collettiva, ci sono tra 200.000 e 300.000 persone ogni anno che si ribellano alle leggi ingiuste della politica dell’immigrazione, dei visti europei, e attraversano il mare. Se ci sono 300.000 persone che chiedono il diritto a circolare liberamente, dobbiamo scendere a patti con questo movimento. Dobbiamo aprire la possibilità di viaggiare liberamente, perché questo è il problema. Non hanno un modo legale di viaggiare, ad eccezione della borghesia, dei ricchi, loro non hanno problemi. Però se non hai abbastanza soldi devi viaggiare con la zattera, e la soluzione è permettere loro di viaggiare in modo legale e libero.

Se prendiamo ad esempio un cittadino della Nigeria, il viaggio clandestino dal suo Paese fino all’Italia costa 5.000€, perché deve attraversare il deserto, corrompere la polizia in Libia, attraversare il mare anche più volte... se questa persona potesse comprare un biglietto aereo per 500€, arriverebbe in Europa ed avrebbe 4.500€ per organizzare la sua vita, affittare un appartamento, vedere se c’è o no una reale opportunità e decidere liberamente se tornare nel suo Paese se non trova ciò che cercava.

Dobbiamo immaginare un altro mondo completamente diverso quando parliamo di libera circolazione. Lasciare le persone libere di decidere se partire o no, se rimanere o no. È esattamente quello che facciamo noi, spagnoli, italiani, greci, in questo momento di crisi.