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L’illusione giuridica della modernità

Una riflessione sulla crisi migratoria in Europa

20 ottobre 2015

Pubblichiamo questo contributo di Guido Risso, professore presso l’Università Kennedy e l’Università interamericana di Buenos Aires. Il punto di vista di un giurista latino-americano sui recenti fenomeni migratori che hanno investito l’Europa.
Ringraziamo Roberto Cherchi per la segnalazione.

I. Introduzione

Dalla lontana Buenos Aires assistiamo a un’Europa sconcertata. La disperazione del popolo siriano e di tante famiglie africane che fuggono dai loro paesi sperando di salvare le loro vite spostandosi all’interno della modernità europea ci commuove e allo stesso tempo ci disorienta, visto che sembra impossibile che una cosa simile accada oggi nel nostro mondo razionale e giuridicamente moderno. Oppure forse l’estensione dei diritti, delle libertà e i progressi della democrazia sociale nel secolo XXI non sono altro che un’illusione propagandistica?
Ci hanno mostrato un falso progresso?
Tutto ciò che è stato presentato come una conquista della democrazia e della lotta degli uomini è stato opera della propaganda?

II. Sviluppo

Forse, come set cinematografico, hanno creato un blocco normativo di dichiarazioni giuridiche, sono stati riconosciuti nuovi diritti e garanzie attraverso i rispettivi organi di giudizio locali, regionali e internazionali che si presentano come istituzioni atte a controllare e garantire il rispetto di questi diritti. La verità (ciò che accade nella vita reale) è che oltre a questo modello giuridico questi popoli continuano a essere sfruttati e al giorno d’oggi non ci sono né leggi né istituzioni che garantiscano a queste persone che le loro vite e quelle delle loro famiglie non siano distrutte dalla violenza, dalla fame, dall’autoritarismo e dalla più profonda disperazione.

L’inefficienza giuridico-istituzionale dei sistemi internazionali e regionali di riconoscimento e protezione dei diritti umani è notevole.
Nel frattempo l’Europa delle costituzioni e dei diritti umani offre solo campi di rifugiati e di rassegnazione.

Per ultimo, ma non per questo deve essere considerato meno importante, è necessario evidenziare un dato centrale del sistema economico caratteristico della seconda metà del ventesimo secolo - e che ha delle radici nel colonialismo - che è a sua volta responsabile della situazione in cui si trova buona parte del continente africano.

Oggi l’Europa continua a tenere sottomessi i popoli africani attraverso una nuova fase del suo vecchio colonialismo che io chiamo “colonialismo dell’abbandono”.
Vediamo perché: il neocolonialismo di tipo estrattivo che l’Europa ha inflitto al continente africano ha bisogno che quei popoli siano abbandonati per poter sostenere il proprio livello di vita.

In altre parole tanto l’America Latina quanto l’Africa sono il piatto su cui poggia la “bilancia del benessere globale”. Immaginiamo cosa succederebbe se un giorno tutti i latinoamericani e gli africani pretendessero di avere una qualità di vita di un cittadino europeo medio e se, per le stranezze del caso, contemporaneamente tutti riuscissero ad avere quattro pasti al giorno, salari, pensioni, indennità di disoccupazione, salute, educazione ed energia senza limiti, tecnologia di ultima generazione... non è necessario essere una volpe per capire che se tutto il mondo vivesse anche un solo mese al livello di un cittadino europeo medio il sistema crollerebbe per tutti.

III. Cosa significa?

Significa che la suddivisione della “qualità materiale di vita” è basata fondamentalmente sul modello economico imposto come chiave della chiusura, dello sfruttamento e dell’abbandono del continente africano e della virtualizzazione dei suoi diritti. In sintesi, per far sì che alcuni vivano “bene” è necessario che altri non vadano oltre la sussistenza. La protezione giuridica finisce per adattarsi e per essere funzionale in una certa misura a questo schema di distribuzione del podere mondiale.

Quindi non dobbiamo dimenticare che la comunità internazionale - con i suoi sistemi giurisdizionali, gli alti tribunali, le corti e i comitati, i giudici e i funzionari che di solito vivono a Washington, Bruxelles, New York o in Costa Rica, che si muovono usando veicoli lussuosi e che ricevono dei salari che un africano non vedrà mai – in una certa misura istituzionalizza questa disuguaglianza.

IV. Conclusione

È indubbio che il cambio culturale, facilitato dal dominio economico e dalla corrispondente teoria costituzionale, ha reso più pesanti le conseguenze negative per la società. Oggi si vede come l’asse del paradigma costituzionale si è spostato dall’individuo e dai popoli verso il sistema economico.

Sono anni che i mezzi di comunicazione ci persuadono. Abbiamo sottovalutato la crudeltà e la pervasività del potere che sembrerebbe non far altro che riprodurre le condizioni necessarie per far sì che dei popoli interi vengano messi in ginocchio dalla fame e dalla violenza estrema, obbligandoli- a costo di perdere la vita- ad affondare nel mare per far sì che questa Europa che già li ha spogliati con il loro colonialismo estrattivo e inumano li maltratti ora senza alcun rimorso.

Voglio semplicemente mostrare la dolorosa indifferenza per la dignità dell’essere umano. Mi scusino quelli che considerano tutto ciò una ovvietà, visto che lo è senz’altro, ma a volte accade che alcune realtà “ovvie” vengano ignorate.
L’Europa deve accettare che la dignità non può essere raggiunta accogliendo delle richieste o tramite degli atti burocratici. La parte sensata ancora presente nel mondo deve esigere che l’Europa paghi delle riparazioni concrete per tutti i danni che le sue politiche hanno provocato all’Africa e che in certa misura hanno messo questi popoli nelle condizioni disperate in cui si trovano oggi.

@rissoguido