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L’Olanda non è paese sicuro: cronache di mala accoglienza dai Paesi Bassi

28 ottobre 2015

Amsterdam - È un po’ di tempo che i maggiori quotidiani olandesi la chiamano “Asielinstroom”: ondata di richiedenti asilo, o ancora “crisi” e “problema” dei rifugiati. Anche se le uniche onde, nei Paesi Bassi, sono quelle che arrivano dal Mare del Nord e l’unica crisi quella di una politica incapace di pensare un sistema d’accoglienza degno di questo nome.

Gli ultimi dati governativi, infatti, parlano di 60 000 arrivi nel 2015 su una popolazione di quasi 17 milioni di abitanti (lo 0,35% del totale, quindi). Questa “l’ondata”. Questo anche il motivo per cui l’Olanda ha ristabilito i controlli alle frontiere, con l’umanitarismo di facciata della “guerra al traffico di essei umani” e con la promessa, questa forse più seria, di non fermare tutti ma soltanto tutti quelli che sembrano clandestini.

Proteste a Utrecht contro la formazione islamofoba Pegida

Dentro la Fortezza Olanda, intanto, le tensioni aumentano. In periferia (nei Paesi Bassi le zone più povere ospitano la maggior parte dei rifugiati) si sono moltiplicate nel corso degli ultimi mesi le azioni xenofobe. Come nel piccolo paesino di Oranje, dove i residenti hanno barricato le strade per bloccare l’arrivo di 700 richiedenti asilo. O come a Rijswijk, vicino l’Aja, dove i membri del Consiglio Municipale hanno ricevuto lettere minatorie dopo aver deciso di aprire un “rifugio” per richiedenti asilo.

Clima da KKK anche a Utrecht, dove qualche giorno fa si è tenuta la prima manifestazione olandese della formazione islamofoba Pegida, conclusasi con un’aggressione al vicino centro per migranti di Woerden, nel quale sono ospitati 148 siriani di cui 51 bambini, da parte di una ventina di persone incappucciate. A Rotterdam, invece, urla, offese e pietre contro sindaco e polizia durante un incontro, tra cittadini e autorità, per presentare il nuovo centro d’accoglienza cittadino.

Tutti “incidenti duramente condannati” dalla maggioranza parlamentare. Che però non ha idea di come gestire un malcontento in crescita né di come arginare un partito di estrema destra salito quasi al 30%; governato dal razzista Geert Wilders (il Salvini nazionale, ma biondo) che in Parlamento ha definito i richiedenti asilo una “bomba di testosterone contro madri e figlie Olandesi” e promesso un sito internet per “segnalare” i rifugiati che disturbano l’ordine pubblico.

Ma non finisce qui. Il segretario del primo partito olandese, liberali di centro-destra, ha chiesto forme d’accoglienza sobrie per i rifugiati: cure sanitarie frugali “senza lifting, seni rifatti o cure dentali” e abitazioni piccole, anzi containers, per chi ha un permesso di soggiorno temporaneo. Nell’agone politico c’è anche chi propone “lavori manuali” per tenere impegnati i richiedenti asilo o chi, come l’Unione Cristiana, prega per la chiusura dei confini europei e una “solida selezione” dei migranti in Italia, Grecia e Ungheria.

Proteste a Utrecht contro la formazione islamofoba Pegida

Sì perché il problema, chiosano infatti molti quotidiani nazionali, è innanzitutto separare i “veri rifugiati” dai tanti “illegalen” e dai “migranti economici”: nuovo e misterioso soggetto inventato di sana pianta dalla neolingua del razzismo istituzionale. Del resto selezionare, dividere e segregare pare la strategia dominante: tanto per non dimenticare da dove viene la parola apartheid.

Tanti parlano (e male), insomma, mentre ciò che si muove realmente è soltanto la macchina delle misure emergenziali. Nascono così tendopoli in mezzo al bosco, si ampliano i centri di detenzione, si riaprono vecchie carceri dove stipare i richiedenti asilo. Intanto la politica, tra i tanti scivoloni, propone persino di finanziare lager per migranti nei “paesi limitrofi”, convinta che “l’ondata” prima o poi si fermerà.

Nel mentre basterà ungere gli ingranaggi della deportazione non sollevare troppe obiezioni verso una Commissione Europea “pronta a tutto” pur di fermare il diritto di fuga dei migranti.