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Nauru alleggerisce le regole nel centro di detenzione per richiedenti asilo in Australia

31 ottobre 2015

Pubblichiamo questo articolo uscito sul The New York Times (link originale) il 5 ottobre 2015.

L’isola del Pacifico Nauru ha annunciato le proprie intenzioni di alleggerire le condizioni di permanenza nei centri di detenzione dove sono trattenuti i richiedenti asilo in Australia.

Secondo una dichiarazione del Dipartimento di giustizia e controllo delle frontiere, a partire da questo lunedì i detenuti avranno libertà di movimento nell’isola "24 ore su 24 e 7 giorni su 7".

Il ministro della giustizia David Adeang ha inoltre aggiunto che tutte le richieste prioritarie verranno smaltite entro la prossima settimana. Le persone la cui domanda è ancora in attesa di considerazione sono circa 600.
Adeang ha aggiunto che "la valutazione delle domande senza detenzione preventiva è una svolta per Nauru e rappresenta un programma ancora più umano, che è da sempre obiettivo finale del nostro governo."

Il ministro australiano per l’immigrazione, Peter Dutton, ha dichiarato in un annuncio scritto che l’Australia ha accolto positivamente le novità in materia. Il Paese finanzia il centro di detenzione, costruito nel 2001 e riaperto nel 2012 dopo 5 anni di chiusura.
I sostenitori della causa hanno spesso criticato la politica migratoria australiana, che prevede la detenzione dei richiedenti asilo su isole periferiche dove affrontano il rischio di violenze e periodi prolungati in condizioni difficili e con assistenza medica limitata.
Graeme McGregor, coordinatore di Amnesty International per i rifugiati in Australia, sostiene che questo è "un piccolo passo nella direzione giusta", ma ha fatto appello a Nauru e all’Australia perché le richieste di asilo dei profughi vengano elaborate nel modo più trasparente possibile e nel rispetto degli standard internazionali.

L’annuncio di Nauru è "uno sviluppo nell’accoglienza che porterà un po’ di sollievo alle circa 600 persone detenute sull’isola" ha detto Hugh de Kretser, direttore esecutivo del centro legale australiano per i diritti umani (Melbourne), "ma non si appella a quell’ingiustizia che sta alla base dell’ammassare persone su un’isola microscopica"
De Kretser ha inoltre criticato il tempismo dell’annuncio, giunto pochi giorni prima di un’udienza della corte suprema australiana sulla politica migratoria del Paese.
"Non pensiamo che sia una coincidenza: questo annuncio giunge a 3 anni dalla riapertura del centro di detenzione e due giorni prima che la corte suprema consideri la legittimità della detenzione a distanza su Nauru" ha detto.
La sfida legale è stata intrapresa per conto di una donna incinta fuggita dal Bangladesh, trasportata in Australia da Nauru per ricevere un adeguato trattamento sanitario. Più di 200 rifugiati, tra cui 50 bambini, sono alla ricerca di una protezione legale dopo esser stati trasferiti in Australia per ricevere quell’assistenza medica inesistente a Nauru e sulle isole dell’Ammiragliato, sede di un altro centro di raccolta della Papua Nuova Guinea.
"Chiediamo che il governo australiano mostri compassione e non rispedisca in un ambiente chiaramente malsano delle persone in cerca di protezione, non importa se sono entro i confini o no".
La detenzione delocalizzata ha origine nei primi anni 2000, sotto il governo del ministro John Howard. Dopo esser stata eliminata nel 2007, è tornata in auge a seguito del brusco aumento del numero di migranti nel 2012 - 2013.
L’ex primo ministro Tony Abbott ha dato credito al programma con un netto calo del numero di arrivi in ​​barca, ma un rapporto del comitato del senato emesso ad agosto ha confermato che il centro di detenzione di Nauru era e rimane pericoloso e che le persone detenute sono costantemente a rischio di violenza, tra cui anche quella sessuale. Si è dunque fatto appello sia per una sospensione del coprifuoco che perché possa essere garantito un maggiore accesso ai media, oltre che a investigatori per il rispetto dei diritti umani.
Con il successore del signor Abbott, Malcolm Turnbull, la politica di detenzione in mare aperto è stata oggetto di ripetute critiche. Sin dal suo insediamento avvenuto il mese scorso il signor Turnbull ha fatto della prevenzione della violenza domestica un punto cruciale del suo programma e gli attivisti hanno usato questo punto in particolare per sostenere ancora una volta che i richiedenti asilo debbano avere diritto alle stesse protezioni.
La settimana scorsa Rosie Batty, nominata Australiana dell’anno per il suo lavoro per la campagna contro la violenza domestica, ha aggiunto il suo nome a una lettera avente per oggetto e obiettivo la chiusura dei centri.
"Quelli di noi che hanno a cuore la violenza contro le donne, i bambini e altre persone vulnerabili entro le mura domestiche devono di preoccuparsi di ciò che accade a queste stesse persone che sono altrove ma sotto la nostra custodia", ha detto nella lettera, aggiungendo che "I centri sono, per loro stessa progettazione, luoghi non sicuri e pericolosi".