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Le falsità anti-rifugiati

di Salvador Martínez Mas, Desalambre - El Diario, 2 novembre 2015

11 novembre 2015

Pubblichiamo la traduzione di questo articolo (link originale) uscito su El Diario per la rubrica Desalambre, giornalismo e diritti umani.

Viviamo nell’era dell’informazione. Al suo interno però la disinformazione abbonda. La Germania, nonostante sia il paese dell’Unione Europea che sta dando il miglior esempio in relazione all’accoglienza dei rifugiati - solo quest’anno si aspettano circa un milione di richiedenti asilo su suolo tedesco - non sfugge alle falsità sulle migliaia di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria nei loro paesi d’origine. In realtà è in corso un processo di stigmatizzazione nei confronti dei rifugiati. Le falsità, diffuse nei forum più xenofobi ma anche in quello che lo sono meno, sono molte. I migranti sarebbero portatori di malattie, di criminalità, di terrorismo, di problemi per i conti dello Stato, contribuirebbero a far espandere l’Islam.
Ci sono però voci e dati che contrastano questi argomenti usati contro i rifugiati e i migranti che spesso si rivelano carichi di incrostazioni e di manipolazioni.

“Pericolo” di malattia

L’Istituto Robert Koch (RKI), istituzione federale tedesca con sede a Berlino, responsabile del controllo e della prevenzione delle malattie, ha recentemente fatto notare che il “pericolo” che i rifugiati portino con sé delle malattie è ridotto. Secondo gli esperti non c’è motivo di preoccuparsi, però c’è chi vuole trarre altre conclusioni.
Per esempio, la Rheinische Post, un giornale edito a Düsseldorf - la capitale del popoloso Land del Nordreno-Westfalia (Ovest della Germania) - e uno dei giornali regionali più importanti della Germania, ha sostenuto: “È possibile che i rifugiati portino delle malattie dai loro Paesi d’origine”.

Questo tipo di affermazioni, in bocca ai responsabili dello xenofobo Partito nazionale democratico di Germania (Nationaldemokratische Partei Deutschlands, NPD), una formazione neonazista che occupa un seggio al Parlamento europeo, sono sinonimo di pericolo imminente. Infatti Ronny Zasowk, capo della NPD in Brandeburgo (est della Germania), ha dichiarato che: “L’immigrazione e le massicce richieste di asilo implicano il rischio di importare delle malattie che possono essere considerate mortali”.

Secondo il dottor Heinz-Jochen Zenker, presidente della delegazione in Germania di Medici del Mondo (una ONG nata nel 1980 in seguito a una scissione interna a Medici senza Frontiere, N.d.T.) un ’opinione come quella di Zasowk è più che “esagerata, è insensata”. Inoltre, secondo quanto ha detto questo settantenne con più di venticinque anni di esperienza come medico a Brema al giornale berlinese Die Tageszeitung, i rifugiati sarebbero oggetto di “esagerazioni e pregiudizi in altre aree”, come la “criminalità”.

Mettere in relazione i rifugiati e la criminalità

Zasowk, per esempio, è fra quelli che non hanno dubbi nell’associare l’arrivo degli immigrati e dei rifugiati a un eventuale aumento della criminalità. Questa sensazione non è tuttavia proprietà esclusiva dell’estrema destra e dei neonazisti. Se così non fosse non ci sarebbero così tanti esempi di autorità di pubblica sicurezza che in questi giorni si impegnano per cercare di mettere a tacere questo genere di falsità.

“La polizia dice che non ci sono statistiche che provano una maggiore criminalità fra i migranti rispetto ad altri gruppi” ricorda in alcune dichiarazioni rese al giornale eldiario.es Claudia Walther, ricercatrice e responsabile dell’area immigrazione della fondazione Bertelsmann (legata a una delle più grandi aziende multimediali del mondo, N.d.T).

In questo senso la polizia del distretto del Vorpommern-Greifswald, nel Land del Mecklemburg- Vorpommern (nord-est della Germania, N.d.T.) ha negato attraverso i social network qualunque nesso fra rifugiati e criminalità.
“Il distretto ha accolto duemila rifugiati” e “no, da allora non c’è stato un aumento di furti nel commercio; no, da allora non c’è stato un aumento nei furti nelle case; no, da allora non c’è stato un aumento di furti di biciclette” e “no, da allora non c’è stato un aumento né degli accoltellamenti né degli stupri”.

A Duisburg (nell’ovest, Land del Nordreno-Westfalia) dove vive mezzo milione di persone il portavoce della Polizia, Joachim Wawreniewski ha detto che in questa città “non è stato osservato un aumento della criminalità dal momento dell’arrivo dei rifugiati”. Anche in aree in cui effettivamente sono stati commessi più delitti da quando sono arrivati i richiedenti asilo questo fenomeno “non dovrebbe portare a sospettare o a diffamare nessuno” secondo quanto detto dalle autorità di polizia di Brunswick, città della Bassa Sassonia nella quale vivono circa duecentocinquantamila persone.

Anche se si dovesse effettivamente registrare un aumento della criminalità a partire dall’arrivo dei rifugiati non bisogna perdere di vista che questo fenomeno può essere dovuto alla violenza xenofoba che sta aumentando in Germania nonostante l’accoglienza che ricevono i rifugiati sia tendenzialmente favorevole. Secondo PRO ASYL, un’organizzazione che si occupa di difendere i rifugiati, solo nell’anno scorso ci sono state duecentocinquantasei manifestazioni contro i richiedenti asilo. Nel 2014 sono stati registrati anche centocinquantatré attacchi contro alloggi di rifugiati, il triplo rispetti al 2013. inoltre durante l’anno scorso sono state contate settantasette aggressioni fisiche contro chi ha ricevuto l’asilo.

“Ci sono due realtà: da una parte c’è una società tedesca molto solidale, ma dall’altra continuano a crescere la violenza, razzista, la xenofobia, il movimento Pegida (Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’occidente, N.d.A)” dichiara a questo giornale Karl Kopp, responsabile degli affari europei a PRO ASYL.

La convinzione dei terroristi infiltrati

La minaccia per la sicurezza sembra essere più legata alla reazione delle società che accolgono rispetto all’arrivo dei rifugiati. In questo senso una delle idee più diffuse, cioè la convinzione che al loro interno si nascondano dei terroristi, risulta paradigmatica. In Spagna il ministro dell’interno, Jorge Fernández Díaz non ha escluso la possibilità che fra le migliaia di persone che fuggono dai loro paesi ci siano anche dei jihadisti dello Stato Islamico. Il vicesegretario del Partido Popular, Javier Maroto, si è spinto addirittura oltre sostenendo che ci potrebbero essere membri dell’ISIS che “uno di questi giorni possono mettere una bomba nelle nostre città”.

Poco dopo la vicepresidente del governo Soraya Sáenz de Santamaría (sempre del Partido Popular, N.d.T.) ha smentito entrambe le affermazioni: “In realtà è proprio dal terrore che fuggono”.

Gli esperti sostengono quest’ultimo argomento e mettono in evidenza la mancanza di prove per poter sostenere simili accuse. “Se c’è una minaccia terroristica non è perché la gente viene in Germania ma perché qui, come in altri Paesi europei, c’è già gente radicalizzata che può forse influenzare i rifugiati” dice a eldiario.es Marcel Dickow, ricercatore dell’istituto tedesco per la politica internazionale e la sicurezza (Institut für Internationale Politik und Sicherheit).

Dickow aggiunge che non esisterebbero prove in grado di dimostrare “l’esistenza di una minaccia terroristica” dovuta all’arrivo dei richiedenti asilo. Ciò nonostante il nesso fra terrorismo e rifugiati continua a essere comune all’interno del discorso mediatico. A ciò è dovuto il fatto che il Tagesschau, il telegiornale più seguito del Paese, si sia chiesto recentemente “Terroristi fra i rifugiati?”

Walther, la ricercatrice della fondazione Bertelsmann, sostiene che: “Ci sono persone che pensano che ci sia gente dello Stato Islamico che riceve asilo in Germania, ma io sono convinta che la grande maggioranza stia fuggendo dalla guerra e spera di poter vivere una vita normale e in pace”. Karl Kopp, responsabile di PRO ASYL, si dimostra convinto della stessa cosa.

“Queste persone non sono terroristi, ma gente che fugge dallo Stato Islamico” dice Kopp in una conversazione telefonica con questo giornale dall’isola greca di Lesbo, sulle cui coste qualche giorno fa è naufragata un’imbarcazione. Quaranta persone sono risultate disperse. PRO ASYL è proprio una delle organizzazioni che più si sta impegnando per mettere a raffronto “fatti” e “pregiudizi” sui rifugiati.

Un “pericolo” per lo Stato sociale

Pregiudizi, come per esempio l’idea che “gli immigrati mettono a repentaglio lo stato sociale tedesco” e che PRO ASYL ritiene “falsa” visto che “le persone che non hanno passaporto tedesco pagano, in media, 3300 euro in più di tasse ogni anno”.
Inoltre secondo Walther “non dovremmo dimenticare che la Germania ha un enorme problema demografico: il paese invecchia e non abbiamo abbastanza manodopera”. La media dei rifugiati ha meno di venticinque anni, un’età nella quale ci si può formare sia a livello accademico sia a livello lavorativo” conclude la ricercatrice.

L’“espansione dell’Islam” attraverso la UE

Infine, alla luce dei dati a disposizione degli esperti, anche la convinzione che a causa dell’arrivo dei rifugiati la popolazione musulmana crescerà in Europa tanto da fare in modo che il vecchio continente venga “islamizzato”, come denuncia per esempio Pegida, può essere messa in discussione. Thomas Volk, della fondazione Konrad Adenauer, un think thank democristiano, sostiene che la Germania, se continuasse a ricevere rifugiati al ritmo attuale, potrebbe rapidamente avere “cinque milioni di musulmani”. Tuttavia tenendo in considerazione che l’ultimo censimento ha registrato 80,2 milioni di persone sul suolo tedesco questi cinque milioni di musulmani rimarrebbero sempre una minoranza.

Il Pew Research Center degli Stati Uniti, un’organizzazione dedicata allo studio di questioni globali, ha firmato nel 2011 uno studio sulla popolazione musulmana a livello mondiale. In Europa, secondo questo rapporto, si prevede che questo gruppo crescerà a tal punto da rappresentare nel 2030 l’8% della popolazione europea. Uno dei ricercatori che ha contribuito a questo studio, Brian J. Grim, in relazione all’islamizzazione temuta da alcuni, ha detto: “Basandoci sui dati demografici l’Europa non può essere “islamizzata”, se con questa parola si intende la dominazione demografica”.