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Il ruolo dei volontari civili nei campi e la nuova barriera tra Slovenia e Croazia

Report staffetta #overthefortress dal confine sloveno-croato

12 novembre 2015

Arriviamo al campo della stazione di Dobova alle 8 di mattina e il primo treno era già in partenza.
Durante la giornata ne vedremo partire tanti altri.
Visto il grande numero di arrivi abbiamo iniziato a preparare centinaia di sacchetti in base alle varie necessità, per i neonati biberon con latte in polvere, per i bambini barrette energetiche succo yogurt o frutta, mentre per le donne pacchetti specifici con assorbenti, slip fazzoletti e salviettine rigorosamente in sacchetti non trasparenti.

Ai volontari civili non è permesso distribuire i pacchetti per questo motivo sono consegnati alle associazioni presenti nel campo il cui compito è quello di distribuirli ai migranti.
Il rapporto con le associazioni "riconosciute" non è sempre dei migliori, molti civili ad esempio, anche con formazione medica, non avendo il "via libera" non possono rendersi utili.

Indossiamo le pettorine di Karitas e riusciamo ad entrare in stazione per ripulire i treni. I migranti che incontriamo ci chiedono ripetutamente fra quanto potranno arrivare in Austria. In un solo treno c’erano più di 700 persone e molte di loro erano sedute a terra data l’insufficienza dei posti a sedere.

All’interno della stazione di Dobova operano quattro associazioni: Karitas, Adra, UNHCR e Croce Rossa. Le prime due si preoccupano della distribuzione del cibo e dei pacchetti, la terza mette a disposizione un numero molto limitato di interpreti e si preoccupa che gli smistamenti avvengano in modo da non separare le famiglie mentre la Croce Rossa si occupa dell’assistenza medica.

Può succedere, però, che il personale all’interno della stazione non sia sufficiente e abbastanza qualificato per far fronte all’ingente numero di migranti e per questo motivo chiede aiuto ai volontari civili, che sostano nel campo adiacente alla stazione tra cui sono presenti anche medici e traduttori.

Torniamo al campo e ci arriva la conferma che la Slovenia sta posizionando i primi chilometri di filo spinato al confine con la Croazia.
Ci muoviamo subito per andare a vedere e documentare la costruzione di questa nuova barriera che renderà più difficile la marcia della speranza dei migranti in un momento in cui anche la Germania sembra non voler più accogliere rifugiati.

Al confine ci colpiscono le grandi bobine di filo spinato già pronto e posizionato. La Slovenia con questo gesto vuole lanciare un messaggio forte alla Croazia e al resto dell’Europa, ma coloro che verrebbero danneggiati, se le frontiere venissero realmente chiuse, sono migliaia di famiglie, uomini, donne, anziani e bambini.

Nel pomeriggio lasciamo il campo di Dobova e ci spostiamo a Gonja Rodgona, una piccola città slovena vicino al confine nord orientale con l’Austria dove è situato un campo d’accoglienza per i migranti. Riuscendo ad entrare all’interno del campo ci siamo rese conto che questo era attrezzato per ospitare 800 persone per molte ore, più o meno otto. Prima di ripartire per un altro viaggio qui hanno la possibilità di dormire, mangiare, riposare, avere nuovi vestiti ed essere curati. La responsabile di turno del campo ci ha confermato che durante il giorno erano arrivati 10 bus e che alle 21:30 ne sarebbero arrivati altri 6.

La situazione è in continuo mutamento. Il filo spinato posizionato dalla Slovenia al confine con la Croazia è al centro di una polemica tra i due stati. La Croazia lo vuole togliere poiché afferma essere nel suo territorio.

Staffetta #overthefortress, Elisa Samanta e Sara