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Dobova - Gornja Radgonja - Sentilj, 14 e 15 Novembre 2015

Report multimediale staffetta #Overthefortress sulla rotta balcanica

17 novembre 2015

Dobova Camp, #overthefortress

Arriviamo nella tarda mattinata di sabato al campo di Dobova, piccolo paesino sloveno situato al confine con la Croazia a non molti chilometri da Zagabria. Il campo è allestito con tendoni appena fuori dal centro abitato. La quotidianità di questo campo è composta da un flusso continuo di migranti, (nell’ultima settimana ne sono transitati circa 10.000) tantissimi dei quali giovani, giovanissimi provenienti dall’Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Armenia… La differenziazione del trattamento tra migranti provenienti dalla Siria e migranti provenienti da altre zone di guerra o zone di crisi umanitaria dovuta a cambiamenti climatici, balza subito agli occhi.

L’impressione, confermata successivamente dalle dichiarazioni di alcuni operatori nel campo, è che donne, uomini e bambini non provenienti dalla Siria siano considerati figli di una guerra minore, di un una crisi umanitaria permanente, quindi con meno diritti fondamentali di altre donne, uomini o bambini in fuga da una guerra certificata.

Il nostro primo approccio al campo viene inizialmente filtrato e respinto dal personale della Croce Rossa, motivo, il fatto di non esser rappresentati da nessuno dei sistemi istituzionali di volontariato. Riusciamo ad instaurare un dialogo con i volontari civili li presenti, riuscendo a conoscere Nikola (coordinatore del campo dei volontari civili di Slovenska filantropija), il quale ci ha dato la possibilità di entrare all’interno del campo per verificare lo stato delle varie aree adibite a dormitorio, riuscendo nell’intento di scaricare la prima parte del materiale raccolto (vestiti invernali, medicinali generici, borsoni, scarpe comode, coperte). Spostandoci alla stazione di Dobova, punto dove i migranti provenienti dal campo partono con destinazione le città austriache o tedesche, ci siamo accorti che, anche qui come al campo, la gestione del dialogo e del rapporto umano è totalmente mancante, l’unico modo per i volontari lì presenti di interagire, sta nel consegnare provviste e acqua alle persone ammassate sui treni prima della partenza dell’arrivo dei treni (spesso fermi in stazione con centinaia di persone dentro per ore).

Gornja Radgonja Camp, #overthefortress

Proseguiamo la staffetta verso il campo di Gornja Radgonja, un altro piccolo paesino sloveno, situato al confine con l’Austria a non molti chilometri da Graz. Il lavoro dei volontari civili è stato prezioso e la comunicazione tra i vari campi sì è rivelata indispensabile per poter accederci come esterni. In questo campo, allestito all’interno della palestra comunale, abbiamo avuto la possibilità di scaricare il resto del materiale raccolto in Italia e scambiare alcune parole con un gruppo degli oltre trecento siriani presenti. La situazione qui sembra più stabile e ben organizzata, il flusso previsto di migliaia di migranti in arrivo dalla Macedonia in questi giorni non si è ancora verificato. I volontari civili sono presenti in forma più numerosa, con più capacità di interazione e decisione all’interno del coordinamento generale del campo.

Sentilj Camp, #overthefortress

Ci spostiamo per la notte verso la città di Sentiji, per poter esser la mattina di domenica già al campo situato tra il valico autostradale e il confine con l’Austria a pochi chilometri da Graz, fatto di tendoni. I contatti che gli attivisti presenti da molti giorni hanno raccolto sono preziosissimi, ed il lavoro svolto da loro è fondamentale per tessere rapporti con altri volontari e altri attivisti che stanno seguendo questi campi.

Domenica mattina riusciamo così a consegnar l’ultima parte di materiale raccolto al coordinatore dei volontari civili del campo di Sentiji. In tarda mattinata proviamo a raggiunger il campo, quando degli attivisti tedeschi presenti a Dobova ci segnalano la presenza al confine, in territorio austriaco, di una manifestazione di stampo xenofobo e razzista contro la presenza ed il passaggio di profughi e migranti nei loro territori.

Nel corso della giornata avremmo avuto successive notizie di cariche e scontri tra polizia e bande di neonazisti presenti alla manifestazione. Al nostro arrivo al campo, si nota la tensione e il nervosismo dei militari e della polizia nella gestione della sicurezza. Alla nostra richiesta di poter parlare con qualche volontario ci viene immediatamente negato l’accesso e siamo allontanati dal campo stesso.

I migranti presenti al campo vengono fatti uscire dai tendoni e tenuti in piedi ammassati dentro una piccolissima area ad aspettare i bus che sarebbero arrivati due ore dopo. Da fuori si percepisce che la situazione inizia a peggiorare e a diventar opprimente, i reparti speciali della polizia slovena iniziano a manganellare sulle prime file dei migranti con la scusa di farli allontanare dalle transenne, ma altro spazio non c’è.

L’unico modo per poter contribuire ed aiutare gli attivisti e volontari lì presenti che cercavano di contrapporsi tra polizia e migranti è stato fotografare, filmare e diffondere delle scene che dimostrassero la totale incuranza di istituzioni e polizia nell’affrontare emergenze umanitarie. Questo “stato delle cose” viene contrapposto dalla presenza di volontari civili e attivisti impegnati in quei territori da molti giorni.

Questo ha permesso alla nostra staffetta #Overthefortress di instaurare un rapporto di scambio e aiuto reciproco, garantendoci l’entrata nei vari campi dove loro fossero presenti; raggirando così il sistema di gestione da parte degli enti di volontariato istituzionali e dell’UNHCR. Sommariamente la presenza dei migranti viene organizzata in modo tecnico e asettico da parte di queste istituzioni, si avverte la carenza del rapporto umano diretto e dell’accoglienza. Non c’è la piena consapevolezza che si abbia a che fare con donne, uomini e bambini in fuga da guerre o cambiamenti climatici, ma piuttosto con della "merce" da dover ricevere, controllare e rispedire. Sicuramente il flusso migratorio che sceglie questa rotta crescerà nel prossimo periodo e questo “sistema istituzionale dell’accoglienza” risulta aver grossi limiti e carenze.

Purtroppo due giorni non sono sufficienti per essere parte di un sistema di accoglienza e di volontariato che nonostante alcune difficoltà continua a funzionare grazie alla partecipazione di molti volontari e attivisti. È stato difficile riuscire ad entrare in contatto con i migranti che passano da questi campi, perché la macchina dell’accoglienza è molto istituzionalizzata. Riuscire a scambiare qualche parole con alcuni siriani, parlare con il papà di Nur, una bambina molto piccola, presenti nel campo di Gornja Radgonja è stata una conquista.
La loro forza d’animo e positività sono un monito.
Un monito all’accoglienza, alla solidarietà, alla dignità.
Una dignità che non deve mai mancare è che tutti noi con gesti quotidiani dobbiamo garantire.

Alessandro, Benjamin, Alice, Chiara, Alberto - Staffetta #overthefortress