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Vite di passaggio: sette giorni al campo di Sentilj

Anja e Tobia, staffetta #overthefortress

19 novembre 2015

Un ragazzo siriano di 25 anni: parla 8 lingue e studia, ha un lavoro e una moglie di 21 anni che da 3 mesi aspetta un bambino, ride e scherza su come l’esercito parli solo una lingua eppure i militari lo guardano dall’alto in basso, con supponenza. Ride anche quando gli si spiega che è normale in Europa sposarsi anche a 40 anni oppure non sposarsi affatto, da lui non è solitamente così.

Il piccolo Zaccaria: viaggia con la sorella e il nonno, abbiamo imparato i numeri con lui, sorride e scherza e i suoi occhi ti aiutano a ricredere nell’umanità.

La vecchietta del campo: un giorno di festa nel campo di Spielfeld, una signora ha compiuto 100 anni ed è arrivata fino a lì con le sue forze.

Il giovane del treno: vestito in giacca elegante e insegnante di inglese, viaggiava in treno verso Sentilj, scendendo di fretta dal treno spaventato dalle urla dei poliziotti ha dimenticato la borsa con i medicinali per le allergie sul treno, ha tentato di spiegare e risalire ma si è meritato solo una manganellata sulla schiena.

Il signore col tatuaggio: sta viaggiando da solo, mostra le foto del figlio con le lacrime agli occhi, racconta che la moglie lo ha lasciato e i suoi compagni conosciuti nel tragitto dicono che piange da solo tutti i giorni.

Il chimico: un ragazzo di 25 anni con un inglese perfetto, sta viaggiando con suo fratello piccolo per raggiungere gli altri due fratelli in Belgio, si chiede quale sia il paese migliore dove vivere, studiava chimica ma è disposto anche a cambiare pur di trovare lavoro.

L’avvocato: sta viaggiando verso la Svezia, la moglie e la figlia hanno lasciato la Siria nel 2012 viaggiando nascoste in un camion tutto il tempo, non le vede da allora ed ora sta cercando di raggiungerle.

La donna incinta: in Croazia in un campo profughi le si sono rotte le acque, non voleva essere portata in ospedale per partorire perchè aveva paura che la frontiera chiudesse.

Il capitano: un perfetto inglese, un ragazzo di 26 anni che ha traghettato i suoi compagni con la barca verso la Grecia, racconta che erano in pochi e tutti impauriti, lui per rincuorarli diceva di pensare al futuro e a quando sarebbero approdati sani e salvi.

Queste sono solo alcune delle storie che abbiamo ascoltato, purtroppo non ricordiamo tutti i nomi, ma i volti e i sorrisi li abbiamo ben chiari, ognuno ha sogni, speranze e esperienze nella propria valigia. In questi sette giorni così intensi abbiamo incontrato tantissime persone e la cosa più naturale che abbiamo fatto è stata quella di abbracciarli e di stupirci della loro forza e dei loro sorrisi.

Venerdì 13 novembre c’è stato un calo di temperatura, sui 0 gradi, un freddo pungente e il sole che tramonta alle quattro rendono ancora più difficile la situazione. Oggi il campo di Sentilj era pieno, tutti i tendoni occupati, abbiamo dovuto trovare un letto extra per un ragazzo in carrozzina, aiutati dall’ingegnere del campo, un signore nel tendone che ha montato la brandina.

Ma dalle 16 alle 20 la coda al confine austriaco era ferma, un ironico tendone riscaldato è chiuso. Davanti la fila di profughi che intanto aspettavano al freddo, senza potersi scaldare (a volte bruciando qualche pezzo di plastica). Nel tendone dei vestiti non ci sono più giacche per bambini, si cerca di spiegare che dovranno mettersi 4 maglioni, anche le scarpe dal 39 al 42 sono terminate, ce ne sono alcune coi tacchi ma c’è chi ha le scarpe bucate e la speranza è che non piova.

No man’s land

Il flusso di migranti è sempre in aumento, bus e treni arrivano quasi in contemporanea, ormai queste persone vengono trattate sempre più con freddezza, quasi come se l’umanità si esaurisse e per gli ultimi arrivati non ce sarà più rimasta; persino i volontari si limitano a compiere i lavori base, dare vestiti, accompagnare qualcuno dal medico e portare carrozzine.

Dopo il passaggio dei migranti

Domenica 15 novembre, dopo gli atti terroristici di Parigi. Siamo in visita in una torretta molto alta, dalla quale si intravede il campo in lontananza. Il nostro accompagnatore ci indica i confini con l’Austria e con l’Ungheria. Sorriiamo mentre gli facciamo notare quanto in realtà non si vedano confini ma un panorama di boschi e colline spettacolare. Nello scendere verso il campo sentiamo in lontananza, dalla parte austriaca, l’eco di una manifestazione di nazionalisti in protesta contro l’ondata migratoria. Si inneggiano slogan tipo “Stop Islam” o “No more refugees”.

Il turno al campo incomincia come ogni giorno verso le 15. Il clima è però di forte tensione per i rallentamenti del flusso dovuti alla protesta oltre il confine austriaco. La polizia e i militari sloveni si dimostrano, ancora una volta, umanamente impreparati a controllare la folla che attende da oltre cinque ore di passare il confine. Alla confusione e alla preoccupazione dei migranti le autorità slovene rispondono con urla e spintoni incomprensibili. Un uomo viene ferito da una manganellata in fronte e viene prontamente portato fuori dalle transenne per ricevere soccorso. Una donna anziana presa da un malore si accascia tra le prime file. I bambini esausti dalle notti insonni per il sovraffollamento del campo iniziano a piangere. Noi volontari cerchiamo di calmare le persone rassicurandole riguardo le procedure di passaggio verso il confine.

Un ragazzo ferito da un manganello in testa da parte della polizia

In molti ci chiedono riguardo gli eventi di Parigi, non potendo avere informazioni visto che nel campo non c’è Wi-fi. Si creano lunghe file al confine. I migranti sono costretti ad aspettare fino a tarda sera con una temperatura che si aggira intorno allo zero (vengono creati falò con cartoni e plastica). In serata arrivano altri bus dal confine croato che creano un ulteriore sovraffolamento nel campo. Si nota una mancanza di letti e coperte e una buona parte di persone è costretta a dormire per terra (alcuni per il forte odore nelle tende si sistemano fuori con le coperte e gli zaini). Molte famiglie o gruppi di amici nella confusione della giornata vengono divisi senza la possibilità di avvisarsi sperando di ricontrarsi prima o poi in questo lungo viaggio di speranza.

Il campo di Spielfeld

Dopo una settimana al campo di Sentilj sono troppe le sensazioni e le emozioni che abbiamo provato ed è difficile riuscire a raccontarle in modo chiaro e lineare.
Un semplice viaggio di informazione generale si è trasformato ben presto in una forte esperienza umanitaria che porteremo sempre con noi.

Le persone incontrate e le storie che si portano dietro sono solo una piccola percentuale di cosa si può incontrare in uno dei tanti confini che questa gente è costretta ad attraversare. La cosa che ci ha colpito molto è il rapporto di familiarità che si ha con le persone in transito, famiglie simili alle nostre, stessi lavori, studi o educazione, stesso modello di telefono o calciatore preferito.
Questa esperienza ha solo risvegliato qualcosa che risiede in ogni persona, un istinto basilare e naturale di condivisione. Abbiamo ricevuto molti grazie a cuore aperto, chi per una coperta, chi per un latte caldo o un semplice sorriso, ma da parte nostra il grazie per loro è per averci arricchito.
Grazie

Anja e Tobia, staffetta #overthefortress