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Turchia: siriani respinti al confine

Le chiusure forzano attraversamenti pericolosi con i trafficanti

27 novembre 2015

Pubblichiamo questo articolo di Human Right Watch (link originale) del 23 novembre 2015.
L’organizzazione ha raccolto tante testimonianze di siriani in fuga che raccontano la situazione che vivevano nel loro paese e il loro viaggio per arrivare al confine turco-siriano.

(Istanbul) - La Turchia ha fatto tutto tranne chiudere le frontiere ai richiedenti asilo siriani e sta sommariamente spingendo indietro quelli individuati mentre cercavano di attraversare i confini, ha dichiarato oggi Human Rights Watch. I siriani hanno descritto le guardie di frontiera turche che li hanno intercettati in corrispondenza o in prossimità del confine, in alcuni casi picchiandoli, e spingendo loro e decine di altri di nuovo in Siria o detenendoli e poi sommariamente espellendoli insieme a centinaia di altri.

Nella seconda metà di Ottobre 2015, Human Rights Watch ha intervistato in Turchia 51 siriani fuggiti da attacchi aerei e da altre violenze in Siria. Tutti dicono che è risaputo tra siriani l’idea di poter entrare in Turchia solo grazie ai trafficanti. Hanno descritto uomini, donne e bambini terrorizzati che cercavano di arrampicarsi ai valichi illegali su terreni ripidi durante la notte, per molte ore circondati da spari.

"La chiusura delle frontiere della Turchia sta costringendo donne incinte, bambini, anziani, malati e feriti a scappare dal guanto di protezione dei funzionari di frontiera turchi per sfuggire agli orrori della guerra di Siria", ha detto Gerry Simpson, ricercatore e avvocato di Human Rights Watch. "La Turchia ha generosamente ospitato siriani e ha il diritto di controllare attentamente i propri confini per motivi di sicurezza, ma non dovrebbe costringere i richiedenti asilo a tornare in una zona di guerra."

A partire da metà Novembre, la Turchia ha registrato quasi 2.200.000 siriani, di cui circa 250.000 vivono in 25 campi gestiti dalle autorità turche. Nel mese di Settembre, la Turchia ha affermato di aver speso 7,600.000.000 dollari US dl 2011 nell’assistenza di profughi siriani. La Turchia merita credito e supporto per aver ospitato questi rifugiati, ma è obbligata a mantenere i propri confini aperti ai richiedenti asilo, ha detto Human Rights Watch.

La Turchia ha chiuso i suoi ultimi due valichi di frontiera ufficiali i primi giorni di Marzo a quasi tutti i siriani, consentendo solo ad alcune persone con esigenze mediche urgenti di attraversare.
I siriani hanno continuato a raggiungere la Turchia attraverso rotte illegali. Tuttavia, secondo alcune fonti che hanno una conoscenza approfondita delle zone di frontiera, nella Turchia meridionale, la Turchia ha intensificato le misure di sicurezza nei valichi di frontiera non ufficiali, soprattutto dopo l’attacco del 20 luglio nella città turca di confine di Suruç.

Molti intervistati hanno detto a Human Rights Watch che gli intensificati bombardamenti Russia-Siria a Aleppo e Idlib da Settembre li hanno costretti a lasciare la Siria. Essi hanno inoltre descritto l’estrema povertà, la mancanza di energia elettrica e di acqua pulita, aiuti limitati e scarsa assistenza medica a causa della mancanza di personale qualificato e strutture mediche oberate di lavoro.

Dal momento che il rafforzamento del confine è aumentato, Human Rights Watch è stata in grado di trovare solo un luogo - a sud-est di Antakya - dove i siriani hanno continuato ad attraversare di notte in numero significativo grazie ai trafficanti. Quasi tutti gli intervistati dicono che nelle loro zone di origine è di pubblico dominio il fatto era il miglior modo che avevano per entrare in Turchia, perché il terreno collinare rende più difficile alle autorità turche di rilevarli rispetto alle zone pianeggianti di confine più a nord ed a est.
Hanno detto che centinaia - e in alcuni giorni, migliaia - di siriani si sono ammassati nella zona, in attesa di attraversare di notte. Molti dicono che hanno dovuto aspettare fino a una settimana prima che i trafficanti dicessero loro che fosse sicuro provare.

Gli intervistati hanno detto che i gruppi si sono sparsi quando hanno sentito le guardie di frontiera sparare, con conseguente separazione di parenti, compresi i bambini dai loro genitori. Essi hanno inoltre descritto come fosse difficile attraversare il territorio collinare nel buio. In alcuni casi le persone anziane sono cadute sui pendii ripidi. Una donna disse di aver visto un anziano morire dopo una caduta. Alcuni gruppi hanno utilizzato i veli delle donne per creare corde di fortuna per tirare su donne e bambini da colline particolarmente ripide. Gli intervistati hanno confermato di aver detto ai loro familiari più vulnerabili di rimanere a casa in Siria perché la traversata sarebbe stata troppo difficile.

"La pura stanchezza e la disperazione delle famiglie siriane, che attraversavano dopo la fuga per la loro vita, lottando per sopravvivere nella notte attraverso i confini turchi, sono scritte sulle loro facce” ha detto Simpson. "La Turchia non dovrebbe rendere le cose così difficili alle persone che fuggono dalla guerra”.

La Turchia ha ratificato la Convenzione sui rifugiati del 1951, ma con una limitazione geografica che riconosce come rifugiati solo le persone in fuga in Europa. Tuttavia, ai sensi del diritto internazionale per i rifugiati e del diritto internazionale consuetudinario dei diritti umani, la Turchia deve rispettare il principio di non refoulement, che vieta i paesi di rimandare chiunque in un luogo in cui si trovano ad affrontare un rischio reale di persecuzioni, torture, trattamenti o pene disumane e degradanti. Il Non-refoulement vieta anche il rifiuto dei richiedenti asilo alle frontiere che li esporrebbe a tali minacce.

L’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite nella sua ultima “guida al paese” sulla Siria ha detto che "tutte le parti del paese sono ora sconvolte dalla violenza", e ha esortato "tutti i paesi a garantire che le persone in fuga dalla Siria, compresi i rifugiati palestinesi e gli altri residenti abituali della Siria, siano ammessi nel loro territorio e siano in grado di chiedere asilo".

Tra il primo gennaio e la fine di novembre, circa 420.000 siriani hanno lasciato in barca la Turchia per la Grecia nel tentativo di raggiungere l’Unione Europea. In mezzo alla crescente preoccupazione tra i governi dell’Unione europea circa la portata degli arrivi in ​​Europa, l’UE sta negoziando un piano d’azione volto a ridurre i flussi migratori verso l’Europa. L’ultima bozza afferma che l’UE e la Turchia "rafforzeranno la cooperazione per prevenire i flussi delle migrazioni irregolari verso l’UE." Nellaprima bozza si leggeva al "prevenire ulteriori arrivi di migranti irregolari verso la Turchia e le partenze irregolari di profughi e migranti dalla Turchia a l’Unione europea".

I negoziati dell’UE con la Turchia - includendo un possibile pacchetto di aiuti da 3,000.000.000 € e la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi - suggeriscono che l’UE può ancora tentare di fornire incentivi per la cooperazione per fermare il flusso migratorio. L’UE dovrebbe garantire che il piano finale preveda un impegno da parte delle autorità turche a consentire ai siriani di cercare asilo in Turchia, ha detto Human Rights Watch.

L’UE dovrebbe anche fornire un generoso sostegno sia finanziario che di altro tipo per aiutare la Turchia ad assistere e proteggere i siriani in fuga dal conflitto, ma l’aiuto non dovrebbe essere subordinato al fermo dei richiedenti asilo nella ricerca di protezione.
"I siriani hanno bisogno di protezione, non di essere respinti in una zona di guerra", ha detto Simpson. "La Turchia, l’Unione europea, e gli Stati Uniti dovrebbero lavorare in stretta collaborazione per garantire che i siriani possano sfuggire alle minacce per la loro vita e trovare la protezione che meritano."

Al Confine: respingimenti, violenza, separazione delle famiglie

Human Rights Watch ha intervistato 51 siriani nelle ultime due settimane di ottobre a Antakya e Istanbul sul calvario che hanno affrontato nel tentativo di arrivare dalla Siria in Turchia.

La stragrande maggioranza aveva attraversato solo poche ore - o qualche giorno - prima di essere intervistati ed erano visibilmente esausti e scossi dopo aver evitato le guardie di frontiera turche per molte ore. Sei persone hanno dichiarato di essere costretti a tornare in Siria. Tre di loro hanno detto che le guardie di frontiera turca li hanno intercettati subito dopo aver attraversato il confine, li hanno detenuti in una base militare durante la notte, e li rispediranno in Siria insieme a centinaia di altri. Tre hanno detto che le guardie li hanno immediatamente respinti alla frontiera insieme con decine di altri. Quattro di quelli rimandati indietro hanno detto che le guardie di frontiera turche li hanno picchiati. Altri quattro testimoni hanno detto che le guardie di frontiera turchi rimandano decine di persone in Siria, mentre altri quattro hanno detto di aver visto decine di persone intercettate poco dopo aver attraversato, ma di non aver visto quello che è successo loro dopo.

Coloro che hanno detto di essere stati costretti a tornare in Siria dalle guardie di frontiera turche, erano riusciti nuovamente ad attraversare inosservati nei tentativi successivi.
Un uomo da Hama ha descritto ciò che è accaduto a lui e altri 10 nel suo gruppo il 16 ottobre:
Abbiamo provato ad entrare in Turchia dopo che ha fatto buio, ma subito dopo aver attraversato la recensione la polizia turca ci ha individuato. Ci hanno condotto verso un gruppo di altri 50 siriani che erano già stati catturati. Allora ci hanno portato in una base militare sulla collina a circa 20 minuti di cammino. Alcuni ci hanno raccontato di essere stati fermati anche loro mentre tentavano di attraversare i confini. C’erano già altri, circa 200 siriani, incluse molte donne e bambini. Hanno registrato i nostri nomi e ci hanno tenuti lì per tutta la notte. Il giorno dopo ci hanno portato tutti al confine, eravamo circa 250 persone, e ci hanno detto di ritornare in Siria”.

Human Right Watch parla con i siriani respinti in Siria tra Agosto e Ottobre vicino ai valichi di fronitera ufficiali di Bab Al-Hawa e Bab Al-Salama. Uno uomo ha tentato di attraversare con la sua famiglia e altri 20 siriani vicino a Bab al-Hawa intorno al 10 Ottobre, ma ha detto che le guardie di frontiera turche hanno intercettato il gruppo, hanno picchiato sia lui che altri uomini alla testa e sul corpo, li hanno portati vicino alla base militare e rimandati in Siria.

Un altro uomo che ha tentato di attraversare nei pressi di Bab Al-Salama verso metà Agosto ha detto che le guardie di frontiera turche hanno intercettato il suo gruppo di 20 persone subito dopo essere entrati in Turchia e li ha respinti attraverso i recinti di filo spinato verso la Siria. Quattro persone hanno detto che le guardie di frontiera li hanno picchiati, una volta intercettati, prima di rimandarli in Siria.

Un siriano di Dar’a che è riuscito a entrare in Turchia il 17 Ottobre ha detto:
Sono entrato in Turchia di notte tardi con un trafficante e un gruppo di altri 20 persone. Abbiamo camminato per circa mezz’ora, fermandoci molte volte quando sentivamo degli spari. Allora abbiamo sentito urlare in turco e sparare da molto vicino e ci siamo tutti spaventati e abbiamo cominciato a correre in varie direzioni. Io non ho potuto correre perché stavo aiutando un uomo che era stato ferito durante un attacco aereo e non poteva correre. La polizia ha catturato la maggior parte di noi. Una guardia mi ha colpito alla base della testa e nelle costole con il calcio del fucile, sono caduto e ho cominciato a sanguinare. Un’altra guardia mi ha calciato in testa e mi ha rotto gli occhiali. Faceva così male che ho vomitato. Non so perché mi hanno attaccato. Forse pensavano fossi un trafficante? Poi ci hanno portati al confine, ci hanno puntato le armi addosso e ci hanno urlato in turco. Abbiamo attraversato per tornare in Siria”.

Tre persone hanno detto che sono state separate dai loro parenti durante l’attraversamento quando i gruppi si sono sparpagliati dopo aver sentito degli spari vicini.

Una siriana di 34 anni di Dar’a che è arrivata in Turchia il 15 Ottobre ha detto che ha trascorso le precedenti tre settimane viaggiando con suo padre, suo marito, cinque figlie e un nipote attraverso la Siria per raggiungere i confini turchi. Ha descritto quello che è successo quando il suo gruppo ha finalmente attraversato il confine due notti prima:
“C’eravamo noi, altre 20 persone e un trafficante. Poi abbiamo sentito un sacco di spari e ci siamo divisi, correndo in varie direzioni. Ho perso mio marito e cinque figli e non ho idea di dove siano adesso. Mio padre e mio nipote sono rimasti con me e abbiamo camminato per molte ore fino a quando abbiamo raggiunto un villaggio turco. Altre persone del mio gruppo hanno perso i loro parenti e non abbiamo alcuna idea di come ritrovarli”.

Human Rights Watch ha visitato la parte turca del confine dove le persone attraversavano. Il villaggio siriano sull’altro lato è solo a pochi chilometri. Tuttavia, i siriani che hanno compiuto l’attraversamento hanno detto che i trafficanti li hanno portati in giro per 2 ore per evitare le guardie di frontiera del confine turco. Molti descrivono il calvario affrontato da anziani, donne in stato di gravidanza, giovani bambini e persone ferite in Siria nell’affrontare il percorso al buio.

Due persone hanno detto che alcuni uomini sono caduti a terra e sono stati lasciati indietro perché i trafficanti dicevano che che aiutarli avrebbe messo a rischio tutto il gruppo esponendoli alle guardie di frontiera turche.

Un quarantenne di Aleppo, fuggendo dai bombardamenti aerei russi che hanno ucciso suo fratello, ha detto che è arrivato in Turchia con sua moglie e tre figli il 19 Ottobre:
“Due trafficanti hanno portato il gruppo e circa 50 persone su e giù per le colline, attraverso la notte. Abbiamo sentito un sacco di cani abbaiare e sparare, avevamo paura di essere catturati. I bambini hanno pianto per la maggior parte del tempo. Qualche volta il terreno era così inclinato, che abbiamo dovuto usare i veli delle donne per fare delle corde con le quali abbiamo potuto issare i bambini e alcune donne sulle colline più inclinate e sulle rocce. È stato estenuante e davvero difficile”.

Chiusura dei confini turchi con la Siria

Nonostante qualche sporadica chiusura, nel 2014 i siriani che fuggivano dal conflitto continuavano a entrare in Turchia con o senza documenti di identità attraverso i valichi di frontiera ufficiali. Tuttavia, il primo Gennaio 2015, le autorità turche introducono nuove leggi che richiedono ai siriani di presentare documenti di viaggio validi per entrare in Turchia.

Fino ai primi di Marzo, i siriani che attraversavano i due unici valichi ufficiali con la Siria ancora aperti al tempo, il “Cilvegözü/Bav Al-Hawa” vicino Reyhantlt, a circa 30 chilometri a est di Ankara, e il “Öncüpınar/Bab al-Salama” vicino a Kilis, a circa di 50 chilometri a sud-est di Gaziantep.

Il 9 marzo, le autorità turche hanno annunciato che stavano chiudendo entrambi i punti di passaggio e che solo i camion di aiuti e gli operatori autorizzati potevano attraversare. A partire da metà novembre, secondo le agenzie non governative, avevano riaperto di nuovo in Turchia vicino al confine siriano.

Da quello che dicono le fonti con una conoscenza estensiva delle aree di confine fino da allora la Turchia ha permesso solo a due categorie di persone di entrare nel paese attraverso i due valichi di frontiera: i siriani gravemente feriti che non potevano essere guariti in Siria o siriani regolarmente registrati con la ”emergency relief agency” che aveva loro dato speciali permessi per andare temporaneamente in Siria prima di ritornare in Turchia.

Uno dei siriano intervistati ha detto che quando è arrivato al valico di Bab Al-Hawa il 18 Ottobre, ha trovato centinaia di altri siriani che erano stati bloccati al confine per settimane. Questi hanno detto che le autorità turche avevano affermato che i soli siriani che potevano entrare erano quelli già regolarmente registrati in Turchia e che avevano ricevuto un permesso di ritornare temporaneamente in Siria per celebrare la festa dell’Eid Al-Adha (festa del sacrificio).

Human Rights Watch ha affermato che sebbene circa 25,000 persone, molti dei quali siriani, in fuga dagli aspri combattimenti in corso nelle città di confine di Tal Abyad erano entrati in Turchia nella metà di Giugno attraverso o vicino il valico di Akçakale, a 50 chilometri al sud di Urfa, erano stati costretti a valicare il confine attraverso i recinti chiusi sul confine turco dopo che le forze di sicurezza turche li avevano respinti indietro con spari di avvertimento e cannoni d’acqua.

Fonti con conoscenza della situazione nelle aree sul confine al sud della Turchia hanno detto a Human Rights Watch che fino a Luglio i siriani continuavano ad attraversare con i trafficanti, la maggiorparte attraverso le regioni montagnose sul confine al Nord o a Sud-est di Antakya, che sono più difficili per la polizia delle aree più pianeggianti a est. I traffficanti hanno detto che alcune aree di confine hanno poche guardie di frontiera mentre in altre aree le guardie di confine spesso chiudono gli occhi sugli attraversamenti notturni.

Tuttavia, il 22 Luglio, due giorni dopo l’attacco bomba suicida da parte di un miliziano di ISIS che ha ucciso 32 persone nella città turca di confine Suruç, la Turchia ha annunciato che sarebbe stato fatto un passo ulteriore nel mettere in sicurezza gli 822 chilometri al confine con la Siria, inclusi la costruzione di un muro di 150 chilometri, il rinforzo dei recinti spinati e la creazione di una trincea di 365 chilometri.

Il doppio attacco bomba suicida del 10 Ottobre da parte di altri uomini di ISIS, che ha ucciso 102 persone riunite nella capitale per la marcia della pace, ha profondamente preoccupato circa impatto del conflitto siriano all’interno della Turchia.

Dalla fine di Luglio, le guardie di confine turche hanno cercato di prevenire sempre di l’attraversamento dei siriani attraverso i confini, cosa che, come dicono fonti che sono a conoscenza di cosa accade nelle aree di confine, ha significato che la maggioranza dei siriani attraversano valichi non ufficiali difficili da individuare da parte della polizia.

La Turchia continua a sostenere la creazione di cosiddette “safe zone” all’interno della Siria nelle quali, si sottintende, poter rimandare i rifugiati siriani.

Attacchi aerei siriani e destituzione

Prima di raggiungere, ad ottobre, molti dei siriani avevano già subito minacce alle loro vite e tremende sofferenze. Dieci delle persone che Human Rights Watch ha intervistato hanno descritto la violenza che hanno affrontato e le condizioni estremamente difficili in Siria, inclusa la costante paura di vivere sotto attacchi aerei, la mancanza di cibo e carenza di aiuti medici.

Molte persone di Aleppo e Idlib hanno detto che la ragione principale per la quale avevano finalmente deciso di lasciare la Siria era stata la costante paura di attacchi aerei che si era intensificata in Ottobre.
Una donna da Mshareh ha detto:
Abbiamo sentito che 50 persone sono morte in un villaggio a tre chilomtri da casa nostra. Questa è stata l’ultima goccia. Non abbiamo luce e gas, non c’è lavoro e scuole per i nostri bambini, ma la paura di essere uccisi dagli attacchi aerei è stata troppa. Abbiamo lasciato la nostra casa nel mezzo della notte e due giorni dooo abbiamo sentito che è stata distutta da un attacco”.

Un uomo di Al-Sakhour ha detto: “I nostri bambini hanno piangevano e tremavano ogni volta che un aereo ci passava sulla testa. Abbiamo dovuto spegnere le luci nella notte per non attirare attacchi aerei.

Il conflitto ha colpito duramente le strutture sanitarie. Molti medici hanno lasciato la Siria, lasciando operatori non-specializzati come infermieri e tecnici a gestire interventi complessi. Molti ospedali sono senza medicine. Alcuni ospedali sono sotto costante attacco dal cielo.

Un’infermiera ha detto: “L’operazione più frequente negli ospedali di campo sono le amputazioni. La mancanza negli ospedali di competenze e personale significa che per salvare la vita hai bisogno di tagliare gambe o braccia e sperare di far sopravvivere il paziente. L’alto numero di persone ferite dopo un attacco rende impossibile salvare tutti, dottori e infermieri sono oberati di lavoro ed esausti”.