logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Fotografie e report del collettivo Fotomovimiento dall’isola greca di Lesbo

18 e 19 novembre 2015

30 novembre 2015

Pubblichiamo la traduzione dallo spagnolo all’italiano (link originale) di questo bellissimo lavoro del collettivo di fotografi e attivisti Fotomovimiento che dall’isola di Lesbo.
Tutti i riferimenti per seguire Fotomovimiento: Flick’r - Facebook - Twitter

Vedi anche:
- Il primo giorno a Lesbo: gli sbarchi
- Il campo di Karatepe e quello di Moria - 15 novembre 2015
- I campi di Mandamados e Oxi - 16 e 17 novembre 2105

I rifugiati sono visti come dollari con le gambe. Capitale e necessità, è la logica del sistema a dettare l’opportunità di guadagno. Il prezzo per attraversare in una zodiac (un tipo di gommone, N.d.T) i dieci chilometri di mare oscilla tra i 900$ e i 1800$. I bambini pagano la metà. Se il tempo è brutto, a seconda dell’intensità del temporale, la tariffa può scendere tra il 40% e il 70%. Le mafie turche promettono ai rifugiati di non mettere più di 45 persone per barca; essi però vengono minacciati con delle pistole e obbligati a salire nella nave che finisce per contenere più di 65 persone. Facendo un calcolo veloce, e al ribasso, ogni imbarcazione che parte dalla costa turca frutta 80.000$. E questa è un’approssimazione per difetto.

Lesbo, 19 novembre 2015 (Bru Aguiló: Fotomovimiento)

Poi c’è l’economia dell’isola: più di un abitante di Lesbo ammette, off the record (in inglese nel testo originale, N.d.T), che l’arrivo dei migranti è come una manna dal cielo. Per esempio, i tassisti dell’isola fanno pagare a una famiglia di rifugiati una tariffa cinque volte più alta rispetto a quanto pagherebbero degli autoctoni.

I giorni a Lesbo sono brevi e intensi. Non fanno altro che precedere l’arrivo della sera: i primi raggi del sole spuntano verso le sei e mezza del mattino, e alle cinque del pomeriggio fa già buio. In tutto sono meno di dodici ore di luce. E con l’oscurità inizia l’angoscia. E si moltiplica il dolore e l’impotenza che causa il fluire costante e imperturbabile degli arrivi.

Lesbo, 19 novembre 2015 (Manu Gόmez: Fotomovimiento)

Ricordiamo con particolare dolore un momento di calma, tra arrivo e arrivo: l’occhio dell’uragano. Cibo caldo e panni asciutti per le ultime persone che erano arrivate all’isola in uno degli accampamenti dei volontari della costa, i primi ad accoglierli . Il campo è gestito da anarchici.

All’improvviso uno dei volontari chiede silenzio perché crede di aver sentito qualcosa. Guardiamo il mare e, insieme al suono delle onde, giungono delle urla. La nuova barca si avvicina, senza luce, e avanza alla cieca. E si ricomincia da capo.

Lesbo, 19 Novembre 2015

Testo: Bru Aguilό
Fotografie: Antonio Litov, Rober Astorgano, Manu Gόmez, Mόnica Parra e Bru Aguilό.