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10 dicembre 2015: Giornata dei diritti umani in Australia

10 dicembre 2015

Tre membri della Commissione delle Nazioni Unite per I Diritti Umani in una conversazione prima di una riunione. Da sinistra: Dr. Charles Malik (Libano), Professor René Cassin (Francia) and Mrs. Eleanor Roosevelt (Stati Uniti). Dietro: Ms. Marjorie Whiteman and Mr. James Simsarian. UN Photo/MB

Il 10 dicembre di ogni anno si celebra la giornata dei Diritti Umani. Le Nazioni Unite hanno scelto questa giornata per commemorare il 10 dicembre 1948 quando l’Assemblea Generale adottò la Dichiarazione Universale dei diritti umani.
Ogni anno viene scelto un tema da celebrare: nel 2006 il tema della giornata fu la lotta alla povertà, nel 2008 invece il segretario generale delle Nazioni Unite aveva lanciato una campagna della durata di un anno per commemorare la Dichiarazione come testo più tradotto al mondo. Quest’anno la campagna che durerà un anno riguarda il cinquantesimo anniversario delle due Convenzioni sui diritti umani: la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.

In tutto il mondo verranno organizzate conferenze, eventi, dibattiti con personaggi di alto profilo culturale e politico. In Australia, come nel resto del mondo, sono stati promossi diversi eventi: la Commissione dei Diritti Umani ad esempio organizzerà il 10 dicembre una conferenza sul futuro dei diritti umani in Australia. Quali sono le più grandi violazioni dei diritti umani in Australia? Che cosa si può fare per combatterle? Chi può agire? Sono solo alcune delle domande che saranno poste il 10 dicembre a Sydney.
Le risposte purtroppo non sono incoraggianti. Per il momento la situazione dei migranti non è migliorata. Il governo continua con la politica inaccettabile di respingere i migranti verso altri paesi. Nel 2014 il governo australiano ha infatti concluso degli accordi con la Cambogia per inviare dei rifugiati dal centro di detenzione di Nauru ignorando completamente i problemi di sicurezza che potrebbero riscontrare nel nuovo paese. L’UNHCR ha più volte criticato i metodi australiani di detenzione in quanto i centri sono affollati e sporchi. Le procedure di asilo politico non sono portate avanti con trasparenza e i richiedenti asilo soffrono di problemi di sanità mentale.
Questi sono solo alcuni esempi delle violazioni del governo australiano nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati politici.
Amnesty Australia ha pubblicato sul suo sito un fumetto molto interessante che illustra il viaggio di un richiedente asilo dall’Afghanistan fino all’arrivo in Australia. Forse è l’unico modo per pressare l’opinione pubblica affinché il governo australiano si assuma la proprie responsabilità nelle violazioni dei diritti umani.

1. AFGHANISTAN
È Ottobre del 2006 e ho quattordici anni. I Talebani hanno appena ucciso mio padre e rapito mio fratello. Mia madre è terrorizzata. Ha chiesto in prestito 9000 dollari per mandarmi via. Ho preso un pullman verso Kabul. Ho pagato 500 dollari per passare il confine. Abbiamo camminato per due notti e durante il giorno ci siamo nascosti. Tutto rappresenta una minaccia: la polizia, i talebani, le gang armate. Una volta siamo stati catturati e picchiati ma ci hanno solo preso dei soldi e poi ci hanno lasciati andare. Sono spaventato. Non ho mai lasciato il mio villaggio prima.

2. PAKISTAN
Ho passato due anni in Pakistan. Ho trovato lavoro in un negozio e una stanza. Mi sento al sicuro. Poi i talebani iniziano a comparire anche in Pakistan. Dicono che il governo pakistano vuole mandarci a casa. Alcuni dei miei amici sono scomparsi. Non ho un passaporto quindi ho comprato dei documenti falsi per 2000 dollari e ho preso un aereo verso la Malesia. È agosto del 2008. È la prima volta che prendo un aereo. Ho paura di cadere.

3. MALASIA
Il mio visto è scaduto e devo lavorare illegalmente per guadagnare qualche soldo. Mi sono fatto male e ho perso il lavoro. Ho sentito parlare di un posto chiamato Nazioni Unite dove possono aiutarmi ma non so dove si trova. Se mi trovano per strada mi manderanno in prigione o ancora peggio in Afghanistan. Ho conosciuto alcune persone che scappavano verso un posto chiamato Australia. Mi hanno detto che là sarò molto più al sicuro. Ho pagato 5000 dollari ad un uomo che mi ha promesso sicurezza. Sei settimane dopo stiamo viaggiando, prima su un pullman, poi su un battello e poi su una barca verso l’Indonesia. Ho paura perché non so nuotare.

4. INDONESIA
In Indonesia la polizia ci cattura e sono mandato in prigione per sei mesi. Poi le Nazioni Unite arrivano e sono di nuovo libero. Mi danno un pezzo di carta dove c’è scritto che sono un “rifugiato”. Non posso lavorare né andare a scuola. Ci sono migliaia di rifugiati che sono stati qua per tanti anni, aspettando di raggiungere l’Australia o l’Europa. Un uomo mi ha detto che se do il resto dei miei soldi può portarmi in Australia. A febbraio del 2010 salgo su una barca durante la notte. La barca è piccola e ci sono talmente tante persone che sono obbligato a stare in piedi. Per sei giorni ho paura che le onde mi facciano affogare. La marina australiana ci soccorre. Penso di essere finalmente al sicuro.

5. AUSTRALIA
È febbraio del 2011. Sono stato in Australia per sei mesi e sono ancora in prigione. Il cibo è buono e le guardie sono molto più simpatiche che negli altri posti dove sono state ma non so perché sono ancora in prigione. La prigione è piena di persone dall’Afghanistan, dall’Iran, dall’Iraq, e dalla Birmania. Tutte le loro storie sono molto tristi. Alcune persone sono state qua per più di un anno e hanno paura di dover stare in prigione o di essere mandati a casa. Ho paura di essere rispedito a casa. Nei miei incubi sto scappando dai talebani. Mi sveglio tremando dalla paura. Non so cosa fare. Non ho più opzioni. Sto per compiere diciannove anni.

Per saperne di più:
http://www.un.org/en/events/humanrightsday/ sulla giornata dei Diritti Umani
https://www.humanrights.gov.au/get-involved/events-list?calendardate=2015-12-10 sulla conferenza del 10 dicembre 2015 a Sydney
http://www.amnesty.org.au/refugees/comments/27690/ sul fumetto pubblicato da Amnesty