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Nuovo rapporto sulle enclave spagnole di Ceuta e Melilla

4 gennaio 2016

"Ceuta e Melilla, centri di identificazione a cielo aperto alle porte dell’Africa" è il titolo del nuovo rapporto congiunto dell’associazione marocchina Gadem (Groupe antiraciste d’accompagnement et de défense des étrangers et migrants) in collaborazione con APDHA (Associazione per i Diritti Umani dell’Andalusia, Spagna), Cimade (Francia) e Migreurop (Rete euro-africana), elaborato sulla base delle informazioni raccolte durante le missioni sul campo condotte nel 2015 alle frontiere di Ceuta e Melilla.
"Questa pubblicazione", scrivono le ONG nell’introduzione del rapporto, "esce in un momento caratterizzato dall’intensificazione della repressione verso i migranti africani nel nord del Marocco. I raid delle forze di sicurezza hanno luogo quotidianamente nei quartieri di Tangeri e nelle foreste intorno Fnideq e Nador. Queste operazioni, spesso violente, sfociano in arresti collettivi seguiti da sgomberi forzati".
Vi proponiamo la traduzione di questo articolo uscito su El Faro Digital (link originale) che tratta, in sintesi, alcuni punti del rapporto.

Nell’agosto 2015 la nostra redazione ha tradotto in italiano il rapporto "Gestire la frontiera euro-africana. Melilla, laboratorio dell’esternalizzazione delle frontiere dell’Unione Europea in Africa"

Melilla, laboratorio delle politiche migratorie dell’Unione Europea

Pedro De Santago, El Faro digital, Spagna

Gadem e Migreurop sostengono che i “rimpatri immediati”, violano i diritti umani e sono sperimentati sul campo, in città, per poi essere “esportati”.

Melilla e Ceuta sono laboratori delle politiche migratorie dell’Unione europea (UE), poiché presentano l’unica frontiera terrestre fra il territorio comunitario e i paesi africani. Questa è fra le conclusioni emerse dal rapporto realizzato dall’ONG marocchina Gadem e dalla piattaforma europea Migreurop, che raggruppa un gruppo di organizzazioni spagnole quali l’Associazione a favore dei Diritti Umani dell’Andalusia. (APDHA).

Queste organizzazioni sostengono che i meccanismi noti quali “devoluciones en caliente” (rimpatri immediati), violano i diritti fondamentali dell’uomo e vengono eseguiti in queste città al fine provarne l’efficienza.
Inoltre il documento espone che le “autorità marocchine e spagnole” godono apparentemente dell’impunibilità nel momento in cui applicano politiche al fine di contrastare l’immigrazione clandestina.

Identificazione delle persone

Questo rapporto, intitolato “Ceuta e Melilla, centri d’identificazione a cielo aperto”, pretende di dimostrare inoltre che entrambe le città autonome, con le rispettive circostanze speciali a proposito della libertà di circolazione e di luogo di soggiorno temporale per i migranti, sono luoghi in cui le autorità determinano se si tratti di un “rifugiato buono” o di un “immigrante cattivo”.

Difatti questo documento disapprova gli uffici di asilo evidenziandone l’inaccessibilità per alcuni potenziali richiedenti sostenendo che queste strutture sono usate maggiormente per i siriani e anche per algerini e palestinesi di origine siriana, tralasciando chi proviene da paesi subsahariani.

CETI seconda fase

Nel rapporto realizzato in loco analizzando casi concreti di migranti e rifugiati, sia a Melilla sia a Nador, si riscontra un Centro di Soggiorno Temporaneo di Immigrati (CETI) che rappresenta la seconda fase di questo processo di “identificazione” degli stranieri svolto in città e alle frontiere.
Circa quest’argomento, tali centri tengono in condizioni di “arresto” le persone fino a determinare se abbiano diritto a rimanere nel paese. Questo fatto è dovuto alle caratteristiche speciali del CETI e della città, che impediscono che il residente si muova liberamente in Spagna, essendo obbligato a restare a Melilla.
A questo proposito, il suddetto documento diffonde le domande fatte dall’ex deputato Jon Iñarritu al Governo, mettendo in discussione la distribuzione degli ingressi dei rifugiati a Melilla, specialmente quando il CETI superava notevolmente i propri spazi.

Un’alleanza non scritta tra Spagna e Marocco

Durante la realizzazione del rapporto “Ceuta e Melilla centri d’identificazione a cielo aperto”, redatto quest’anno, Gadem e Migreurop si sono soffermati sull’arrivo dei rifugiati siriani e speculano sul fatto che ci potrebbe essere un accordo non scritto tra la Spagna e il Marocco al fine di regolare l’arrivo di questi rifugiati.
Questo documento dimostra che, mentre all’inizio arrivavano sino a 70 siriani al giorno a Melilla, dopo una visita del Ministro dell’Interno, Jorge Fernández Díaz, a Rabat, il numero è sceso tra 20 e 25.
Di fronte a queste circostanze, il rapporto ci porta a formulare due ipotesi: da una parte asserisce con sicurezza che gli alberghi, i taxi e i ristoranti di Nador non si erano mai visti così pieni, soprattutto quando più siriani erano obbligati a viaggiare sino alle frontiere di Beni Ensar per cercare di superarle; dall’altra parte si segnala la presenza di mafie che sostengono di arrivare a riscuotere fino a 3.000€ per facilitare l’ingresso a Melilla. Di fronte a questi temi, il rapporto pone l’accento su indizi di accordi ispano-marocchini.