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Presentazioni del libro "Polizia della frontiera" a Padova, Schio (VI) e Mestre (VE)

Un ciclo di incontri promossi dal Progetto Melting Pot Europa

20 gennaio 2016

Il Progetto Melting Pot Europa promuove nel Veneto alcuni incontri di presentazione del volume "Polizia della frontiera. Frontex e la produzione dello spazio europeo" di Giuseppe Campesi (edizioni DeriveApprodi).
L’autore del libro sarà con noi nei tre appuntamenti a Padova, Schio (VI).e Mestre (VE).

Polizia della frontiera. Frontex e la produzione dello spazio europeo
Nel 2005 nasce l’agenzia europea Frontex, cui è stato affidato il difficile compito di coordinare l’attività di controllo delle frontiere comuni svolta dalle diverse forze di sicurezza nazionali. Frontex rappresenta uno straordinario laboratorio per le politiche di controllo della mobilità umana nell’Europa contemporanea. Un laboratorio attraverso il quale l’Unione sta concretamente sperimentando un inedito modello di gestione post-nazionale della frontiera. Questo libro rappresenta il primo sistematico tentativo di analizzare dal punto di vista delle scienze politiche, giuridiche e sociali, l’impatto che l’agenzia Frontex ha avuto sulle politiche di controllo delle migrazioni a livello europeo. Esso ripercorre la genesi dell’agenzia e ne descrive in dettaglio il funzionamento concreto, offrendo per la prima volta al lettore italiano un resoconto empirico completo sulla sua struttura e le sue attività. Nel fare ciò, tenta di esplorare il significato che un simile esperimento politico può avere per la geopolitica della frontiera europea, situando la discussione sulla nascita e il funzionamento di Frontex nel contesto del dibattito sul rapporto tra migrazioni, sicurezza e trasformazione dei confini nel mondo contemporaneo.

Durante gli incontri sarà possibile acquistare le copie del periodico/manifesto "This land is your land" è ideato da Fabrizio Urettini a sostegno del nostro progetto. Testi di Pio D’Emilia, Fabio Mengali e Danilo Burattini e illustrazioni di Pierre Bourrigault, Giancarlo Iliprandi e Aurore de la Morinerie.

Giuseppe Campesi è ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari «Aldo Moro», dove insegna Sociologia del diritto e Sociologia dei fenomeni politici. Tra le sue pubblicazioni, Genealogia della pubblica sicurezza. Teoria e storia del moderno dispositivo poliziesco (2009); Soggetto, disciplina, governo. Michel Foucault e le tecnologie politiche moderne (2011), La detenzione amministrativa degli stranieri. Storia, diritto, politica (2013).

Mercoledì 20 gennaio 2016

ore 18.00
Padova, Vicolo Pontecorvo 1/a
Sede Melting Pot
A seguire aperitivo a sostegno della staffetta #overthefortress
Una serata in collaborazione con Liberalaparola, scuola di italiano per migranti attiva presso il Centro sociale Pedro in via Ticino, 5 a Padova

Giovedì 21 gennaio 2016

ore 20.30
Schio, via Lago di Tovel, 18
Centro sociale Arcaia
Una serata a cura di Alto vicentino Accoglie

Venerdì 22 gennaio 2016

ore 18.00
Mestre (VE), Piazzale Olivotti, 2
L.O.Co. (Laboratorio Occupato COntemporaneo)

Un assaggio

Nel 2015, a dieci anni esatti dalla sua nascita, la polizia della frontiera europea conosce la sua prima autentica crisi. Una crisi certamente alimentata dall’instabilità politica in paesi come la Siria e la Libia, che nondimeno affonda le sue radici in un sistema pensato essenzialmente per il contenimento delle migrazioni, non anche l’accoglienza di profughi e richiedenti asilo.

Era evidente, infatti, che il regime confinario europeo fosse stato concepito per tenere per quanto possibile a distanza dal cuore d’Europa i migranti in arrivo via mare, confinandoli in una sorta di zona cuscinetto rappresentata dai paesi situati su entrambe le sponde del Mediterraneo. Tale obiettivo politico era tuttavia realizzabile solo al prezzo di pratiche di controllo che mettono sistematicamente in tensione i principi fondamentali del diritto internazionale dei diritti umani, cui pure l’Unione si richiama esplicitamente.

Di fronte a esodi massicci o a tragedie come quella dell’ottobre 2013, ripetute violazioni dei diritti umani dei migranti non sono apparse politicamente sostenibili e l’Europa si è dovuta confrontare con la necessità di “aprire” almeno in parte le sue frontiere. Gli argini si sono rotti e anche la credibilità dell’agenzia Frontex è stata messa drasticamente in questione.

Tuttavia, a leggere i documenti in cui si è condensata la risposta istituzionale dell’Unione a quella che viene unanimemente descritta come la più grande crisi migratoria che l’Europa abbia mai dovuto affrontare, si ha la sensazione che Frontex e il modello di gestione post-nazionale della frontiera che essa andava sviluppando potrebbero paradossalmente uscire ulteriormente rafforzati da questa crisi.