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Isola di Lèros: partenze e arrivi

Un report di Anja, staffetta #overthefortress

12 gennaio 2016

Anja continua a raccontarci la sua esperienza come volontaria e attivista della staffetta #overthefortress a Lèros nel Mar Egeo. Lèros è una piccola isola dalla quale si può vedere la costa della Turchia, 53 Km quadrati, 9.000 abitanti per lo più anziani e pescatori. E’ stata inizialmente un’isola per prigionieri, poi un istituto psichiatrico e infine ora luogo di sbarchi.
Vedi anche: Cronache dall’isola Lèros nel Mar Egeo, 7 gennaio 2016

In questi ultimi giorni tante persone sono partite dall’isola ma tante ne sono arrivate, da giorni si prevedevano arrivi, il mare era calmo. Sabato 9 gennaio mattina sono arrivati i primi, dopo aver passato poche ore su Farmakonisi li hanno separati in due gruppi, al campo c’erano persone ovunque, seduti sulle coperte. Il primo passaggio obbligatorio per loro è il tendone di registrazione di Frontex dove non c’era un ottimo clima, la polizia era nervosa e non permetteva l’accesso ai volontari.

Isola di Leros, gennaio 2016. Il tendone Frontex dove vengono registrati i nuovi arrivati

Appena le persone sono arrivate al campo abbiamo visto che avevano i vestiti bagnati, non è stato facile dare vestiti asciutti mentre venivano registrati con un’attesa di ore. E’ arrivata una neonata di 16 giorni che è stata subito riempita di attenzioni, parlando con il padre scopriamo che il barcone con cui sono arrivati si è ribaltato davanti alle coste di Farmakonisi e tutti sono caduti in mare, lui ha 9 figlie, tra cui la neonata, che ha tirato fuori dall’acqua.

Isola di Leros, gennaio 2016. La piccola di 16 giorni e il padre che prega ringraziando di aver salvato l’intera famiglia

Chiediamo dove è la madre della piccola e così scopriamo che arriverà con il secondo gruppo da Farmakonisi, che è previsto per le 17:00. Altre storie ci colpiscono. Vediamo un padre con due bambine di 5-6 anni molto malate, alla domanda “dove è sua moglie” lui fa solo un segno con la mano ad indicare che è scomparsa in mare, questo padre ha avuto una stanza in hotel dall’UNHCR, che viene concessa in casi estremi.

Il flusso di persone inizia ad essere incontenibile, si contano ormai 500 arrivi che per un campo come quello di Leros è molto, le razioni di cibo sono organizzate dai volontari che cercano di comprare il necessario con le donazioni ricevute, riusciamo a portare più donne e bambini possibile alla “Villa”, la struttura adibita per loro, molti vengono collocati a “Pikpa” e il più stipati nel tendone comune al campo. Chi riesce a permetterselo paga una stanza in hotel ma molti rimangono a dormire nel tendone di Frontex perché le procedure rallentano e loro lavorano solo fino alla mezzanotte.

Isola di Leros, gennaio 2016

Dopo una nottata piuttosto fredda, domenica 10 arrivano altre persone, in totale sono in 900 al campo, chi ormai si abitua a un tappetino o coperta per dormire, chi cerca ancora vestiti asciutti perché il tempo non migliora, alcuni dei bambini che cerchiamo di far giocare, mentre le madri aspettano i documenti, sono particolarmente aggressivi e problematici ma come sempre scopriamo che molti hanno perso il padre in guerra o in prigione a Damasco. Un ragazzo che parla inglese e arabo, inizia subito ad aiutare nella Boutique, ha perso tutta la famiglia e viaggia da solo, ha 24 anni.

Tra vite e storie i volontari lavorano 24h al campo cercando di fare il possibile per tutti, riceviamo in dono zuppe e alimenti per bambini da qualche ristorante, si cerca di creare letti e curare chi ha passato ore al freddo coi vestiti bagnati, ed in due giorni dovrebbero partire tutti per Atene.
Alcuni casi vengono tuttavia ignorati, i ragazzi algerini sono qua da 1 mese ormai.

Tornando a qualche giorno prima, eravamo al porto per salutare amici, famiglie e bambini e abbiamo visto un bus scortato dalla polizia con i marocchini che erano stati arrestati per aver cercato di salire sul traghetto, ancora in manette vengono imbarcati per primi e poi il resto delle famiglie con i documenti regolari.
Avendo solo contatti con i volontari di Atene scopriamo che sono stati rilasciati già sul traghetto, potranno rimanere per un po’ nel campo di Atene oppure cercare altre vie, sempre illegali. Tutte queste rimango supposizioni perché delle loro storie non abbiamo avuto poi notizie.

Isola di Leros, gennaio 2016. Il traghetto per Atene

I ragazzi algerini continuano la loro quotidianità al campo, hanno un tendone per loro che è stato il primo ad essere costruito. Uno dei volontari che parla francese ha preso a cuore la loro situazione e così si iniziano piccoli progetti per tenere la mente occupata, sono andati a pescare ed hanno aiutato a dipingere la “Villa” stanza per stanza, la gioia nei loro occhi è impagabile. Non mangiano ormai al campo ma cucinano verso sera tardi per i volontari, quando il resto del campo è andato a dormire, si ride e si scherza dimenticando questo limbo in cui sono rimasti. Il loro aiuto è prezioso e ad ogni progetto vengono coinvolti, e la sera tardi tutti i volontari anche se stremati passano per un saluto e due chiacchiere alla loro tenda. I volontari sono riusciti a mettere una piccola somma per il lavoro che hanno svolto e, considerando che il loro salario in Algeria era 4 euro al giorno per 13 ore, la gioia è stata grande.

Isola di Leros, gennaio 2016

Lunedì 11 è stato un giorno caotico ma solare, sono arrivati al campo Clowns Without Borders dalla Spagna, tre persone solari e energiche che hanno inscenato spettacoli in ogni parte del campo, colorato i bambini, ballato e riso, i volontari hanno distribuito caramelle e la giornata è volata velocemente.

Isola di Leros, gennaio 2016. Clowns without borders al campo

Nelle prossime giornate si aspettano altri arrivi e partenze, abbiamo cercato di avere una stanza giochi per i bambini in uno degli edifici abbandonati del campo ma l’UNHCR non l’ha permesso.
Gira anche la notizia che forse Leros diventerà uno di quei campi di passaggio dove non sono permessi volontari, solo una registrazione e subito verso Atene, forse il porto sarà l’unico approdo di queste persone.

Per quanto la rapidità sia sempre una buona notizia, quasi tutti sappiamo cosa li aspetta dalla Grecia in poi, le autorità hanno più potere man mano si entra in Europa, le isole greche sono un approdo dove si danno vestiti asciutti, cibo e comprensione, tutti i volontari presenti si commuovono per ogni storia e corrono al porto per salutare, il grazie con cui le persone ricambiano è un grazie di sollievo e una nuova energia per partire, e forse uno dei momenti di breve serenità che avranno da qua in poi.

I bambini ricevono tutte le attenzioni possibili ed hanno la libertà di girare e correre senza che qualche divisa gli urli in lingue a loro sconosciute. Speriamo che questa notizia non sia vera, perché a volte un abbraccio e un sorriso fanno dimenticare per un po’ quello che hanno passato, solo qualche giorno prima.

Isola di Leros, gennaio 2016