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Crisi dei rifugiati: le proposte del Consiglio sul traffico dei migranti rischiano di criminalizzare l’assistenza umanitaria offerta dalla società civile, dalle popolazioni locali e dai volontari

Statewatch, 28 gennaio 2016

15 febbraio 2016

Pubblichiamo la traduzione di questo documento (link originale) uscito su Statewatch il 28 gennaio 2016.

Grecia: ONG e volontari devono essere schedati ed esaminati dalla polizia.

Il Consiglio dell’Unione europea sta preparando delle proposte per equiparare il concetto di “traffico di migranti” a quello di "tratta di esseri umani”, rischiando così di criminalizzare o porre in una situazione marginale le ONG, le popolazioni locali e i volontari che da mesi lavorano per l’accoglienza e l’aiuto dei migranti e dei rifugiati giunti nell’UE.

Secondo Steve Peers, Professore di diritto presso l’Università di Essex, "Questo documento non riconoscerebbe il ruolo cruciale svolto dagli isolani greci e dai volontari nel salvataggio e nell’assistenza dei migranti che attraversano il Mediterraneo a bordo di imbarcazioni non a norma. L’UE dovrebbe modificare le sue leggi contro il traffico di migranti il prima possibile per fare sì che nessuno che fornisca l’assistenza umanitaria necessaria venga penalizzato per questo.”

Sempre a questo proposito Tony Bunyan, direttore di Statewatch, commenta:
"Le proposte del Consiglio criminalizzerebbero le ONG, le popolazioni locali e i volontari che hanno lavorato eroicamente per accogliere i rifugiati laddove le istituzioni europee non hanno fatto nulla. Le nuove direttive richiederebbero loro di "registrarsi" presso la polizia e di lavorare all’interno di strutture istituite dallo Stato. In una UE più umana e genuinamente interessata a ciò che succede sul suo territorio non dovrebbe essere necessario "registrarsi" per offrire aiuto e assistenza a persone che hanno già sofferto abbastanza.

La società civile, i volontari e coloro che in tutto il continente cercano di aiutare al loro arrivo quei rifugiati fuggiti da guerre, persecuzioni e povertà dovrebbero unirsi per opporsi alle proposte del Consiglio: la criminalizzazione delle ONG e dei volontari che lavorano per aiutare i rifugiati non ha posto in una democrazia che sia degna di questo nome. "

La situazione attuale

Al momento non vi è una distinzione ampiamente accettata fra "traffico dei migranti" e "tratta di esseri umani". Il glossario fornito dall’OIM definisce:
«Traffico di migranti»: facilitare, al fine di ricavare, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o materiale, l’ingresso illegale di una persona in uno Stato Membro di cui la persona non è cittadina o residente permanente” (art. 3 (a), Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità organizzata transnazionale contro il traffico di migranti via terra, via mare e via aria, che integra la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità transnazionale organizzata, 2000). Il traffico di migranti, contrariamente alla tratta di esseri umani vera e propria, non implica un elemento di sfruttamento, coercizione o violazione dei diritti umani".

Mentre:
«Tratta di esseri umani» indica il reclutamento, trasporto, trasferimento, l’ospitare o accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità, o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che esercita autorità su di un’altro individuo a scopo di sfruttamento” (Art. 3 (a), Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, allegato alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità transnazionale organizzata, 2000). La tratta di persone può avvenire entro i confini di uno Stato o avere carattere transnazionale".

Ciò a cui stiamo assistendo in Europa non può essere definito tanto una tratta di persone quanto un traffico di migranti su vasta scala.
Come spiega un articolo del Guardian:
"I contrabbandieri sono pagati da persone in carne ed ossa per essere trasportate oltre il confine di un certo Stato. Dopo che la frontiera è stata attraversata, l’accordo tra contrabbandiere e migrante cessa di esistere. La tratta di persone è un crimine molto diverso: significa sottomettere degli esseri umani ad una situazione di sfruttamento costante e trarre profitto dal loro abuso in forma di lavoro o prostituzione forzata.

"I migranti in genere acconsentono ad essere accompagnati clandestinamente verso un paese, mentre una vittima della tratta di esseri umani solitamente non dà il proprio consenso. In genere la sua approvazione sarebbe comunque inutile perché è stata letteralmente obbligata.
Inoltre il traffico di migranti avviene sempre attraverso confini internazionali, mentre per la tratta di esseri umani non è così: le persone possono essere vittime di questa pratica anche da Coventry a Manchester.

Questa distinzione è conforme al Protocollo addizionale delle Nazioni Unite contro il traffico di migranti, dove si afferma che il traffico di migranti, contrariamente alla tratta di esseri umani, non include lo sfruttamento, la coercizione o la violazione dei diritti umani.

La posizione legislativa dell’Unione Europea sulla questione figura nella direttiva 2002/90/CE del Consiglio del 28 novembre 2002 (.pdf), volta a definire il favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali.
L’articolo 1 afferma:

Comportamenti illeciti

1. Ciascuno Stato membro adotta sanzioni appropriate:
a) nei confronti di chiunque aiuti intenzionalmente una persona che non sia cittadino di uno Stato membro ad entrare o a transitare nel territorio di uno Stato membro in violazione della legislazione di detto Stato relativa all’ingresso o al transito degli stranieri;
b) nei confronti di chiunque aiuti intenzionalmente, a scopo di lucro, una persona che non sia cittadino di uno Stato membro a soggiornare nel territorio di uno Stato membro in violazione della legislazione di detto Stato relativa al soggiorno degli stranieri.

2. Ciascuno Stato membro può decidere di non adottare sanzioni riguardo ai comportamenti di cui al paragrafo 1, lettera a), applicando la legislazione e la prassi nazionali nei casi in cui essi abbiano lo scopo di prestare assistenza umanitaria alla persona interessata.

In questo modo decidere se applicare o meno sanzioni penali contro coloro che forniscono aiuto umanitario spetta a ciascuno Stato membro. L’Agenzia dei diritti fondamentali ha effettuato un sondaggio nel 2014 (.pdf), evidenziando la posizione assunta dai singoli Stati membri dell’UE. In dieci paesi l’assistenza non rappresenta un reato, mentre in altri dieci non lo è facilitare la permanenza nello Stato. Quanto all’Italia "le operazioni di soccorso e di assistenza umanitaria offerti agli stranieri in condizione di bisogno, indipendentemente dal loro status di soggiorno nel territorio dello Stato, non costituiscono un crimine".

In Grecia taxi e navette non potrebbero dare passaggi ai rifugiati, ma lo Stato ha modificato questa legge nel luglio del 2015 per consentire ai privati ​​cittadini di aiutare i richiedenti asilo. (MPI: Refugee Flows to Lesvos: Evolution of a Humanitarian Response)

Bozza delle conclusioni del Consiglio sul traffico di migranti:

In primo luogo, il Consiglio riconosce che attualmente "il traffico di migranti e la tratta di persone rappresentano due forme distinte di reato, affrontate da quadri giuridici distinti a livello europeo e internazionale."
Tuttavia, nonostante la distinzione giuridica ampiamente accettata, l’idea delle due accezioni come sinonimi è giustificata perché "entrambe le forme di criminalità possono essere spesso interconnesse, prendendo atto del fatto che il traffico di migranti ha assunto una connotazione più violenta nel suo essere crimine, implicando sempre più spesso grave violenza fisica o psicologica e abusi dei diritti umani". Mentre però la "grave violenza fisica o psicologica e abusi dei diritti umani" potrebbe verificarsi, ci sono poche prove del fatto che ciò accada "spesso".

In secondo luogo, le conclusioni non accennano a un’esenzione totale dell’"assistenza umanitaria" dai fenomeni sopra citati, come indicato nella direttiva 2002, e si riferiscono solo marginalmente alle ONG, chiamandole in causa "dove opportuno".

In terzo luogo, le Conclusioni pongono l’accento sul ruolo dei social media, ampiamente utilizzati dai rifugiati, dai migranti, dalle ONG, dalle popolazioni locali e dai volontari:
"in coordinamento con le agenzie competenti, assicurarsi che venga eseguita una mappatura dei modi in cui i social media vengono utilizzati nel processo di traffico dei migranti” o, più esplicitamente, “fare in modo che, in sinergia con il lavoro dell’Internet Referral Unit of Europol ed in collaborazione con i social media stessi, il tema del traffico dei migranti venga affrontato anche su piattaforme web pubbliche già esistenti, o che vengano creati siti appositi per affrontare la questione, garantendo che i dati pubblici sulle attività migratorie presenti sui social media siano utilizzati per un’analisi predittiva dei flussi migratori e del conseguente traffico di migranti, vagliando inoltre la possibilità di diffondere messaggi dissuasivi tramite i social media".

Il riferimento alla "partnership con i social media" da parte dell’Europol IRU potrebbe significare la richiesta di censura di determinati post e/o pagine.

(Vedi anche: studio del Parlamento Europeo: Adatta allo scopo? La direttiva di facilitazione e la possibile criminalizzazione dell’assistenza umanitaria ai migranti irregolari (.pdf) che ha trovato: "incongruenze significative, divergenze e zone d’ombra tali da far sì che gli operatori umanitari siano spesso scoraggiati dal fornire prima assistenza. Lo studio auspica a una revisione del quadro legislativo, una maggiore solidità del diritto e una migliore raccolta di dati sugli effetti della legislazione".)

I piani della Commissione

Nel maggio 2015 la Commissione ha presentato il Piano d’Azione dell’UE contro il traffico di migranti (2015-2020) (.pdf), dove si specifica che "nel 2016 la Commissione presenterà proposte per migliorare l’attuale quadro giuridico europeo per la lotta contro il traffico di migranti, che definisce il reato di favoreggiamento dell’ingresso e del soggiorno illegali, e ne rafforza il quadro penale. Cercherà inoltre di istituire sanzioni penali evitando però il rischio di criminalizzare coloro che danno assistenza umanitaria ai migranti in difficoltà.

Il 13 gennaio 2016 la Commissione ha presentato un documento dal titolo "Crisi dei Rifugiati: analisi delle azioni dei 2015 e priorità per il 2016", affermando che "Entro la fine del 2016 la Commissione presenterà un nuovo pacchetto di leggi sul traffico dei migranti".

L’iniziativa del Consiglio, nel presentare le sue conclusioni circa il "traffico dei migranti", stabilisce i parametri legislativi che la Commissione dovrà seguire. Allo stesso tempo le suddette conclusioni, note come "soft law" (cioè: non vincolanti) consentono agli Stati membri di trattare separatamente le raccomandazioni del Consiglio. In questo caso, si tratta di come interpretare ed utilizzare la Direttiva del 2004 per criminalizzare l’assistenza umanitaria da parte di società civile, popolazione locale e volontari.

Grecia: ONG e volontari devono "registrarsi" presso le forze di polizia

Le proposte del Consiglio criminalizzerebbero le ONG, le popolazioni locali e i volontari, mentre altri piani comunitari includerebbero organi e privati, previa registrazione, all’interno dell’apparato statale.

Di seguito si riporta il verbale della riunione di coordinazione dell’UNHCR tenutosi a Mitilene, Lesbo, il 21 gennaio 2016:
"Sono state condivise le informazioni sul nuovo consiglio di coordinamento formato dal governo greco per definire un nuovo processo di registrazione delle ONG e dei volontari (comprese le ONG locali e i volontari indipendenti) sull’isola di Lesbo (che verrà esteso a tutte le isole del Mar Egeo).

Questo processo sarà reso il più semplice possibile per le ONG e i volontari, anche se saranno necessarie informazioni più dettagliate per coloro in possesso di competenze specialistiche, come personale medico o esperti di salvataggio in mare.

Avviare questo nuovo processo non implicherà una temporanea sospensione delle attività in corso: la registrazione avverrà in concomitanza con le suddette.

Verrà data conferma dell’avvenuta registrazione.

Dovranno essere forniti i dettagli personali di ogni membro delle ONG partecipanti; i visitatori temporanei e per un breve periodo dovranno seguire una procedura analoga. Sarà possibile effettuare le registrazioni anche prima del proprio arrivo".

I nostri contatti sul campo a Lesbo hanno riferito oggi che la polizia al momento non dispone ancora dei "moduli di registrazione" previsti.
La "registrazione" di tutte le ONG e dei volontari è parte di una strategia guida dell’UE per inglobarli in una più ampia struttura di coordinamento statale ed impedire ai suddetti volontari, popolazioni locali e alle ONG di aiutare direttamente i rifugiati al loro arrivo, dislocandoli dunque in strutture controllate dall’UE e più comunemente note come "hotspots".

Questo è quanto spiegato nella Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio: Relazione sull’Attuazione dei Punti di Crisi (Hotspot) in Grecia del mese di Dicembre (.pdf), che richiede l’istituzione di “sistema strutturato di sbarco nei punti ufficiali e un sistema di trasporto verso i punti di crisi”.
È, inoltre, “necessario migliorare il coordinamento attraverso un uso sistematico ed efficace dei meccanismi di coordinamento già in essere. I coordinatori designati per le isole dovrebbero ricevere il mandato specifico di coordinare tutti gli attori, governativi e non governativi, che intervengono nei punti di crisi”.

Sono emersi maggiori dettagli su come lo Stato greco intenda registrare, valutare e controllare il lavoro delle ONG su richiesta dell’UE. In un documento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Governo della Repubblica Greca, in data 28 gennaio 2016 (.pdf), si menziona l’istituzione di un comitato con il compito di registrare, classificare e coordinare le ONG che operano a Lesbo. Al paragrafo 7.2 si afferma che il lavoro di tale Comitato comprenderà:
"- la registrazione, l’identificazione e la convalida di tutte le ONG e dei volontari indipendenti attivi a Lesbo con lo scopo di contribuire a risolvere i problemi sorti dai flussi di migranti e rifugiati;
- La valutazione delle ONG in conformità con il loro statuto e altri documenti che possono essere richiesti dal Comitato;
- Il contributo ad organizzare la loro azione su Lesbo in conformità con le esigenze che si presenteranno di volta in volta con il flusso di migranti e rifugiati. La loro autorizzazione sarà un requisito necessario per il proprio inserimento nel Registro di sistema e per lo sviluppo del proprio lavoro;
- Previa registrazione e approvazione dell’operato delle organizzazioni stesse, la classificazione delle ONG e dei volontari indipendenti sulla base delle loro attività (a seconda del luogo e della funzione) e dei servizi forniti, la valutazione, il monitoraggio e la coordinazione costanti delle loro attività sulla base di informazioni ottenute con tutti i mezzi necessari.

Il processo apparentemente cooperativo e assistenziale presentato alla riunione dell’UNHCR con le ONG a Mitilene è in netto contrasto con quello di registrazione, identificazione, "certificazione, valutazione, coordinamento e controllo costanti delle attività delle ONG e dei volontari indipendenti" di cui si parla nella Gazzetta Ufficiale del Governo.
Sul campo a Lesbo le ONG e i gruppi di volontari - che lavorano per aiutare i profughi sin dallo scorso anno - si trovano ad affrontare una crescente ostilità da parte delle forze reazionarie dell’isola e, in alcuni casi, anche da parte delle grandi IGO [organizzazioni intergovernative, ndt], che pare non aspettino altro che sostituire i gruppi di aiuto spontanei nell’accogliere i rifugiati sulle spiagge su cui sbarcano e dare loro assistenza umanitaria immediata. Ieri un gruppo locale ha postato su Facebook il seguente messaggio:
"La stazione medica di Eftalou è stata attaccata per la terza volta (Philippa Kempson, 30 gennaio 2016). I responsabili verranno puniti? O saranno quelli che prestano assistenza umanitaria sulle spiagge a pagare?"
In un secondo post scrive: "La scorsa notte la tenda medica in Eftalou è stata attaccata per la terza volta questa settimana, ma stavolta hanno deciso di finire per bene il lavoro e incenerirla!!!!!!"