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I dimenticati di Idomeni

Report dal confine greco-macedone di Sara e fotografie di Yamine, #overthefortress

5 marzo 2016

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Dopo le proteste di ieri la situazione al campo di Idomeni è tornata come prima e il viavai tra le varie file di persone in attesa continua senza interruzioni, se non per far passare i treni merci sui binari e i furgoni di aiuti che arrivano ogni giorno per rendere la vita nel campo più dignitosa.

Ieri il blocco del treno è andato avanti per tutta la mattina e parte del pomeriggio, ragazzi di tutte le età, uomini e donne e tantissimi bambini intonavano cori, mostravano cartelli colorati e circondavano i giornalisti per far arrivare le loro dichiarazioni all’Europa e a "Mama Merkel". Erano in tantissimi ed erano determinati, fino a quando non è arrivata l’ennesima falsa promessa della polizia macedone. Le proteste in questo periodo sono frequenti ma sono deboli, la polizia macedone sa che può fare leva sulla speranza dei migranti e fa loro promesse che poi non manterrà ma che servono a dividere chi sta manifestando chiedendo l’apertura dei confini e denunciando la mancanza di umanità dell’Europa e della vita nel campo.

Foto: Yamine Madani - Grecia, Idomeni, 3 marzo 2016

Oggi, tutti al campo parlavano dell’episodio che ha visto 4 migranti vittime di un pestaggio una volta arrivati ad attraversare il confine. Arrivato il proprio turno e fatta l’intervista, come prevede la normale procedura, sono stati picchiati dai soldati macedoni e mandati in ospedale in Grecia.

Questi ragazzi ieri e nei giorni precedenti erano tra coloro che chiedevano a gran voce l’apertura dei confini seduti sui binari del treno. Inoltre la polizia macedone strappa tutti i passaporti che abbiano il timbro turco, creando moltissima preoccupazione tra i migranti che sanno quanto sia importante il passaporto per continuare il viaggio. Episodi di intimidazione gravissimi che si vanno ad aggiungere alla lista di diritti mancati a Idomeni e sugli altri confini caldi dell’Europa.

Come si può pensare che persone abbandonate in una situazione del genere per un tempo indefinito e indefinibile non pretendano a un certo punto di manifestare la propria sofferenza e la propria rabbia nella speranza che l’Europa si dimostri quella che tanto decanta di essere, quella verso la quale in tantissimi hanno cercato salvezza da guerre?

Foto: Yamine Madani - Grecia, Idomeni, 3 marzo 2016

Non c’è niente di cui aver paura, non c’è nessuna invasione e basterebbe passare un’ora al campo di Idomeni per capirlo. I ragazzi e le ragazze che stanno percorrendo la Balkan Route e quelli che sono bloccati a Idomeni non vogliono sottrarre niente a nessuno, chiedono solo perché non possono avere i diritti che ogni essere umano merita e perché non possono ricominciare a immaginare un futuro diverso da "chissà se domani le bombe colpiranno casa mia" o da "chissà se domani sarà finalmente il mio turno per attraversare il cancello".

Girando per il campo di Idomeni continuo ad incontrare un ragazzo, ha circa la mia età, qualche anno in più, e viene da Aleppo. In Siria era il responsabile di un gruppo di primo soccorso poi è dovuto fuggire, adesso aiuta la Croce Rossa al campo mentre aspetta il suo turno, sono tre giorni che mi dice che sta per andare di là ma ogni giorno lo incontro che gira aiutando chi ha bisogno. Come lui ci sono tantissimi altri e tantissime altre, ognuno ha la sua storia. Queste sono le persone che stanno chiedendo di entrare in Europa, nessun criminale, nessun terrorista. La chiusura dei confini non serve a proteggerci, serve solo a creare un problema che poi ha bisogno di essere risolto ma per il quale non si trova una soluzione, perché le idee si avvolgono su se stesse come il filo spinato sui confini, i confini ai vertici europei ce li hanno nella testa.

Chi mai riuscirebbe a risolvere una questione senza sapere di cosa si sta parlando? Chi può pensare una legge giusta se non sa quali saranno le conseguenze reali, se non ha mai toccato con mano le problematiche che vorrebbe risolvere? Non puoi chiedere un documento d’identità a una persona che è arrivata a nuoto in Grecia dalla Turchia, ti dirà che lo ha perduto in mare. Non puoi chiedere a una persona che si faccia rilasciare un documento dallo Stato di provenienza se questa persona sta fuggendo dall’arruolamento obbligatorio in uno degli Stati con le galere più temute al mondo.

Foto: Yamine Madani - Grecia, Idomeni, 3 marzo 2016

Vivendo la situazione a Idomeni, come avevo già visto quella in Slovenia mesi fa, mi viene da pensare a quanto inutile sia quel filo spinato in mezzo ai campi e a quanto sia disumano destinare a una vita del genere persone che non hanno fatto niente per meritarsi tutto ciò, niente in più o in meno a quello che fa un italiano, un francese, un tedesco.

È importante il 25 marzo essere in tanti a portare una vera speranza agli abitanti del campo con la nostra solidarietà e a denunciare l’illegittimità di quei confini sbarrati, utili solo a negare l’esistenza delle persone.

Sara e Yamnine, Idomeni, 2 marzo 2016

Campagna solidale #Overthefortress // Solidarity Campaign #Overthefortress from Progetto Melting Pot Europa on Vimeo.