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L’UNHCR si ritira dai nuovi centri di detenzione per rifugiati nelle isole greche

La Grecia evacua 4000 rifugiati dalle isole e trasforma i servizi di accoglienza in centri di reclusione

22 marzo 2016

La traduzione di un articolo (link originale) uscito su Europa Press il 21 marzo 2016.

Madrid, 21 marzo (EUROPA PRESS) - L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Grecia non presterà servizio in quelli che il Governo greco ha trasformato in centri di detenzione per onorare l’accordo tra Unione Europea e Turchia, che comporterà il rimpatrio di chi arriva a partire dalla mezzanotte di questa domenica (l’articolo si riferisce a domenica 20 marzo ndr), già più di un migliaio di persone.
Secondo quanto ha dichiarato a Europa Press l’assistente dell’UNHCR in Grecia, Giovanni Lepri, l’Organizzazione non agevolerà la fornitura di cibo, acqua e servizi sanitari come aveva fatto fino ad ora né parteciperà “a nessuna delle attività” associate a questi centri di detenzione, in quanto incompatibili con i suoi obblighi verso coloro che cercano protezione internazionale.
“L’UNHCR ha riorganizzato i suoi gruppi nelle isole e ci stiamo ritirando dalle infrastrutture. Non parteciperemo a nessuna delle attività che hanno a che fare con questo regime di reclusione e all’erogazione di servizi là dentro. Si trovano in una situazione di detenzione e noi non abbiamo intenzione di fornire servizi in un centro del genere, sarebbe completamente incompatibile col nostro mandato”, ha affermato.
Tuttavia, sottolinea che “l’ultima cosa che voleva l’UNHCR era che il sistema cambiasse così, dalla sera alla mattina” e che le sue squadre si ritirassero “senza badare alle necessità della popolazione”, e a quanto sembra rimarrà nelle isole a monitorare le condizioni di chi arriva, lavorando al rilevamento di casi particolari, come i minori non accompagnati, e assicurandosi che si rispetti il diritto internazionale durante l’espletamento dei punti fissati nell’accordo.
Infatti, se è pur vero che l’UNHCR ha “sospeso i trasferimenti dal porto ai centri di detenzione”, è altrettanto vero che sta collaborando all’evacuazione dei rifugiati che sono ancora nelle isole e che sono arrivati prima dell’entrata in vigore dell’accordo, circa 8.000 persone, 4.000 delle quali sono già state trasferite sulla penisola. In molti casi sono stati i pullman dell’UNHCR a portarli fino al traghetto. Questo lavoro ha suscitato critiche perché, secondo Lepri, “non è stato interpretato correttamente”.
“In realtà, il Governo sta trasferendo coloro che sono arrivati prima della mezzanotte per non far sì che, sulle isole, due gruppi della stessa nazionalità ricevano trattamenti differenti, vale a dire quelli che sono arrivati prima e dopo dell’entrata in vigore dell’accordo. Per l’UNHCR non si tratta di una questione preoccupante poiché il trasferimento sta avvenendo senza problemi. Comunque sia, l’UNHCR non partecipa né a deportazioni né a nessun procedimento illegale”, ha sentenziato.

CAMPI DELL’UNHCR PER IL RICOLLOCAMENTO

Ciò che “ci preoccupa” è che nel territorio peninsulare ci sono 40.000 rifugiati “in una situazione molto precaria, in particolare a Il Pireo e a Idomeni” e i campi che il Governo sta preparando “non sono idonei ad accogliere gli 8000 che arriveranno dalle isole in maniera ordinata”. “Le nostre squadre stanno monitorando la gestione dei lavori, poiché questo procedimento desta non poche preoccupazioni”, ha aggiunto.
Dunque, una volta trasferite, saranno 50.000 le persone in Grecia la cui situazione resta in sospeso. “Dipenderà dalla capacità dell’UE di trasferire le persone in altri paesi, dalla capacità di assorbimento delle richieste di asilo del sistema greco e da alternative come quella del ricollocamento all’esterno dell’UE”, dice Lepri.
L’UNHCR provvederà a fornire servizi in particolare a queste persone e spera di sottoscrivere un accordo entro le prossime ore con il Governo ellenico al fine di creare campi per rifugiati, spazi per i beneficiari del programma di ricollocamento della Commissione Europea nei quali, oltre ad offrire “tutti i servizi di base”, seguirà queste persone affinché “risolvano le loro pratiche in maniera rapida ed efficiente”.

LA PRIORITÀ A IDOMENI

“Stiamo studiando possibili soluzioni anche per gli afgani e le altre nazionalità, perché per il momento l’unica che appare è che possano chiedere asilo in Grecia, che le loro domande vengano esaminate e che possano rimanere nel paese, visto che per adesso non rientrano nelle quote di ricollocamento”, limitate queste ultime a siriani, iracheni ed eritrei, ci ha spiegato.
La proposta dell’UNHCR è che coloro che adesso sono accampati in condizioni subumane a Idomeni, alla frontiera con la Macedonia, abbiano la priorità di accesso a questi campi di ricollocamento che aspira a creare, visto che, come sostiene Lepri, “ciò contribuirebbe a decongestionare” quella zona nella quale il Governo “non ha voluto favorire stabilità alla popolazione” facilitando i servizi, “nonostante avesse dato loro la possibilità di muoversi”.
“Idomeni non è un campo per rifugiati, è una situazione che si deve risolvere perché le persone devono potersi muovere da quella frontiera e andare nei campi, dove il servizio potrà essere migliore o peggiore, ma perlomeno riceveranno regolarmente cibo, acqua e servizi sanitari. Il problema è che i campi non sono stati costruiti con la celerità necessaria e non si sapeva dove trasferire queste persone, ma adesso stanno nascendo e a poco a poco stiamo trasferendo la gente in altri posti”, ha aggiunto.