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Viaggio di solidarietà a Idomeni

Report di Francesco Vertillo

7 aprile 2016

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Le situazioni sono cosi tante e varie che non è facile scegliere quali sono quelle più importanti.
Ad Idomeni (villaggio di 200 abitanti con case sparse) ci sono tra le 10 e le 15mila persone. Ogni giorno ci sono spostamenti ma la maggior parte è li da mesi, in condizioni che definire pietose è un eufemismo. Adesso era più asciutto ma il terreno è argilloso e pianeggiante e quindi quando piove ristagna per giorni.
Parecchie famiglie si sono spostate in altre zone vicine,accanto ad un distributore di benzina 3 km prima di Idomeni, ci sono 3mila persone accampate con tende dell’UNHCR e tendine da campeggio.

Foto: Bianca Martini, #overthefortress a Idomeni

Altre sono andate in campi gestiti dall’esercito greco dove hanno più problemi perché la gestione è militare.
Comunque il gruppo legale che era con noi ci diceva che i campi sono tanti e sparsi nel territorio greco.
Il problema le istituzioni europee e greche non se lo pongono, non c’e’ nessuna intenzione di affrontare il problema in modo sistematico e umanitario, pensano solo all’ordine pubblico e a spostare il problema (quindi i migranti!).

Ad Idomeni, come in tanti altri posti della Grecia, ci sono tanti popoli ed etnie diverse.Noi abbiamo incontrato siriani, curdi, yazidi, afghani, pakistani, iracheni.
Gli stati da cui provengono erano nati dalle divisioni territoriali fatte con la squadra sulla carta geografica dai colonialisti occidentali (inglesi, tedeschi, francesi ecc.),quindi dividendo popoli, etnie e religioni.
E ad Idomeni oltre ai molti mussulmani ci sono anche cristiani, copti, zohorastriani ecc.
Persone che sono scappate dalle loro guerre interne o esterne, ma comunque causate da interessi “alti ed altri”!

Foto: Laura Panzarasa, #overthefortress a Idomeni

Persone che fuggono dalla morte, che hanno avuto uccisi padri,madri,figli,o che fuggono anche solo per paura, per proteggere i bambini o gli anziani.
Persone che per fuggire hanno venduto tutto, casa, mobili, negozi, gioielli facendo si che qualcun altro ci guadagnasse. Con quei soldi, o quelli inviati dalle famiglie, specie per i giovani, hanno pagato trafficanti (che chissà perché nessuno vede mai), mafiosi, poliziotti corrotti, tassisti ecc. Chi non può pagare va a piedi, chi può rischia di più con barche e canotti.
Questa è ancor meno di altre una guerra di religione. E come tutte le guerre, ancor più oggi, ci rimettono i civili.
Ma è soprattutto evidente che chi scappa è povero, o ha perso tutto. In Siria, come in Iraq nel 2003, la sanità, la scuola, i servizi funzionavano.
La guerra, quando finirà, arricchirà gli stessi che l’hanno voluta perché investiranno nella ricostruzione. Intanto, tutte le sofferenze, i morti, le distruzioni chi le ricorderà? Solo quelli che le hanno patite!!

Foto: Laura Panzarasa, #overthefortress a Idomeni

Noi al campo abbiamo visto tanti bambini, anche piccolissimi, nati in terra di nessuno. Un bimbo è nato in tenda da solo con la sua mamma il 26 marzo, appena siamo arrivati.
Due ragazzi dei nostri hanno chiamato medici senza frontiere che hanno un presidio sanitario.
Al campo bambini senza casa, senza scuola, senza servizi, a volte senza famiglia. Che futuro avranno??
Abbiamo visto anche parecchi anziani con difficoltà motorie o respiratorie (anche noi la sera all’accensione dei fuochi con qualsiasi materiale per cucinare o riscaldarsi, avevamo problemi respiratori ed agli occhi, e siamo stati solo 3 giorni!).

Ho notato anche diverse persone senza gambe,arrivate in sedia a rotelle! Dalla Siria!!! Altri con ferite, sfregi, disturbi mentali, down…
C’è tutto il mondo ad Idomeni, se solo volessimo vedere i volti e non la provenienza o le bandiere!!!!!!!
Partiti, dopo una nottata in nave, passaggio ponte, mezza giornata in pullman, arriviamo nel pomeriggio nei pressi di Idomeni.

Foto: Laura Panzarasa, #overthefortress a Idomeni

Già 10 km prima tende ed accampamenti sparsi lungo il ciglio della strada, nelle piazzole di sosta, nei giardini delle case o nei garage dei greci più ospitali. Facciamo il punto organizzativo che prevede di girare per le tende, conoscere le persone e le loro esigenze, ritornare con gli aiuti richiesti.
Quando però dai furgoni abbiamo iniziato ad uscire vestiti, scarpe ecc. si sono formate le code e gli assembramenti.

Allora si partiva con quello richiesto tornando alle tende, ma seguiti dagli altri migranti. Le scarpe erano la cosa più richiesta, molti avevano solo sandali.
E’ capitato anche che uomini avessero sandali da donna con il tacco.
Ma è capitato anche che qualcuno, prese le scarpe nuove, tornasse con le vecchie per prendere un altro paio.
Per questo era meglio andar per tende che dare aiuti a file generiche.
Dietro il campo della stazione c’e’ un muro che comprende un’azienda zootecnica abbandonata. Case rurali, stalle chiuse e un grande stazzo aperto tutte strapiene di tende e persone accalcate per aver un tetto sulle piccole tende.

Abbiamo cercato quelle dove ci fossero neonati, ne abbiamo trovati a decine, immaginate in quelle condizioni, con l’umidità e il freddo! Siamo ritornati con pannolini, vestitini, ma non bastavano.In questo luogo fatto di stalle il nostro gruppo di artigiani ha allestito un gazebo pavimentato con generatore (perché’ non c’e’ corrente elettrica nel campo!) per far luce, caricare i cellulari e collegarsi ad internet.
Questo con i soldi del crowdfunding.
Al campo abbiamo trovato volontari tedeschi che hanno organizzato una tenda per informazioni legali, comunicazioni ed anche proiezioni cinematografiche.

Un’altra tenda come ludoteca e un teatro all’aperto; oltre ai tendoni di Medici senza frontiere, c’era un furgone mensa di volontari austriaci, camion mensa di Al Khair Solidarietà, organizzazione egiziana.
La nostra organizzazione aveva dei tempi un po’ sfasati rispetto a quelli pianificati, ma nel complesso siamo riusciti in tutto quello che gli organizzatori si erano prefissati.
A parte il blocco della polizia sul ponte sul fiume vicino al campo, il giorno di Pasqua, che ci ha fatto perdere 3-4 ore, per il resto è andato tutto nei tempi previsti.

Foto: Laura Panzarasa, #overthefortress a Idomeni

Il blocco della polizia penso sia stato dovuto alle tensioni che c’erano sul binario al confine (gli “shebaab”, ragazzi del gazebo con cartelli che avete visto in foto), forse pensavano che li avremmo supportati nella protesta e dato che la polizia era in minoranza, forse ha deciso di bloccarci prima di arrivare.

L’indomani, quando eravamo a Salonicco per la protesta contro l’accordo vergognoso Ue-Turchia, ci sono stati gli scontri sul binario.
La tensione è alta perché sono bloccati da mesi e con questo accordo tanti saranno riportati in Turchia.

Immaginate come si devono sentire i curdi provenienti dalla Siria, bombardati dai turchi perché considerati tutti del PKK. Se ritornano in Turchia che garanzie hanno? Chi controllerà la Turchia, considerato dalla UE “paese sicuro”!?!?
Per ultimo mi sono tenuto le mie sensazioni.

A parte il fatto che la presenza e gli aiuti non possono essere sporadici, meno male che c’erano volontari da più tempo (ma non italiani), anche per creare rapporti di conoscenza e fiducia e non arrivare soltanto come babbi natale!!
La sensazione più forte è che eravamo, pur essendo quasi 300, una goccia in un mare di disagi, bisogni, problemi e tensioni.Sembrava, specie da parte dei più giovani, che stessimo salvando il mondo.
E invece abbiamo fatto solo una piccola azione di solidarietà. L’altra sensazione, più brutta, che la presenza delle istituzioni, a tutti i livelli, non c’era.
La polizia fa solo controllo, non c’è altro, tutto è lasciato ai volontari.
Gli stati europei trovano 6 miliardi per la Turchia, spendono miliardi per navi ed elicotteri e poi non si trovano soldi per aiutare chi scappa dalla guerra, dalla fame e dai disastri ambientali.
Sarebbe stato bello, ed utile, stare di più, ascoltare le loro storie, tutti i bimbi volevano comunicare e giocare, gli adulti raccontare.

Ho pensato che sarebbe stata utile una scuola di base per impegnare i bambini e fare apprendere nuove lingue. Da mesi, o da anni, non vanno a scuola e vagano per il campo o fanno continue code per i bagni, per mangiare o prendere qualche aiuto.

Chissà, se mai andrò in pensione, magari si potrebbe organizzare un gruppo di insegnanti che girino per questi campi!!