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I flussi non sono cambiati ma più persone stanno morendo. Perché?

Nando Sigona, 2 giugno 2016

14 giugno 2016

Ultimamente, se vi capita di guardare/ascoltare/leggere telegiornali o altre fonti di informazione, potreste essere portati a credere che un’ondata di rifugiati e migranti senza precedenti sta attraversando il Mediterraneo centrale irregolarmente.

Beh, non è questo il caso.

La verità è che, nonostante la chiusura di fatto della via per l’Egeo a partire dalla fine del marzo scorso, ad oggi molte più persone sono arrivate in Grecia (156.574) rispetto che in Italia.

La situazione non cambia se la paragoniamo gli arrivi in Italia durante i primi cinque mesi del 2016 con quelli dello stesso periodo del 2015. Tra Gennaio e Maggio 2016 l’Italia ha accolto 47.810 persone, 347 in più dell’anno scorso, quando gli arrivi sono stati pari a 47.463. Sì, un aumento c’è stato, ma del tutto marginale (0,8%).

Senza dubbio la situazione è drammatica, ma perché “fomentare la crisi”? Serve agli interessi o ai programmi di chi? È degno di nota il fatto che questi allarmi vengono da parte di soggetti collocati in un ampio spettro politico: politici contro l’Unione Europea che proclamano il fallimento della politica comunitaria, organi di stampa a favore o contro i migranti, avvocati per i diritti umani e organizzazioni a sostegno dei diritti civili che vogliono mantenere il supporto del pubblico per i rifugiati, ma anche ONG preoccupate per una calo probabilmente significativo delle donazioni in caso la crisi non finisca in prima pagina.

Ma non si tratta solo di questo.

Un altro aspetto è allarmante. Il numero dei morti nel Mediterraneo centrale è cambiato in peggio. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, alla data del 31 Maggio 2016, 2.061 persone sono molte o disperse. Si tratta del 16% in più dell’anno scorso, durante il quale il bilancio delle vittime è stato di 1782. Questo significa che il tasso di mortalità lungo la rotta è pari al 4.3%, ovvero muore una persona ogni 23 arrivi. Il Maggio scorso il tasso di mortalità era del 3,7%.

Cosa è cambiato da allora? È forse dovuto a come le operazioni di ricerca e salvataggio vengono condotte? Queste sono le domande che bisognerebbe porsi.