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Milano - Un osservatorio per capire cosa succede dietro le mura del Cpt di via Corelli

Tratto dal sito http://www.redattoresociale.it

14 febbraio 2004

Milano - Raccogliere testimonianze e segnalazioni, anche le più piccole e apparentemente insignificanti, per capire cosa succede dietro le mura del Centro di permanenza temporanea di via Corelli. Arci Milano, Cgil Milano, Leoncavallo, Naga, Filef e Circolo culturale Giambellino hanno presentato questa mattina, davanti ai cancelli del Centro, l’"Osservatorio Corelli".

L’obiettivo del neonato Osservatorio è duplice: "Offrire sostegno, consulenza legale, medica, dare informazioni, essere un punto d’ascolto per le persone rinchiuse nel centro, ma anche raccogliere segnalazioni di eventuali abusi e violazioni ai diritti umani - spiega Emanuele Patti, responsabile immigrazione dell’Arci Milano -. Abbiamo affisso all’interno del Centro i nostri numeri di telefono e gli orari in cui è possibile chiamare. Per la prima volta gli ospiti potranno comunicare con l’esterno senza il filtro delle autorità e per noi sarà possibile vigilare su quanto accade dietro le mura".

L’impegno assunto con l’Osservatorio non annulla una battaglia che molte associazioni stanno conducendo da tempo per chiedere la chiusura dei centri di permanenza temporanea, istituiti dalla legge Turco-Napolitano del 1998 e rafforzati nel 2001 con la Bossi-Fini: "Il periodo di permanenza prima dell’espulsione è passato dai 30 giorni della Turco-Napolitano ai 60 della Bossi-Fini. Ma i centri continuano ancora a dimostrare la loro inutilità: solo il 50 per cento delle persone rinchiuse nei centri viene effettivamente espulsa, gli altri vengono rilasciati con un foglio di via e se non lasciano il Paese potrebbero essere fermati e rinchiusi di nuovo nei Cpt. Una situazione senza senso", ricorda Emanuele Patti.

Alcuni dei membri delle associazioni hanno inoltre avuto accesso al Centro dove si sono svolti i primi colloqui con gli stranieri rinchiusi in attesa di espulsione. Il Centro di permanenza di via Corelli, nato nel 1990, ristrutturato nel marzo 2000 e riaperto nel novembre dello stesso anno, ospita oggi 101 persone (i posti disponibili sono 140): 80 uomini e 21 donne in attesa di essere espulsi. Hanno parlato con loro alcuni membri delle associazioni coinvolte nell’Osservatorio accompagnati dai consiglieri regionali Carlo Monguzzi (Verdi) e Giovanni Martina (Rifondazione Comunista): "Un passo avanti importante che è stato possibile grazie anche alla collaborazione del prefetto Bruno Ferrante", commenta Patti. Importante perché i cancelli del Centro di solito sono rigorosamente sbarrati a tutti eccetto gli operatori del centro. Nessun accesso a stampa o a volontari di associazioni, al punto che anche i volontari di Medici senza frontiere, che a gennaio hanno pubblicato un rapporto sulla situazione dei centri di permanenza temporanea italiani, hanno dovuto insistere più volte per ottenere il lasciapassare. Dalla visita di oggi le associazioni hanno ricavato alcune prime impressioni: "Bisognerà approfondire e a questo serve l’osservatorio. Ma dai primi colloqui sembra che le persone rinchiuse non sappiano perché si trovino lì, alcuni si sono lamentati del freddo, altri del cibo. Ora, speriamo che l’Osservatorio ci permetta di avere un’idea più precisa della situazione".

Tra chi è entrato e ha potuto incontrare le donne rinchiuse nel centro c’è Carmen Figueroa Vargas, dell’Associazione culturale Cile: "Sono quasi tutte ragazze dell’Est, Moldavia e Romania, una nigeriana e una sola donna sudamericana". Cosa chiedono? Carmen prende fiato prima di parlare: "Di tutto. Ognuno ha i suoi bisogni. Non si aspettavano la nostra visita e noi ci auguriamo che ne seguiranno altre. E’ molto importante per loro comunicare con l’esterno: capire dove sono e perché ci sono finite. Sono tutte ragazze giovanissime e non sanno nulla né di quello che accade fuori dal Centro, né quale sarà il loro destino". (mch)