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La Grecia allontana i funzionari oppostisi all’espulsione dei rifugiati in Turchia

Patrick Kingsley e Apostolis Fotiadis, The Guardian - 17 giugno 2016

24 giugno 2016

Messi sotto pressione dall’Europa, i parlamentari greci hanno votato per cambiare la composizione delle commissioni che hanno ostacolato le deportazioni programmate.

Il governo Greco ha estromesso i membri di un’autorità indipendente che ha bloccato la deportazione dei rifugiati siriani, dopo le considerevoli pressioni da parte degli altri Paesi europei.

Martedì, i parlamentari greci hanno votato per cambiare la composizione delle commissioni di ricorso in materia di asilo del Paese, nel tentativo di estromettere in funzionari oppostisi sul piano legale all’espulsione dei cittadini siriani in lista per il trasferimento in Turchia.

Le commissioni di ricorso hanno compromesso il patto in materia di migrazioni tra Turchia e Unione Europea, l’accordo adottato in Marzo che presupponeva la deportazione in Turchia di tutti i richiedenti asilo sbarcati sulle isole greche e detenuti in Grecia.

Mentre la polizia greca ha attuato la prima parte del piano, le commissioni di appello greche hanno fortemente ostacolato le deportazioni programmate, dando ai siriani un incentivo potenzialmente maggiore a raggiungere la Grecia. Le commissioni di appello sostengono che non rispettando la convenzione sui rifugiati, la Turchia non può essere considerato un Paese sicuro per gli stessi.

Attualmente, le commissioni di appello consistono in un pannello formato da tre funzionari: un ufficiale di nomina governativa e due funzionari indipendenti nominati dall’UNHCR e dalla Commissione nazionale greca per i diritti umani.

Dopo le pressioni da parte di politici europei che paventavano un nuova impennata di arrivi in Grecia, i parlamentari greci hanno votato per creare nuove commissioni formate da due giudici amministrativi e un funzionario nominato dall’ONU, in modo che i funzionari di nomina statale siano ora superiori in numero rispetto a quelli assegnati da organi indipendenti.

Uno degli ufficiali indipendenti di una delle commissioni di appello intervistato dal The Guardian alla vigilia del cambiamento legislativo, ha affermato come questa costituisca una mossa politica volta a piegare il processo giuridico indipendente alla volontà dell’Esecutivo.
Parlando in condizioni di anonimato, l’ufficiale ha dichiarato che il cambiamento comporta “un serio colpo all’indipendenza della commissione. Noi pensiamo come scienziati giuridici. Abbiamo uno specifico punto di vista che si basa sull’analisi giuridica. Se perdiamo il nostro [posto nella commissione] allora i casi saranno gestiti nel modo che i politici preferiscono”.

Il Ministro dell’immigrazione, Yannis Mouzalas, al contrario, ha affermato che il cambiamento renderà le commissioni più indipendenti. “Essendo stato illuminato dai miei colleghi in Europa, abbiamo introdotto un emendamento circa la composizione delle commissioni di appello, il quale assicura la loro indipendenza, con l’introduzione di due giudici che sono evidentemente indipendenti”, ha dichiarato Mouzalas in un discorso al Parlamento.

Il cambiamento ha causato delle divisioni interne a Syriza, il partito di governo in Grecia. In una lettera interna divulgata ai media, cinque parlamentari di Syriza hanno chiesto a Mouzalas di revocare il suo emendamento. “Quest’emendamento è al limite della costituzionalità e della coerenza con la nostra comune [Syriza] posizione sui diritti umani. Non avrà il nostro sopporto poiché va contro le nostre fondamentali posizioni politiche”, hanno scritto.

Il Governo greco, così come l’Unione Europea e molti dei suoi membri, credono che la Turchia sia un Paese sicuro per i rifugiati perché offre loro un livello base di protezione. Tuttavia, le associazioni per i diritti umani obiettano che ciò non è abbastanza e che la Turchia non offre ai rifugiati la protezione a cui avrebbero diritto secondo i termini della Convenzione ONU per i rifugiati del 1951.

Nonostante i recenti cambiamenti legislativi, la Turchia non permette alla maggior parte dei siriani il diritto di lavorare. Mentre i bambini siriani avrebbero nominalmente accesso al sistema educativo, più di 300.000 bambini in età scolare non sono a scuola, molti dei quali, invece, lavorano nelle fattorie e nelle fabbriche.

La Turchia nega di aver espulso i cittadini siriani in Siria o di aver ordinato il fuoco contro di loro al confine, ma le associazioni per i diritti umani hanno documentato migliaia di espulsioni verso la Siria, mentre ci sono numerose testimonianze di siriani verso cui è stato aperto il fuoco non appena hanno tentato di raggiungere la salvezza nel territorio turco.

Le ultime notizie di venerdì scorso riportano che l’organizzazione Medici Senza Frontiere ha dichiarato che non accetterà più fondi di Paesi membri dell’Unione Europea come Grecia e Gran Bretagna, come segno di protesta alla modalità europea di far fronte alla crisi dei rifugiati.