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LasciateCIEntrare: l’accoglienza in Italia vietata all’informazione

Report multimediale della conferenza stampa della Campagna LasciateCIEntrare - Roma, 22 luglio presso FNSI

25 luglio 2016

- Qui il report sulla conferenza stampa di LasciateCIEntrare

Il 22 luglio, la redazione di Melting Pot Europa è stata invitata a partecipare alla conferenza stampa organizzata per presentare i risultati della mobilitazione indetta dagli attivisti di LasciateCIEntrare, lo scorso 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.

Le delegazioni di LasciateCIEntrare, presenti sull’intero territorio nazionale, hanno presentato domande di visita per 65 centri di accoglienza.
Hanno avuto accesso a 40 delle strutture - CAS, CARA, CIE - dislocate nelle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Lazio, Campania, Basilicata, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Sono state invece negate le visite in tutti gli HotSpot e nei CIE di Roma e Caltanissetta.

Elemento comune e filo di Arianna delle testimonianze di tutti i relatori è stata la lesione continua dei diritti fondamentali dei migranti e i preoccupanti segnali di intimidazione nei confronti di operatori e attivisti che agiscono nella crisi.
In tal senso proprio la portavoce della Campagna LasciateCIEntrare, Gabriella Guido, ha introdotto la conferenza soffermandosi sulla chiusura delle indagini preliminari a carico dei referenti dell’Associazione Ospiti in Arrivo di Udine, per i reati di invasione di edifici e favoreggiamento della permanenza di stranieri presenti illegalmente in Italia al fine di trarne ingiusto profitto.
I fatti contestati ai sette indagati, risalenti al periodo fine 2014/ inizio 2015, consistono in semplici attività di informazione e distribuzione di viveri, criminalizzate e distorte davanti all’opinione pubblica.
Come spiegato anche dalla stessa Angela Lovat di Ospiti in Arrivo, la criticità della situazione attuale è dovuta all’assenza voluta di risorse e alla criminalizzazione di chi provvede a riempire tali vuoti lasciati dallo stato.

A seguire è intervenuto Raffaele Lorusso, segretario della Federazione Nazionale Stampa Italiana, che richiamando gli avvenimenti che stanno sconvolgendo e minando il sistema democratico in Turchia ha sottolineato come "la civiltà di un Paese si misura sui diritti che riesce a garantire e dall’informazione che riesce a dare".
Il segretario della FNSI ha invitato tutti ad una riflessione sulle ferite ancora aperte ai confini europei e al patto scellerato concluso col governo Erdogan, che continua a comprimere libertà fondamentali e diritti.

Argomentazione che ha trovato d’accordo anche il Segretario dell’UsigRAI, Vittorio Di Trapani, il quale ha sottolineato che l’informazione negata è non solo una lesione dell’attività giornalistica, quanto soprattutto una violazione delle libertà del cittadino e della persona.

Yasmine Accardo, responsabile della Campagna per i territori, si sofferma sin dal primo momento sulla totale asimmetria tra i comunicati del Mistero dell’Interno e i risultati del monitoraggio dei centri.
"I giornalisti hanno bisogno dello scoop. Perché dovremmo ripetere sempre le stesse cose? perché accadono .. e ci abituiamo sempre alle stesse cose, come se ormai fosse naturale che un ragazzo viene picchiato all’interno del centro, .. che la tratta si alimenti attraverso i CAS e i CAR dislocati nelle periferie, .. che un gestore nella provincia di Benevento .. continua a dire che l’unico modo che abbiamo di ospitare i migranti siano i ghetti. Perché i migranti non possono essere inclusi."
Yasmine Accardo si è quindi soffermata dapprima sull’incremento delle revoche d’accoglienza, quindi sull’aumento del numero di strutture dislocate ai confini delle città, ghettizzati in periferie lontano dagli occhi dei media.
Il suo appello è stato rivolto sia alla stampa, che ha la responsabilità di ciò che diffonde, sia alla popolazione.
"Noi cerchiamo giornalisti attivisti!", affinché si riesca ad essere presenti sui territori e contribuire, in modo attivo, a denunciare gli abusi che la popolazione migrante continua a subire: violenze sessuali, prostituzione, minori in situazioni di promiscuità con adulti, uomini e donne malmenati dagli operatori.

Anche l’Avv. Alessandra Ballerini, in collegamento telefonico da Lampedusa, denuncia l’assenza di garanzie per i migranti nei CAS. In particolare denuncia la contraddizione della struttura isolana che dovrebbe essere "adibita al primo soccorso e all’accoglienza e non d’identificazione e smistamento."

Ancora numerosi interventi di attivisti professionisti hanno restituito l’idea sempre più chiara di una brutalizzazione del concetto stesso di accoglienza.
Giacomo Dessì ha raccontato i risultati dell’azione di monitoraggio compiuta dall’organizzazione Presidio Piazzale Trento nei Centri di Accoglienza Straordinaria gestiti dalle prefetture di Cagliari e Sassari. "Sul territorio della Prefettura di Cagliari permangono delle situazioni di criticità nel sistema di accoglienza con dei grossi CAS all’interno delle città e nelle zone più remote della provincia, ex cave minerarie ad esempio."
Anche nella regione Sardegna continuano ad allarmare le situazioni di promiscuità in cui sono costretti i minorenni nei centri e il problema crescente della prostituzione, causati dalla scarsa professionalità e mancanza di coinvolgimento degli enti locali.

Laura Liberto, Cittadinanzattiva Onlus per il Molise, ha sottolineato l’opacità della gestione dei CAS, dalla loro apertura alla gestione attuale.
A dispetto delle definizioni che li definiscono come strutture temporanee e straordinarie, "i CAS rappresentano oggi la modalità ordinaria della gestione dell’accoglienza in Italia". È per questo che operatori del diritto e quanti lavorano per garantire che le procedure di garanzia vengano rispettate, devono battersi affinché la loro gestione non venga lasciata esclusivamente alla speculazione privata.

A seguire, Gennaro Avallone, docente e ricercatore presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Salerno, ha posto l’attenzione sulle correlazioni tra immigrazione e meccanismo di domanda e offerta nel mercato del lavoro nero.
Numerosi ragazzi, ha spiegato il docente, fuoriusciti dal circuito dell’assistenza dei CAS, hanno cominciato a lavorare nei vasti possedimenti terrieri della Campania, fino a ieri coltivati da uomini di altre nazionalità (per lo più rumeni e tunisini).
Ciò sta innescando non solo elementi di competizione al ribasso sul salario, ma anche e soprattutto problemi derivanti dal crescente antagonismo tra le povertà dei diversi gruppi nazionali.

Hanno concluso Sara Monaci e Andrea Panico di Melting Pot Europa che hanno diffuso i dati della campagna #overthefortress e gli ultimi aggiornamenti dal Veneto e da Ventimiglia dove numerosi fogli di via stanno rendendo difficoltosa l’azione degli attivisti.

La conferenza stampa si è conclusa con la promessa di tutti i presenti a continuare il monitoraggio nei centri e di non lasciare cadere nel vuoto dell’indifferenza indotta le denunce di violenza e i continui attacchi di screditamento che subiscono quotidianamente gli attivisti.
In un sistema di accoglienza emergenziale malato come quello italiano, che consente spesso al malaffare di lucrare sulla vita umana, l’intreccio di volontà capillarmente diffuse di denunciare abusi e violazioni rappresenta la migliore strada da percorrere per il cambiamento.

Di seguito i video di alcuni degli interventi della conferenza stampa.

Yasmina Accardo responsabile dei territori per la Campagna LasciateCIEntrare.

Giacomo Dessì, Presidio Piazzale Trento sulla situazione dell’accoglienza‬ in ‪Sardegna‬.

Gennaro Avallone, attivista, ricercatore e docente di Sociologia ‪all’Università di Salerno‬.

Laura Liberto, di Cittadinanzattiva Onlus.

VIttorio Di Trapani, segretario di UsigRai.