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Migranti in transito a Como: una storia da raccontare

La testimonianza di una volontaria che sta sostenendo i migranti accampati nel parco della stazione San Giovanni

26 luglio 2016

L’emergenza migranti a Como è iniziata intorno al 10 luglio 2016.
Giorni prima i giornali locali raccontano della presenza di migranti respinti dalla frontiera che camminano nell’autostrada.

Il 10 luglio parlano di circa un centinaio di migranti che dormono nel parco della stazione San Giovanni di Como, il 12 luglio si parla anche di minori non accompagnati.

Nei giorni a seguire, sempre nei giornali locali si parla di un servizio mensa per la cena, offerto dalla mensa dei poveri della CARITAS, con l’aiuto della CRI che si occupa di trasportare i migranti nella mensa.

Venerdì 15 luglio contatto la CARITAS, mi viene detto che sono chiusi e che per offrirmi come volontaria avrei dovuto richiamare lunedì 18 luglio.

Da lunedì 18 luglio al 20 luglio erano presenti nel parco antistante la stazione, tra le 150 e le 200 persone tutte le sere, c’era sempre un ricambio ma solo di alcune persone, alcuni non c’erano più e altri nuovi arrivavano.
Tra loro, nell’intera settimana dal 18 luglio a oggi ci sono stati almeno 120-150 minori non accompagnati, 2 neonati di circa 2 mesi con le rispettive mamme, e 12 bambini sotto i 6 anni.
I minori, gli infanti e i neonati hanno dormito in media 4-5 notti nel parco antistante la stazione.
Per la maggior parte sono eritrei e etiopi.
Nella serata del 21 luglio, non era piu’ presente nessuno dei migranti dei giorni precedenti, neanche i minori, ma erano presenti circa un centinaio di persone nuove, almeno 30 minori non accompagnati, visibilmente tra i 13 e 15 anni, 3 bambini sotto i 6 anni e un neonato.
Il 25 luglio il numero è decisamente ridotto, sono presenti circa 50 persone, tra le quali almeno 13 minori non accompagnati, visibilmente minori, tra i 13 e 15 anni e 2 bambini sotto i 6 anni.

In base alle informazioni che ricevo e anche che vengono raccontate dai media locali, sembrerebbe che fino ai primi di luglio, la frontiera svizzera lasciava passare una certa percentuale di migranti, quindi verosimilmente, verso i primi di luglio, c’è stata una chiusura netta.

Circa a metà luglio si parla, sempre nei media locali, di chiusura totale delle frontiere svizzere e di controllo dei confini con dei droni.
Il prefetto non ha visto necessario indire uno stato di emergenza, per quanto sia stato richiesto da parte del consiglio comunale, quindi l’organizzazione degli aiuti è stata a carico del comune di Como.

Gli aiuti, consistevano nella cena offerta dalla mensa dei poveri della CARITAS per circa 40-50 persone, quindi sufficiente per donne e bambini, per gli altri migranti era previsto un sacchetto della Croce Rossa Italiana con all’interno una scatoletta di tonno, legumi, pane e una bottiglietta di acqua da 250 ml di acqua, l’assistenza sanitaria non era stabile, nel senso che chi aveva necessità chiedeva aiuto ai volontari presenti e quando arrivava la CRI, si rendeva disponibile a verificare il problema e se necessario, portare al pronto soccorso la persona. Dal 22 luglio è stato piazzato, dal comune e con l’aiuto della CRI un tendone che puo’ ospitare circa 40-50 migranti, dal 23 luglio sono disponibili dei bagni e delle docce, prima di questa data, l’igiene sia personale che degli indumenti veniva fatta tramite la fontana presente nel parco.
Il pranzo veniva offerto dall’associazione Firdaus.

La sera erano presenti, alcuni cittadini volontari, tra cui una consigliera,e altri volontari che facevano parte di associazioni di volontariato, come Como senza frontiere e CARITAS.

Ad aggravare la situazione ci sono le condizioni climatiche, dal momento che si passa da giorni di estrema afa con 35° a acquazzoni estivi e trombe d’aria, che ad esempio proprio all’interno del parco in questione, hanno fatto cadere dei rami.

Nella zona, sono presenti diverse frange di estrema destra, che la sera passavano in macchina gridando slogan fascisti e nazisti, una sera sono scesi dalle auto brandendo dei bastoni e minacciando anche i volontari, proprio per questa situazione il prefetto ha trovato necessario, far stazionare 4 o 5 poliziotti per assicurare l’incolumità anche dei volontari, anche se continuano a passare con le auto, e io personalmente li ho visti con il cellulare in mano, mentre gridavano, e mentre ci riprendevano.

Ho visto, un po’ di tensioni da parte di 3 senza fissa dimora, con cittadinanza italiana, che si sentono “invasi nel loro territorio”, la situazione in mia presenza è stata gestita bene anche da parte della consigliera che ogni sera è presente, e che è riuscita a placare la rabbia del momento, il problema è che non sempre sono presenti volontari. A quanto apprendo, la polizia ha trovato necessario allontanare uno di loro, in evidente stato di ebrezza, evidentemente arrabbiato con loro.

Non si hanno informazioni ufficiali, su dove siano stati portati nello specifico, sappiamo solamente che alcune persone hanno visto che venivano fatti salire su dei pullman e trasportati nell’hotspot di Taranto, ma non sappiamo esattamente dove siano stati trasportati i minori.

Viene comunicato ufficialmente che “chi non voleva salire sui pulman non veniva costretto”, io come altri volontari abbiamo visto una forte determinazione a dormire li nella zona della stazione per cercare piu’ volte possibile di varcare la frontiera, quindi io ho dei seri dubbi che siano saliti su dei pulmann di loro spontanea volontà.

Quello che si riscontra parlando con loro, è che alcuni, anzi diversi, sono già stati in centri di accoglienza a Milano, si riscontra altresi la loro volontà di raggiungere la Germania. Neanche i soggetti più deboli, accettano di essere seguiti a Como o in Italia, nello specifico io e altre volontarie, abbiamo cercato di parlare con le mamme dei bambini sotto i 6 anni, per convincerle almeno a dormire al riparo in dei centri o anche in delle case, ma hanno categoricamente rifiutato.

Sono molto impauriti e grazie ad un ragazzo che mi aiutava nelle traduzioni, apprendo che loro hanno molta paura, non sono stati trattati bene nei centri accoglienza e tra loro gira una forte paura di essere uccisi per la vendita degli organi, credo queste paure derivino dai centri di accoglienza nei loro paesi.

Io, come tutti i volontari, cercavamo di instaurare un rapporto di fiducia, totalmente interrotto dal fatto che qualche giorno dopo, non li trovavamo più’ in stazione.

Ad oggi, non sappiamo dove sono i minori non accompagnati, e tutti i soggetti sensibili, come le donne incinta e i bambini sotto i 6 anni.

Al momento, riscontro un interesse da parte della giunta comunale nel gestire diversamente la situazione, è comunque una cosa da verificare.