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Australia e Papua Nuova Guinea concordano la chiusura del campo per rifugiati dell’isola Manus

Desalambre, El Diario - 17 agosto 2016

19 agosto 2016

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- I governi non hanno ancora indicato con precisione quando verrà chiuso il campo, dichiarato illegale ad aprile dalla Corte Suprema di Papua.
- La Corte Suprema lo aveva ritenuto illegale poiché violava le libertà personali dei richiedenti asilo.
- La chiusura avviene poco dopo una fuga di notizie riguardante circa 2.000 relazioni su un centro simile a Nauru, in cui vengono riportati ogni tipo di abusi commessi contro i migranti e soprattutto contro bambini.

I governi di Australia e Papua Nuova Guinea hanno concordato la chiusura del campo per rifugiati che le autorità australiane mantengono nell’isola papuana di Manus, anche se non è stato precisato quando avverrà.
Il primo ministro di Papua Nuova Guinea, Peter O’Neill, e il ministro per l’immigrazione australiano, Peter Dutton, si sono incontrati questo mercoledì (17 agosto n.d.r.) a Port Moresby, per studiare le varie opzioni in vista della chiusura del complesso, dopo che lo scorso aprile la Corte Suprema di Papua aveva ordinato la sospensione della struttura.

Entrambi, Papua Nuova Guinea e Australia, abbiamo concordato che il campo deve essere chiuso”, ha dichiarato O’Neill in un comunicato riportato dall’edizione australiana del quotidiano The Guardian.
Nella comunicazione, tuttavia, i rappresentanti non hanno precisato una possibile data per la chiusura del campo per rifugiati e immigrati ubicato nell’isola di Manus, situata a nord della Papua Nuova Guinea, nel mare di Bismarck.

L’istanza giudiziaria papuana, quattro mesi fa, ha dichiarato illegale il centro per rifugiati, ritenendo che viola le libertà personali dei richiedenti asilo in base alla Costituzione del paese.
L’annuncio è stato preceduto da una fuga di notizie riguardante circa 2.000 rapporti sull’accaduto, scritti tra il 2013 e il 2015, in cui dipendenti del campo di Nauru, simile a quello di Papua, descrivono dettagliatamente tutti i tipi di abusi commessi contro i migranti del centro, incluse violenze a donne e bambini. Sia le autorità australiane che quelle della vicina Nauru hanno respinto le accuse e definito le notizie “false” e “inventate”.

Ex dipendenti di Save the Children garantiscono che la fuga di notizie di Nauru e tutto ciò che descrivono sono solo “la punta dell’iceberg” rispetto a quello che è accaduto nel campo. “In quanto autori di molti di questi rapporti, vorremmo farvi capire che nonostante il linguaggio tecnico e clinico che utilizziamo per il nostro lavoro, queste relazioni registrano le gravi sofferenze di molte famiglie, bambini e individui e sono la prova inconfutabile del dolore inflitto nel centro di detenzione”, ha affermato uno degli ex dipendenti.

L’Australia nel 2012 ha rilanciato la sua politica per la gestione in paesi terzi delle richieste delle persone che arrivano in Australia in cerca di asilo e ha approvato l’apertura di centri di detenzione in Papua Nuova Guinea e Nauru.

Molti dei migranti trattenuti a Nauru e in Papua Nuova Guinea sono fuggiti da conflitti come quelli in Afghanistan, Darfur, Pakistan, Somalia e Siria, e altri sono scappati dalla discriminazione o dallo status di apolide come le minoranze rohingya in Birmania, o bidun nella regione del Golfo.