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Minori non accompagnati rischiano tutto per raggiungere gli Stati Uniti

D. Parvaz, Aljazeera - 23 agosto 2016

25 agosto 2016

- Link all’articolo originale

Un nuovo rapporto dell’UNICEF indica che la maggior parte dei minori non accompagnati fermati non hanno accesso alla rappresentanza legale.

© UNICEF/UN027499/Volpe


Quasi 26 mila bambini non accompagnati sono stati fermati al confine statunitense nei primi sei mesi del 2016, stando al nuovo rapporto dell’UNICEF.

Il rapporto (scarica in .pdf), pubblicato il 23 agosto, dichiara che i minori, insieme ad altre 29.700 persone - per lo più madri con bambini da Guatemala, El Salvador e Honduras - sono stati fermati dalla US Customs and Border Protection, la polizia di frontiera statunitense.

Non ci sono, tuttavia, informazioni dettagliate sull’età media dei minori non accompagnati fermati al confine statunitense.

Citando la ricerca Pew dell’ottobre 2013 - maggio 2014, Christophe Boulierac, portavoce UNICEF, ha dichiarato ad Al Jazeera che 785 bambini minori di cinque anni si trovavano tra i minori non accompagnati trattenuti dalle autorità frontaliere statunitensi.

A luglio altri 5.068 minori sono stati fermati, uno numero che le autorità hanno definito, nel rapporto mensile online, “in generale nella norma” con quanto osservato negli anni precedenti.
Mentre alcuni di questi detenuti sono stati rimpatriati con procedure abbreviate, alcune donne e bambini sono stati settimane, o addirittura mesi, in detenzione.

I minori non accompagnati, spiega il rapporto, sono particolarmente vulnerabili perché potrebbero volerci anni prima che i loro casi vengano esaminati dai tribunali dell’immigrazione, già sovraccarichi di richieste.
“Dobbiamo considerare due livelli - il livello politico, ossia l’impegno globale da parte degli Stati Uniti, e la realtà dei fatti.”

“Per prima cosa, chiediamo alle autorità statunitensi di accordarsi con il resto del mondo per approvare la Convenzione dei diritti dei bambini [...] Gli Stati Uniti hanno firmato ma non ratificato questa convenzione” dice Boulierac.
Inoltre, spiega,gli Stati Uniti dovrebbero “evitare la detenzione dei bambini sulla base del loro status migratorio”.

“Apprezziamo il fatto che gli Stati Uniti abbiano una serie di istituzioni e politiche consolidate a protezione dei bambini migranti, ma [...] siamo turbati dalle notizie di bambini sfruttati, abusati o privati dei loro diritti”.

© UNICEF/UN028151/Zehbrauskas

Rimpatrio = “sentenza di morte”

La maggior parte dei minori fermati, dice il rapporto UNICEF, non ha accesso ad avvocati d’ufficio, e di essi circa il 40% riceve ordine di rimpatrio.
Il rimpatrio può essere “una condanna a morte”, poiché molti di questi bambini scappano dai loro paesi per evitare di essere reclutati o presi di mira dalle gang.
Bambini e intere famiglie arrivano da paesi con alti tassi di povertà e criminalità.

In Honduras e Guatemala, il 60% circa della popolazione vive sotto la soglia di povertà, mentre El Salvador ha il più alto tasso di omicidi del mondo.
Il viaggio stesso è un rischio enorme. Secondo Amnesty International, sei ragazze/donne su dieci che tentano di raggiungere gli Stati Uniti via terra hanno subito violenza sessuale, e secondo le associazioni “le uccisioni sono frequenti. Nessuno sa quanti migranti muoiano durante il viaggio”.

Anche i rapimenti sono comuni, come lo sono gli arresti in Messico, dove 16.000 bambini migranti sono stati arrestati nei primi sei mesi del 2016.
Boulierac spiega che l’UNICEF è ottimista riguardo una legge recentemente approvata, che punta a stabilire un “sistema di protezione globale e integrata in tutto il paese”.
“La questione è come metterla in pratica”.