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Camigliatelllo (CS). Continua l’odissea del gruppo di migranti trasferiti dal C.A.S. chiuso il mese scorso

di Emilia Corea, Luca Mannarino e Francesco Formisani

29 agosto 2016

A seguito della denuncia della delegazione di LasciateCIEntrare e del comitato PrendoCasa successiva alle visite del 16 e 17 luglio scorso, delle pressioni dell’amministrazione comunale di Spezzano della Sila (provincia di Cosenza) e del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, in seguito ad una segnalazione da noi inviata in merito alle condizioni di vita e alla presenza di otto minori nel centro, le autorità competenti - A.S.P., Prefettura, Polizia e Vigili del Fuoco - hanno confermato l’inadeguatezza della struttura d’accoglienza di Camigliatello, frazione dello stesso comune di Spezzano, abitata da circa 400 persone.

Il 27 luglio, dunque, la commissione di controllo, istituita dalla Prefettura di Cosenza, ha deciso di chiudere il C.A.S. gestito da A.N.I.MED., che ospitava 140 migranti, perché fatiscente e pericoloso.
È stata la stessa Vice Sindaco di Spezzano, la Dott.ssa Aurora Crocco, a riferire che il verbale redatto aveva confermato le carenze strutturali dell’ex Hotel “La Fenice” denunciate, tra le altre cose, dalle associazioni per la difesa dei diritti umani: impianto elettrico non a norma, carenza di acqua corrente e insufficienza di posti letto.

A seguito della chiusura del Centro di Accoglienza Straordinaria, una parte degli ospiti è stata trasferita in altri C.A.S. in provincia di Cosenza, mentre le donne sono state collocate in quello di Bocchigliero (CS).

Circa trenta persone del gruppo sono state affidate al Comune di Spezzano della Sila. Di queste, quattro minori e altri quattro maggiorenni nigeriani, sono stati allocati in una ex foresteria ristrutturata, di proprietà comunale, mentre i restanti, 13 curdi iracheni e 6 africani (provenienti da Mali, Senegal e Guinea), sono stati ammassati all’interno del Palazzetto dello Sport di Giordanello, contrada sperduta di Camigliatello.

In quest’ultimo caso l’amministrazione comunale, a seguito della richiesta da parte della Prefettura di farsi carico della gestione dell’accoglienza, ha allestito all’interno della struttura due stanzoni atti allo scopo, rivelandosi, tuttavia, sin dal primo momento, impreparata a fronteggiare l’emergenza sia per carenza di attrezzature quanto di competenze.

Durante una prima visita all’interno del Palazzetto, infatti, effettuata dagli scriventi qualche giorno dopo il trasferimento dei ragazzi, si è subito palesata l’inadeguatezza della sistemazione,che di dignitoso aveva ben poco: reti e materassi recuperati attraverso un passaparola tra i cittadini spezzanesi, lenzuola insufficienti, cibo, preparato dalla ditta che si occupa della mensa scolastica, assolutamente inadeguato.

A questo si aggiunga che il Palazzetto dello Sport, come già detto, è sito in una contrada nei boschi di Camigliatello, a qualche chilometro di distanza dal centro abitato più vicino, dove non solo non esiste un collegamento wi-fi alla rete, ma anche l’uso della telefonia mobile è inibito a causa della totale assenza della copertura di rete.

Inoltre, nonostante quasi tutti gli ospiti siano di origine curda e senegalese e parlino esclusivamente curdo e francese, non è stato immediatamente integrato nel team che doveva gestire l’emergenza un mediatore culturale o un traduttore. Tale contesto ha portato anche a situazioni di tensione, legate ad evidenti incomprensioni tra l’assistente sociale del comune e i migranti ospitati nel Palazzetto. Le rassicurazioni della stessa assistente sociale, della vice sindaco e del sindaco, contattato telefonicamente, relativamente al fatto che le condizioni in cui versavano i ragazzi erano da imputare alla situazione emergenziale in cui si erano trovati e al conseguente poco tempo avuto a disposizione per organizzare una sistemazione adeguata, rinforzate dall’impegno che tutto si sarebbe risolto nel più breve tempo possibile, ci avevano parzialmente tranquillizzato.

Il 18 agosto, dopo aver appreso della riapertura del C.A.S. all’interno dell’ex hotel “La Fenice”, siamo ritornati a Camigliatello per controllare quanto e come la situazione prospettata dai rappresentanti comunali si fosse concretizzata.
In realtà, siamo stati costretti a constatare il medesimo stato di cose evidenziato nella prima visita: bagni sporchi e cumuli di spazzatura derivanti dai resti dei pasti all’interno dello stabile ci fanno pensare al fatto che nessuno passasse da quel posto ormai da tempo. Ipotesi, poi, confermata dagli stessi ragazzi, i quali hanno dovuto provvedere personalmente alla cura di alcuni malori, chiamando per due notti consecutive il 118 di Cosenza e sopportando un mal di denti che da giorni non permette ad uno di loro di mangiare e dormire. Pare che la gestione dell’”accoglienza nostrana” fosse stata demandata a volontari che si alternavano nella presenza nel centro.

Un barlume di speranza - se non altro perché rappresenta un passo verso una pratica di “accoglienza diffusa”, in grado (attraverso il coinvolgimento dei territori e delle relative amministrazioni comunali) di superare la logica dei grandi numeri imposti dagli enti sovra territoriali - ci è apparso nel momento in cui un consigliere comunale ci ha informato della firma, avvenuta la mattina dello stesso giorno, della convenzione tra Prefettura e Comune di Spezzano della Sila, attraverso la quale quest’ultimo avrebbe dovuto allestire un Centro di Accoglienza nell’ex foresteria di cui sopra, con una capienza massima di 15 posti, e una gestione totalmente affidata alla stessa Amministrazione, la quale si sarebbe avvalsa del lavoro di una cooperativa sociale locale e di professionisti da loro stessi direttamente incaricati. Ci viene detto che il trasferimento dei ragazzi sarebbe potuto avvenire nel giorno seguente.

E così, il giorno dopo, 5 curdi e 3 nigeriani prima “accampati” nel Palazzetto dello Sport, vengono trasferiti nella foresteria, in cui erano già ospitati altri 4 nigeriani e 4 minori. Il resto dei ragazzi reduci dalla permanenza nel Palazzetto vengono, invece, distribuiti tra i C.A.S. di Dipignano e Montalto Uffugo. I minori, secondo quanto riferitoci dal consigliere, verranno temporaneamente spostati in un plesso limitrofo, sempre di proprietà comunale, in attesa di essere trasferiti in una struttura idonea.

In tutta questa vicenda, lascia, però, assolutamente attoniti la semplicità con cui sia stata affidata ad un Amministrazione comunale senza alcuna esperienza né formazione specifica, e senza offrire alla stessa un supporto adeguato, la gestione e la tutela di uomini e donne in fuga da conflitti e persecuzioni politiche.

Lascia ancor di più stupiti il fatto che, nonostante quanto denunciato nei nostri report relativi alle visite del 25 giugno e del 16 e 17 luglio scorsi, in cui non ci si limitava alla rappresentazione di carenze strutturali, ma anche, e soprattutto, a gravi carenze e inadeguatezze gestionali, l’associazione A.N.I.MED. abbia avuto nuovamente assegnata la gestione di un Centro di Accoglienza Straordinaria.

E’ paradossale, infatti, che gli Enti competenti si preoccupino, così come deve essere, dell’adeguatezza dell’impianto elettrico e/o idrico, ma dimentichino così facilmente che i migranti precedentemente ospitati nell’ex hotel “La Fenice”, dopo due mesi dal loro arrivo, non erano ancora in possesso del Modello C3, con cui viene formalizzata la domanda di richiedente protezione internazionale, e che ha la validità di un vero e proprio permesso di soggiorno temporaneo.

E’, quantomeno, bizzarro che trascurino il fatto che quelle persone non fossero iscritte al Servizio Sanitario Nazionale e non avevano mai effettuato una visita medica, ad eccezione di un prelievo di sangue effettuato nel mese di giugno all’interno della struttura di accoglienza e i cui esiti di laboratorio non sono mai stati comunicati ai migranti in questione, generando ulteriore preoccupazione e angoscia negli stessi. Sembra assurdo che abbiano così velocemente dimenticato la mancata distribuzione di indumenti, schede telefoniche, pocket-money e cibo adeguato da parte dei responsabili di A.N.I.MED..

Capiamo bene che il Prefetto di Cosenza abbia ben altro da fare che leggere le solite fandonie di quattro “agitatori sediziosi”, ma sarebbe quantomeno intellettualmente onesto disporre tutte le attività che possano verificare la veridicità delle cose riportate. Sarebbe se non altro sensato che la gestione di vite tanto vulnerate e vulnerabili venga affidata a persone con esperienza e sensibilità adeguate.
Ma tutto questo, lo abbiamo più volte ribadito, forse, non rientra nella solita logica emergenziale che vuole il migrante portatore di guadagno per i soliti speculatori che vedono affidata la gestione di tali centri, e puntualmente rinnovate convenzioni - che dovrebbero seguire quanto disposto dallo schema di capitolato di appalto per la gestione dei centri di primo soccorso e di assistenza e dalla Circolare del 17.12.14 del Ministero dell’Interno - che nessuno si preoccuperà di far rispettare.