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Osservatorio Commissioni Territoriali

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9 settembre 2016

Una rubrica per fare luce sulle decisioni delle Commissioni, per analizzare i dati, verificare i vizi procedurali e conoscere procedure specifiche su vittime di tratta e casi vulnerabili.
Una rubrica per rendere pubbliche e comprendere quali sono le motivazioni adottate dai membri delle stesse sia quando si tratta dei dinieghi, sia quando si tratta di esiti positivi che riconoscono lo status di rifugiato o le altre forme di protezione.
Melting Pot mette a disposizione questo spazio virtuale dove scambiarsi materiali e informazioni utili a tutti coloro, in particolare operatori legali e sociali nonché avvocati, che sono coinvolti nel complicato iter della richiesta di protezione internazionale. Uno spazio nel quale iniziare anche ad articolare proposte che contrastino la tendenza al diniego "facile" delle Commissioni, per evitare che migliaia di persone siano prive di diritti o emarginate nei ghetti dell’esclusione sociale.

Inviaci le decisioni delle Commissioni Territoriali, i tuoi contributi, le tue osservazioni alla mail redazione@meltingpot.org

Il compito di decidere rispetto alle istanze di protezione internazionale è complesso, infatti sulla base delle dichiarazioni del richiedente asilo e di pochissime prove verificabili, le Commissioni devono decidere se un rischio futuro si realizzerà in un luogo distante e pressoché sconosciuto, tenendo conto che la decisione avrà delle conseguenze irreparabili sulla vita, l’incolumità fisica e la tutela dei diritti umani di una persona.
Negli ultimi anni il grado di complessità di questo tipo di valutazioni è cresciuto anche a ragione del sorgere di nuove tipologie di istanze di protezione sempre più legate ai diritti socio-economici.
È essenziale che il richiedente asilo giunga all’incontro con la Commissione Territoriale il più possibile cosciente delle modalità in cui l’audizione si svolgerà e dei suoi diritti.
Ad oggi i dati circa gli esiti delle audizioni presso le Commissioni Territoriali mostrano un elevato numero di dinieghi: la media nazionale nel 2015 è stata del 53% [1] con punte del 80-90% in alcune parti d’Italia. In questi primi otto mesi gli esisti negativi sono aumentati al 63%. [2] [ vedi gli esisti delle audizioni 2016 fino 10 giugno (nord est e nazionali) ] [ vedi aggiornamento esisti 2017 ]

Queste percentuali [3] rappresentano un segnale allarmante da indagare sotto diverse lenti. E’ possibile individuare uno dei fattori determinanti di questo trend nelle modalità di operare delle Commissioni Territoriali, le quali, nell’esame delle motivazioni addotte dal singolo richiedente asilo, da un lato fanno gravare sul richiedente asilo un onere della prova troppo elevato, chiamandolo a fornire prove e spiegazioni di cui spesso non è in possesso, e dall’altro sovrappongono all’esame individualizzato delle motivazioni addotte dal singolo richiedente asilo un altro tipo di valutazione basato sulla provenienza geografica del richiedente, contravvenendo così alle norme generali in materia d’asilo.

Per esempio, analizzando i dati o leggendo le ordinanze dei ricorsi, si deduce che la Nigeria, il Gambia, il Mali o l’Egitto, sono considerati dalle Commissioni dei paesi nei quali i conflitti in corso o le violazioni dei Diritti Umani non sono sufficienti per garantire la protezione, nonostante esista un’ampia documentazione attendibile sui paesi di origine dei richiedenti asilo, anche note con l’acronimo di “COI” (Country of Origin Information).

A comprovare l’operare approssimativo delle Commissioni Territoriali sta l’elevata percentuale dei ricorsi accolti dai Tribunali ordinari o dalle Corti d’Appello che in sede di ricorso giurisdizionale hanno riconosciuto una forma di protezione ai richiedenti. In particolare le ordinanze mettono fortemente in discussione un impianto ideologico delle politiche europee e nazionali in materia d’asilo che considerano la maggior parte dei richiedenti asilo dei “migranti economici” [4], senza valutare attentamente la situazione personale nel paese d’origine, il percorso d’integrazione sociale del migrante in Italia, il suo stato di salute psicofisico. Al tempo stesso alcune ordinanze hanno ritenuto che anche la povertà materiale e la mancanza di opportunità di poter migliorare la propria situazione personale sono elementi da tenere in considerazione, riconoscendo la tutela umanitaria.

Di seguito proponiamo una lista di sentenze, raccolte per paese di origine del richiedente e protezione riconosciuta: ognuna di esse ribalta, puntualmente, le motivazioni dei dinieghi “facili” delle Commissioni.

- Afganistan
- Albania
- Armenia
- Bangladesh
- Burkina Faso
- Camerun
- Ciad
- Cina
- Costa d’Avorio
- Egitto
- Eritrea
- Gambia
- Ghana
- Guinea
- Guinea Bissau
- Iran
- Kuwait
- Libia
- Mali
- Niger
- Nigeria
- Pakistan
- Palestina
- Repubblica democratica del Congo
- Russia
- Senegal
- Sierra Leone
- Somalia
- Togo
- Ucraina

- Status di rifugiato
- Protezione sussidiaria
- Permesso di soggiorno per motivi umanitari (art. 5, co. 6, D.lgs. N. 286/98)

- Diritti LGBTI


Materiali utili:

- Scarica le slide: Il colloquio personale tra il richiedente protezione internazionale e la commissione territoriale

- Testi da leggere
- La procedura per il riconoscimento della protezione internazionale
- Access to Asylum: strumento Audio-visivo di informazioni multilingue sulla richiesta di protezione internazionale nel contesto italiano, a cura di K-Pax
- “Welcome to Italy": una guida pratica per i migranti
- Come funziona il Regolamento Dublino? Una scheda per operatori che lavorano con richiedenti asilo, a cura di ASGI


Informazioni sui Paesi di origine dei richiedenti asilo

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