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Décryptage/Pertinenza dell’uso del termine «illegale» in ambito migratorio

Cristina Del Biaggio, Asile.ch

4 ottobre 2016

- Link all’articolo originale (FR)

Tutte le settimane, il Corpo delle guardie di confine (Cgcf) comunica alla stampa la sua attività settimanale. L’8 giugno 2016, i media svizzero-romandi riprendono tale e quale il comunicato stampa ed intitolano all’unisono: “Forte crescita di soggiorni illegali nel Canton Ticino” (24 HeuresLe MatinLa Tribune de Genève) [1] . Alla lettura di questi titoli, ci domandiamo: cosa include la categoria “soggiorno illegale”? Il suo utilizzo da parte del Cgcf è pertinente? È appropriato che i media la riprendano tale e quale? Qual è l’impatto dell’utilizzo di questo termine sull’opinione pubblica e sulle decisioni politiche? Décryptage

Sulla categoria "soggiorno illegale"

Il 23 febbraio 2016, l’Amministrazione federale delle dogane (AFD) ha pubblicato un comunicato (.pdf) sull’attività 2015 della La dogana svizzera e il Corpo delle guardie di confine. Qui di seguito le statistiche:

Migrazione

- Casi di soggiorni illegali - 2015: 31.038 / 2014: 14.265

- Soggiorno illegale, con domanda d’asilo - 2015: 18.036 / 2014: 6.347

- Entrate illegali ai confini esterni - 2015: 265 / 2014: 323

- Sospetto di attività di trafficante - 2015: 456 / 2014: 384

- Numero di riammissioni alle autorità straniere - 2015: 8.309 / 2014: 3.990

- Rinvii (Frontiera esterna [2] e frontiera interna [3], interno al paese [4]) - 2015: 6.456 / 2014: 3.589

Contattati da Vivre Ensemble, il Cgcf spiega che la categoria “soggiorno illegale” è ripresa dalla Legge federale sugli stranieri (art. 115 LStr). Quest’ultima definisce i casi di “entrata, uscita e soggiorni illegali”. Si tratta di persone che:
- infrangono le disposizioni di entrata in Svizzera (art. 5);
- soggiornano illegalmente in Svizzera […]
- esercitano un’attività lucrativa senza autorizzazione;
- entrano in Svizzera o lasciano la Svizzera senza passare attraverso un posto di confine autorizzato (art. 7).

Al di là dell’uso corrente della parola “soggiorno” (“il fatto di dimorare per un tempo in luogo””, Le Petit Robert), la categoria amministrativa include non solo il soggiorno in quanto tale, ma anche l’entrata senza documenti validi sul territorio.

Inoltre, il termine “soggiorno illegale” è ugualmente usato per designare le persone che, intercettate al confine, esprimono la loro volontà di presentare una domanda d’asilo (categoria “Soggiorno illegale con domanda d’asilo”) e che sono reindirizzate dai doganieri verso i Centri di registrazione e procedura (CRP) [5]. La legge sull’asilo (LAsi) impiega ugualmente l’aggettivo qualificativo “illegale” relativamente ai passaggi al confine delle persone che intendono fare domanda di asilo: “Persone che domandano l’asilo al confine, o che sono intercettate vicino al confine in caso di entrata illegale” (art. 21, LAsi).

La pertinenza dell’uso dell’aggettivo «illegale»

L’uso dell’aggettivo “illegale” (o dell’aggettivo sostantivato “gli illegali”), ampiamente impiegato dalla stampa, ha quindi anche un’esistenza legale. In passato era usato dalle organizzazioni internazionali che ora lo vietano [6]. L’Alto Commissariato per i Rifugiati (HCR) ricorda che “non c’è nulla di illegale nel domandare asilo" [7]. Infatti, le persone perseguitate nel proprio paese hanno il diritto di deporre domanda d’asilo in un paese che ha aderito alla Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati del 1951. Quest’ultima stabilisce che “gli Stati contraenti non applicheranno sanzioni penali ai rifugiati per entrata o soggiorno irregolare”. Oggi come oggi, affinché questo diritto possa essere esercitato in Europa, i rifugiati sono obbligati ad attraversare i confini irregolarmente poiché non è offerta loro nessuna via legale ed anche perché sono “spesso costretti ad entrare nel paese di destinazione senza autorizzazione d’entrata, date le circostanze d’uscita dei rifugiati che non permettono abitualmente di procurarsi i documenti necessari per entrare regolarmente nello Stato di destinazione” [8]. La nuova disposizione legale in Svizzera che impedisce di presentare domanda d’asilo alle ambasciate conferma in modo emblematico questo meccanismo [9].

Il termine illegale è quindi scorretto rispetto al diritto internazionale.

A livello linguistico, la parola illegale rinvia ad un’azione contraria alla legge. Induce i lettori a credere che i migranti siano “disonesti, indegni e criminali e che sarebbero una minaccia per l’ordine pubblico” [10]. Per questo, il suo uso giustifica e normalizza “l’uso di misure punitive [...]“ [11] Con due conseguenze principali: in primis, essa “conduce la società ad accettare che le persone siano perseguite e punite” [12]; in secondo luogo, rafforza l’immaginario di un’”invasione” dell’Europa (e in questo caso della Svizzera) e di una minaccia incontrollabile che giustifica il rinforzo del controllo delle frontiere [Consultare il nostro comunicato “La guerre aux frontières… et dans les médias?”, 25.06.2014.

L’articolo pubblicato il 12 luglio 2016 dal 24 Heures mostra in modo emblematico questo meccanismo causale: “Secondo la radio locale Radio Rottu Oberwallis (rro), i doganieri hanno fatto ricorso agli elicotteri Super Puma delle Forze aeree svizzere per rintracciare gli illegali in mezzo alla natura” [13] (Lucie Monnat, “Super puma per rintracciare i migranti”, 24 Heures, 12/07/2016).

Le statistiche degli ingressi irregolari

Le cifre pubblicate nel quadro delle interpellanze del Cgcf rinforzano le basi del nostro ragionamento. Se riprendiamo le statistiche pubblicate dall’AFD, possiamo notare che, nel 2015, su 31.038 casi di “soggiorno illegale”, la maggior parte riguarda persone che hanno espresso la volontà di richiedere asilo (18.036, 58%). Per queste persone si applica l’art. 18 della Legge sull’asilo: “è considerata domanda d’asilo ogni manifestazione di volontà attraverso cui la persona domanda alla Svizzera protezione contro le persecuzioni”.

I 13.002 casi restanti (42%) sono espulsi dalla Svizzera o rinviati verso paesi vicini in virtù della Lstr (Legge federale sugli stranieri) e degli accordi di riammissione, ma non secondo il Regolamento di Dublino. Da notare che si tratta di casi e non di persone, ciò significa che una persone che fa più tentativi di entrare in territorio svizzero viene contata più volte. Una pratica diffusa di cui la polizia di confine non pubblica le statistiche. La testimonianza apparsa su swissinfo.ch mostra la pratica dei passaggi multipli alla frontiera: “Un eritreo di 24 anni racconta [...] che è la terza volta che entra in Svizzera e che ogni volta viene rinviato” (Gerhard Lob, “Rifugiati in lista d’attesa al confine sud della Svizzera”, swissinfo.ch, 19/07/2016). Così le entrate multiple portano a sovrastimare il numero di persone effettivamente entrate e/o rinviate [14].

Di conseguenza, Vivre Ensemble invita la stampa ad interrogarsi sul fondatezza dell’uso del termine “illegale” impiegato in modo automatico, a partire dai comunicati delle autorità. Invita anche i media a sostituire sistematicamente la parola “illegale” con “irregolare”.

Cristina Del Biaggio