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Monaco - La protesta dei rifugiati: “Non ci serve compassione, non siamo delle vittime"

Niklas Fazler, Puls - 15 settembre 2016

25 settembre 2016

- Link all’articolo originale (DE)


Depressione, isolamento, mancanza di prospettive al Sendlinger Tor (una delle piazze principali di Monaco, NdT) dove un gruppo di rifugiati si è accampato per protestare. Da giorni dormono all’aperto. Narges ci racconta i motivi per i quali sono qui e cosa succede se passa PEGIDA (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des AbendlandesEuropei patrioti contro l’islamizzazione del mondo occidentale“, movimento di estrema destra in Germania, NdT)

Narges è una degli otto portavoce del campo profughi di Sendlinger Tor a Monaco. È curda ed è venuta in Germania dall’Iran. Dal 7 settembre lei e molti altri stanno protestando per il “diritto di residenza per tutti“. Insieme agli altri ha costruito un campo: dormono su materassini e con sacchi a pelo sotto due piccoli gazebi. Noi siamo andati a trovarli.

PULS: Perché state protestando a Sendlinger Tor a Monaco?
Narges: Siamo qui semplicemente perché stiamo molto male. La situazione in molti centri per profughi è terribile, la gente viene chiusa dentro e isolata. Tanti di noi sono ancora bloccati lì e non possono fare niente: né lavorare, né studiare, tanti non hanno la possibilità di frequentare un corso di lingua e soffrono di depressione. Anche se fisicamente non sono ammalati, a un certo punto è l’anima che si ammala.

D: Il campo esiste già da diversi giorni. Com’è la situazione per voi che siete qui?
R: Stiamo abbastanza bene. Per me è un‘esperienza completamente nuova, perché c’è tantissima solidarietà. Condividiamo tutto: soldi, cibo e tabacco. Questo è bellissimo.

D: Ci sono state tante altre azioni di protesta simili a questa. Hai l’impressione che ci sia meno interesse?
R: Riceviamo ancora tanto sostegno, ma l’interesse è calato in confronto agli ultimi anni. Per questo abbiamo anche striscioni che dicono “la solidarietà deve diventare politica!“. L’anno scorso ero in stazione a Monaco e sì, è bello vedere la gente di Monaco che applaude i profughi che arrivano. Ma non ci serve compassione! Non siamo delle vittime! Abbiamo bisogno di solidarietà politica affinché le leggi razziste che esistono in Germania cambino. Leggi che ci dividono in "regolari" e "irregolari", in "profughi economici" e "profughi politici". In altre parole le leggi che ci dividono in profughi „buoni“ e profughi „cattivi“. Questa cosa deve cambiare e per queso siamo qui insieme. Non sto lottando solo per un mio diritto, ma per i diritti di tutti i profughi che si trovano in Germania.

D: Che tipo di gruppo siete?
R: Siamo un gruppo autogestito di profughi, ognuno con le proprie preoccupazioni. Ma tutti abbiamo un problema in comune: il permesso di soggiorno. Il nostro obiettivo è un diritto di residenza per tutti.

D: Cosa comporta la mancanza del diritto di residenza per voi concretamente?
R: Tutti i nostri problemi sono collegati. Alcuni di noi hanno un permesso di lavoro o studiano ma senza la residenza non c’è una prospettiva. Si vive nella costante paura di dover andare via alla fine e più libertà si riceve più più si ha paura. Altri di noi stanno in piccoli paesini e aspettano da moltissimo tempo l’udienza in commissione. Non hanno possibilità di imparare il tedesco e senza il diritto di residenza non hanno nemmeno la prospettiva di un cambiamento rapido. È frustrante.

D: Chi viene a trovarvi nel vostro campo?
R: Abbiamo un punto informativo e a volte viene tanta gente nello stesso momento. Altre volte non così tanti poi però magari rimangono per ore. Qui ho conosciuto tante persone simpatiche e in gamba . Ma ovviamente ci sono anche ostilità. Specialmente persone che sono fuggite dall’Africa spesso vengono insultate per il colore della loro pelle. Arriva gente che dice: “Qui siamo in Germania, non c’è posto per voi, tornate da dove siete venuti!“.
Lunedì sera c‘erano anche dieci persone di PEGIDA, ma subito anche molti altri sono venuti e ci hanno sostenuto. Dappertutto c’è gente buona e gente cattiva.
Noi comunque cerchiamo di essere pacifici con tutti.