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Grecia, Elliniko camp: una lettera di 141 famiglie

Noi non siamo politici. Siamo vittime della politica

7 ottobre 2016

- Link all’articolo originale su Are you Syrious? (ENG)

Lettera da 141 capifamiglia nel campo di Elliniko (area dello stadio di baseball)  

23 settembre 2016

Nel nome di Dio:

Salutiamo tutti coloro che lavorano al servizio di ogni essere umano e di ogni rifugiato, e coloro che hanno dedicato le proprie vite ad aiutare persone sofferenti, bisognose e senza una casa. Questa lettera spiegherà le condizioni dei rifugiati nel campo di Elliniko (area dello stadio di baseball) a tutte le organizzazioni che lavorano in questo ambito.

Noi non siamo politici. Siamo vittime della politica. Abbiamo perso le nostre professioni, i nostri mezzi di sussistenza e le nostre vite a causa della politica. Nonostante veniamo da paesi diversi e apparteniamo a diverse religioni e differenti gruppi etnici, siamo innanzitutto esseri umani. Molte famiglie e molti bambini hanno perso la vita nella speranza di raggiungere un luogo sicuro. Noi padri abbiamo preso nelle nostre mani la responsabilità delle vite nostre, delle nostre mogli e dei nostri figli.

Abbiamo rischiato molto e attraversato confini pericolosi, attraverso Pakistan, Iran, Turchia e poi il Mar Mediterraneo. Cari leader del mondo, capiamo la vostra posizione, sappiamo che è difficile creare nuove politiche e costruire un cambiamento. Sappiamo che ci vuole tempo.

Tuttavia, la nostra domanda è: voi capite la nostra situazione? Se sì, quanto sapete davvero di cosa viviamo nel campo ogni giorno?

Dal febbraio del 2016 risiediamo qui dentro a delle tende prive di ogni servizio. Abbiamo sopportato il peso del freddo inverno, durante il quale bambini, giovani, madri e padri si sono ammalati di raffreddore, polmonite e altre malattie infettive. Dato che l’interno delle nostre tende è umido, molti ospiti hanno reumatismi e dolori a schiena e gambe.


Manca l’accesso a personale medico e medicinali per aiutarci a gestire questi problemi. In primavera ed estate le alte temperature hanno causato colpi di calore. La polvere del campo provoca problemi respiratori. Ci sono ratti, insetti e rettili, compresi serpenti, dappertutto. L’acqua poco pulita ha causato diarrea e nausea. Più a lungo restiamo qui, più le condizioni peggiorano, e ora la maggior parte della gente soffre di disturbi mentali, depressione e altre malattie che aumentano lo stress per le famiglie e potrebbero trasformarsi in condizioni croniche o permanenti. Sfortunatamente, quando chiediamo ai funzionari perché trascurano i loro doveri verso i residenti del campo e riguardo la discriminazione tra siriani e non, ci viene detto che è perché gli afghani non hanno diritto alla ricollocazione e quindi non sono una priorità.

Ci dicono anche che non possiamo fare nulla e dovremmo essere grati per ciò che il governo greco ci ha dato finora.

Ci dicono che non abbiamo altra scelta se non chiedere asilo in Grecia o affrontare il rimpatrio in Afghanistan.

I commenti dei funzionari greci aumentano la pressione sui rifugiati nel campo. Con l’inizio dell’autunno e l’abbassarsi delle temperature, e considerando la mancanza di servizi e il calo delle nostre difese immunitarie dovuto alle malattie già presenti, la gente è ancora più preoccupata e disperatamente determinata a fuggire dalla Grecia e da queste condizioni di vita.

Per lasciare il paese siamo costretti a ricorrere ai trafficanti, che come ben sapete ci mettono in grave pericolo. Alcuni altri problemi e difficoltà presenti nel campo sono:

1. Ambiente inappropriato ossia residenza in un campo sportivo.

2. I bassi standard delle tende, inadeguate ai diversi climi (pioggia, caldo e freddo estremi).

3. I manager non sono professionali. Inoltre c’è un alto tasso di ricambio tra loro e la mancanza di continuità implica l’impossibilità di mettere in pratica piani a lungo termine. Il comportamento dei manager verso i rifugiati è inappropriato. In sette mesi ne abbiamo avuti sette: ognuno di loro ci ha trattato in modo diverso e molti ci hanno fatto false promesse.

4. Non c’è un responsabile per il mantenimento di condizioni igieniche adeguate all’interno del campo, ivi compresa la pulizia di bagni e docce.

5. Manca uno staff medico a tempo pieno.

6. Le ambulanze impiegano molte ore ad arrivare al campo. In un caso di emergenza abbiamo aspettato per dieci ore.

7. I residenti ricevono solo scarpe e vestiti vecchi e già indossati.

8. Non c’è aria condizionata d’estate, né riscaldamento d’inverno.

Se questi sono i risultati che desideravate, ci congratuliamo con voi. Avete raggiunto i vostri obiettivi. Se non è così, e non siete davvero a conoscenza delle nostre condizioni, vi invitiamo a venire al campo e guardare più da vicino. Non vogliamo perdere altre vite per la vostra negligenza e vi chiediamo di trasferirci in strutture che offrano condizioni di vita adeguate.

Speriamo che nessun essere umano si trovi nella stessa situazione, e se è così speriamo che ne vengano salvati.