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Perché l’incontro delle Nazioni Unite su rifugiati e migranti era destinato a fallire prima ancora di iniziare

Nando Sigona, 19 settembre 2016

11 ottobre 2016

- Link all’articolo originale (ENG)

I leader mondiali si incontrano oggi e domani a New York per il meeting delle Nazioni Unite su rifugiati e migranti. Una crisi globale dei rifugiati senza precedenti è alla base di questo incontro e della richiesta di una riforma radicale delle norme mondiali sui rifugiati - partendo (fortunatamente con poco successo) dalla vera definizione di rifugiato. Il grafico sottostante dell’ufficio delle Pubbliche Relazioni UN for Refugees and International Migrants è pensato per descrivere quest’urgenza.


Tutti (in Occidente) hanno familiarità con le tragiche storie ed immagini di barconi di migranti che intraprendono viaggi pericolosi attraverso il Mediterraneo. Sentiamo di continuo notizie riguardanti l’orribile bilancio di vittime nel Mediterraneo - più di 10 mila persone morte cercando di compiere una di queste traversate dal 2013.

Ma quanto è veramente globale questa crisi? E’ veramente una crisi? E perché è importante? Innanzitutto, per capire perché la richiesta degli stati UE alla comunità internazionale di accogliere più rifugiati ha ricevuto reazioni meno generose di ciò che ci si aspettava.

Le visualizzazioni seguenti potrebbero aiutare a mettere le cose in prospettiva. Primo, mentre il numero di rifugiati e migranti internazionali è notevolmente aumentato, così anche la popolazione mondiale. La cosiddetta crisi globale del rifugiato attualmente interessa solo lo 0.28% della popolazione mondiale, 15 anni fa la percentuale era dello 0.26%. In maniera analoga, la migrazione internazionale è aumentata in termini assoluti, ma continua a riguardare solo il 3.33% della popolazione mondiale, 15 anni fa la percentuale era del 2.83% (lasciando da parte qualsiasi discussione sull’attendibilità delle informazioni e su come la raccolta dati è cambiata in questo periodo).


Ma perché non sono tutti volenterosi di aiutare l’Europa a gestire il flusso di rifugiati portandoli via da lì [1] ? Forse perché è difficile giustificare perché un paese con un numero limitato di posti dove trasferire i rifugiati dovrebbe dare la precedenza a quei pochi rifugiati attualmente stabiliti in una delle più ricche regioni del mondo invece che a quelli “parcheggiati” per anni nei campi in paesi molto più poveri.
Tornando al grafico precedente, lascia perplessi tentare di capire perché si è organizzato un incontro come quello di oggi a New York - perché migranti e rifugiati sono considerati parte dello stesso insieme?

Sono ben conscio del dibattito sulle migrazioni miste e sulle motivazioni miste - è in effetti uno dei problemi principali che abbiamo discusso nel MEDMIG Research Brief (.pdf) sulla rotta del Mediterraneo centrale uscito oggi - ma il punto è che mettendo insieme rifugiati e migranti nella stessa discussione vuol dire sostenere implicitamente l’idea che la migrazione è un problema o che i migranti hanno problemi. Le persone che hanno visto un grafico come quello pubblicato dall’ufficio delle Pubbliche Relazioni UN for Refugees and Migrants sono facilmente portate a pensare: “Oddio! Ci sono così tante persone che hanno bisogno del nostro aiuto” (se sono progressisti/liberali), o “Oddio! E’ un’invasione, dobbiamo costruire un enorme muro intorno a noi” (se sono conservatori/nazionalisti).

Entrambe le posizioni sono sbagliate, l’enorme maggioranza di quelle 200 milioni di persone che sono migranti internazionali stanno bene anche senza l’aiuto delle Nazioni Unite e portano felicemente avanti le loro vite. Mandano i soldi ai propri cari, insegnano nelle nostre scuole e università, contribuiscono ai nostri servizi sanitari, sposano il nostro vice Primo Ministro (Nick Clegg) o l’ex presidente del partito contro l’immigrazione (Nigel Frage). E sì, scusate, sono uno di loro.

L’assimilazione di migranti e rifugiati è potenzialmente pericolosa e difficile da gestire. Nonostante ci sia un certo grado di sovrapposizione, esso è irrilevante, ed è cruciale mantenere le cose in prospettiva.
Ecco perché dovremmo stare attenti a come immaginiamo e vediamo la migrazione internazionale.