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La risposta sbagliata. Nuovo sgombero di migranti vulnerabili a Roma

Comunicato di Baobab Experience e Medici per i Diritti Umani

14 ottobre 2016

Il fenomeno dei migranti in transito interessa la città di Roma da almeno 10 anni: dagli Afgani della stazione Ostiense, ai Somali dell’ex ambasciata di via dei Villini, agli Eritrei degli insediamenti di Selam Palace e Collatino e della baraccopoli di Ponte Mammolo, fino ai migranti del Corno d’Africa ospiti prima dell’ex centro Baobab e poi del campo informale su strada a via Cupa. Nessuna delle giunte che si sono succedute (Veltroni, Alemanno, Marino, Tronca), né tantomeno la Regione e la Prefettura si sono mostrate capaci di agire tempestivamente e di strutturare servizi di accoglienza e assistenza dignitosi ed efficienti. Se qualcosa è stato fatto, si è trattato di interventi di corto respiro, sull’emergenza, attuati sotto la pressione delle denunce della società civile e dei mezzi di informazione.

Poi è stata la volta della giunta Raggi: all’indomani dell’insediamento, la Sindaca dichiara che una soluzione per i migranti verrà trovata in tempi brevi. A partire dai primi di luglio, Laura Baldassarre, Assessora alle Politiche Sociali, avvia un tavolo operativo coinvolgendo tutte le realtà che operano nell’accoglienza, centrato su due obiettivi: da un lato risolvere l’emergenza (purtroppo una crisi a cui per anni non si dà alcuna risposta diventa inevitabilmente “un’emergenza” da affrontare con interventi rapidi) con l’istallazione di una tensostruttura in prossimità della Stazione Tiburtina, gestita con il supporto di associazioni e volontari, dall’altra un progetto per affrontare la questione in modo più strutturato, sul lungo periodo. Nessuno sgombero prima di aver trovato un’alternativa valida a via Cupa, garantiscono. Ma a fine agosto, senza alcun preavviso, entrambi i progetti vengono accantonati e il tavolo operativo viene sospeso.

Intanto, mentre gli sbarchi proseguono a ritmi sostenuti, dal 21 settembre la Questura di Roma ha temporaneamente sospeso l’accettazione delle nuove richieste di protezione internazionale, ostacolando in tal modo l’accesso dei migranti forzati all’accoglienza e alla procedura di relocation.
Il 30 settembre scorso 102 migranti ospiti dell’ex centro Baobab vengono condotti in questura per le operazioni di identificazione. Subito dopo volontari e attivisti vengono allontanati dalle forze dell’ordine, la strada viene resa inaccessibile e avviene lo sgombero. Gazebo, tende, materassi, armadi ed effetti personali degli ospiti vengono posti sotto sequestro e accatastati all’interno dello stabile dell’ex centro di accoglienza. Da allora, in mancanza di un’alternativa, centinaia di migranti sono costretti a dormire per strada cercando ripari di fortuna, senza alcuna assistenza o protezione, se non da parte della cittadinanza e di alcune associazioni.

Martedì 11 ottobre si è tenuto il Consiglio comunale straordinario sul Baobab e sull’accoglienza nella capitale, alla presenza del Municipio II e di una delegazione di attivisti e cittadini. Ancora una volta non è stata individuata nessuna soluzione, né di breve né di lungo periodo. Gli appelli di volontari e cittadini sono rimasti inascoltati e l’impegno per un’accoglienza dal basso, umiliato. L’unica risposta istituzionale consiste ad oggi in un bando per l’apertura di uno o più piccoli centri d’accoglienza da novembre a giugno, periodo in cui ogni anno il numero degli sbarchi cala drasticamente.
Questa mattina i migranti accampati nel piazzale antistante il cimitero del Verano – dove hanno trovato rifugio anche numerose donne e minori, alcuni di età compresa trai 4 e i 7 anni - hanno subito l’ennesima operazione di sgombero da parte della polizia, alla quale ha fatto seguito il trasferimento in questura di 34 persone per l’identificazione. La vicenda dei migranti in transito assume ormai i grotteschi connotati di un copione che si ripete da anni, alternando sgomberi e vane promesse istituzionali a proposte di soluzioni sporadiche e inefficaci che arrivano a stagione degli sbarchi conclusa. In tal modo, oltre che la dignità delle persone migranti e la credibilità delle istituzioni, a venire gravemente compromessa è la capacità di risposta civile di un’intera città.

Baobab Experience e Medici per i Diritti Umani tornano a chiedere l’immediato avvio di presidi umanitari che forniscano tre cose essenziali: prima accoglienza, assistenza socio-sanitaria ed informazione e orientamento sul diritto d’asilo.