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La Grecia e la lunga, lunga attesa

di Stefano Danieli

31 ottobre 2016

Photo credit: Stefano Danieli


Si chiudono le porte, rombano i motori e dall’oblò si vedono le luci di Igoumenitsa che si allontanano.

Ecco come finisce la prima parte del nostro viaggio: tre settimane trascorse a Salonicco per "ripartire da dove ci eravamo lasciati".

Lasciamo la Grecia così come l’abbiamo trovata, così come l’abbiamo descritta nelle scorse settimane. Non basta l’arrivo del freddo, la pioggia, la mancanza di vestiti invernali o un incidente mortale per cambiare qualcosa. La situazione resta invariata e i migranti in Grecia restano negli stessi campi.

Tuttavia le procedure per la protezione internazionale stanno muovendo qualcosa: Fatima, una ragazza iraniana arrivata in Grecia un anno fa, in fuga dal suo paese perché perseguitata per motivi politici, ha appena ritirato a Salonicco la propria carta d’identità greca certificando così la sua cittadinanza. Per lasciare il paese ellenico e proseguire verso il nord Europa, invece, si resta ancora in fila. Chi riesce ad accedere alla relocation viene spostato negli alberghi di Atene in attesa di sapere in quale paese europeo gli sarà concesso vivere. Chi richiede la riunificazione famigliare dovrà aspettare almeno altri 5 mesi per effettuare l’intervista e chi non scappa dalla guerra perché “la guerra è solo in Siria”, resterà nel campo fino a quando non riceverà un nuovo SMS.

Ti viene offerto un posto freddo dove dormire, una tenda sporca che si riempie di acqua quando piove dove mangiare un cibo che non mangeresti. Ti viene offerta una doccia fredda e dei servizi igienici che vengono puliti ogni tanto. Non importa se i tuoi figli non possono frequentare una scuola, se tu non puoi imparare una lingua o svolgere un mestiere... Ti viene offerto di aspettare e tu aspetti in fila, in silenzio.

C’è anche chi non si arrende e prova ripetutamente ad attraversare il confine con le proprie gambe, nonostante in pochissimi ce la fanno. I controlli lungo tutte le frontiere della Grecia sono costanti, polizia, esercito e FRONTEX pattugliano mari e monti con grande energia e se si stancano ci sono sempre movimenti e gruppi razzisti pronti a prendere in mano le armi per difendere la "loro" terra dagli
invasori [1].

I migranti sulla terra ferma sono in trappola e quelli sulle isole di Lesvos, Chios e Kos ritornano verso Turchia.

Ecco la soluzione dell’Europa che prende forma: un grande parcheggio dove migliaia di persone aspettano in fila, una fila che dura ormai da troppi mesi... e noi siamo stanchi dopo due ore di attesa al molo di Igoumenitsa.