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Vicenza - Convegno: "Stato di Guerra e Guerra ai migranti"

Sabato 12 novembre, ore 16.00

12 novembre 2016

Vicenza, dal 14 al 18 novembre, sarà nuovamente teatro di una simulazione organizzata presso il CoESPU (Center of Excellence for Stability Police Units). Dopo la vergognosa ed inaccettabile esercitazione di guerra andata in scena il 29 settembre sui Colli Berici, durante la quale le forze di polizia di 26 paesi, tra cui quelle del sultano turco Erdogan, hanno simulato azioni di repressione nei confronti di manifestazioni di piazza, questa volta il tema portante della quattro giorni sarà quello delle migrazioni.

Sabato 12 novembre 2016, ore 16.00
Convegno
"Stato di Guerra e Guerra ai Migranti. Frontex, deportazioni ed esteriorizzazione delle frontiere europee"
Centro sociale Bocciodromo
Via Alessandro Rossi, 198 - Vicenza
- Evento Facebook

Organizza Presidio No Dal Molin, aderisce la campagna #overthefortress
Ne parliamo con:
- Leila Giannetto - dottoranda della School of International Studies, Università di Trento
- Antonio Mazzeo, giornalista e attivista No War
- Flore Murard-Yovanovitch, giornalista e scrittrice
- video intervista a Fulvio Vassallo Paleologo, presidente Associazione Diritti e Frontiere
* in collegamento dalla Sicilia: Tommaso Gandini, campagna overthefortress

"Combating Human Trafficking along Migration Routes", si intitola il corso promosso dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) in partenariato con il CoESPU e l’Europol e vede tra i patrocinatori il Comune di Vicenza e quello di Venezia, ma soprattutto tra i partner dell’evento alcuni stati europei come l’Ungheria, l’Austria e la Svizzera (assieme alla Germania, all’Italia, al principato di Monaco e Andorra), paesi noti per le loro politiche di respingimento e di chiusura verso i migranti.

L’Ungheria di Orban è stato il primo paese lo scorso anno ad inaugurare la “stagione” dei muri e del filo spinato in Europa e può essere considerato quello che maggiormente fomenta odio e paura contro i rifugiati, militarizzando i propri confini e incitando bande di paramilitari nella loro difesa e nell’organizzazione di manifestazioni anti-migranti. I vicini austriaci ne hanno seguito l’esempio, hanno proclamato la costruzione di una barriera al Brennero, chiuso il confine orientale generando un effetto dominio su tutta la rotta balcanica e offerto supporto logistico ed economico alla Macedonia per mantenere chiusa la frontiera con la Grecia. La Svizzera, pur non arrivando ai livelli dei due paesi, nei soli mesi di luglio e agosto ha respinto arbitrariamente verso l’Italia 7.000 migranti in transito tra cui almeno 600 minori non accompagnati, senza dar loro possibilità di chiedere asilo come previsto dalla norme internazionali. Certamente nel panorama europeo questi paesi non sono gli unici protagonisti in quanto a politiche violente e lesive dei diritti dei migranti, ma è utile ricordare quali sono i soggetti finanziatori e più interessati.

L’OSCE, d’altronde, non disdegna nemmeno la collaborazione con FRONTEX, la “Polizia di frontiera europea” incompatibile con il rispetto dei diritti fondamentali, che nell’ultimo anno ha visto aumentare i propri mezzi e poteri di intervento, diventando un corpo di polizia permanente di difesa delle frontiere e di rimpatrii forzati. I diritti umani e la protezione dei rifugiati, in tutto questo, vengono chiaramente in secondo piano.

E’ evidente che il vero portato ideologico alla base della simulazione è molto semplice e lineare: l’ombra lunga dell’insicurezza e la retorica sulle migrazioni legate alla tratta evocata dai poteri vigenti serve, ancora una volta, a giustificare pratiche di controllo e repressione sempre più spinte. Le migrazioni forzate sono quindi considerate solo come un fenomeno irregolare, decontestualizzato dalla cause che invece lo producono e legato esclusivamente ai trafficanti: se da una parte questo approccio produce solo linguaggi e apparati securitari, dall’altra alimenta i pregiudizi xenofobi che, a torto, assimilano i migranti a delle minacce potenziali per la sicurezza interna.

Il risultato del modo di concepire le migrazioni da parte delle politiche europee è sotto gli occhi di tutti. La cosiddetta messa in sicurezza delle frontiere interne ed esterne del vecchio continente per “prevenire” i flussi irregolari è sconcertante: il numero di migranti morti nel Mediterraneo è aumentato (nell’ultimo anno più di 4.000 uomini, donne e bambini sono morti in mare), dove opera Frontex le violazioni dei diritti e le violenze contro queste persone si sono moltiplicate, sia sui luoghi di confine che nei centri di identificazione e smistamento chiamati “hotspots”, l’accordo illegale ed infame con la Turchia punta a bloccare le partenze e ad agevolare le deportazioni ed è il modello preso da esempio per replicare patti simili con l’Afghanistan e gli altri paesi di origine e transito dei migranti. Nel mentre, in quella che può essere considerata una vera e propria guerra contro i migranti, prosegue la militarizzazione del Mediterraneo e dell’Egeo.

Di fronte a questo scenario la nostra città, ospitando questa nuova simulazione, si conferma un territorio nel quale vengono sperimentati modelli securitari e repressivi, che non mirano di certo al rispetto dei diritti fondamentali ed a ragionare obiettivamente sui fenomeni migratori, ma quanto a fornire forme sempre più sofisticate di controllo e contrasto verso coloro che scappano da guerra e miseria.

Questa è una logica di guerra che va sabotata e invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare al dibattito presso il Centro sociale Bocciodromo, sabato 12 novembre alle ore 16.

Quello di cui i migranti hanno bisogno per non affidarsi ai trafficanti e raggiungere vivi i nostri territori sono canali umanitari legali e sicuri.

A seguire cena multiculturale

Per prenotazioni: 3461023954