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Dove i migranti in Europa restano in attesa

Sara Prestianni - 25 ottobre 2016

4 novembre 2016

- Link all’articolo originale (ENG)

In tutta Europa stanno spuntando accampamenti informali per migranti in transito, dagli avamposti di Calais, Idomeni, Chio e Lesbo alle capitali come Roma, Atene e Parigi. Questi accampamenti, che si presentano come un patchwork di tendopoli e ricoveri di fortuna in edifici riadattati all’occorrenza, mettono in evidenza le conseguenze delle politiche europee in materia di gestione dell’accoglienza e dei confini.

La cosiddetta “giungla di Calais” francese ne è forse l’esempio più lampante. Si tratta di un accampamento in continua espansione vicino Calais comparso per la prima volta nel 2002 e raso al suolo decine di volte dalle autorità francesi e britanniche. Questa settimana sono state avviate nuovamente le evacuazioni di massa, in cui migliaia di migranti sono stati trasportati su pullman che li smisteranno in centri di accoglienza temporanei in varie parti della Francia.

Questa scena si ripete ogni volta: il campo viene ricostruito per poi essere sgomberato per l’ennesima volta.

Questi accampamenti crescono e poi svaniscono in tutta Europa ogni volta che i migranti vengono sfollati. L’accampamento di Idomeni, al confine tra la Grecia e la Macedonia, è cresciuto a vista d’occhio fino a diventare il più grande accampamento in Europa dopo che le autorità hanno tentato di bloccare la rotta verso la Germania.

A marzo, gli accampamenti di Suda e di Dipethe nell’isola greca di Chio hanno accolto 2000 migranti dopo l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia, che li aveva lasciati in un limbo.

Per molti migranti la vita si è fermata in questi accampamenti, dove restano in attesa di un altro carico di aiuti umanitari, del prossimo tentativo di valicare i confini o dell’ennesimo cambio della politica migratoria. La galleria fotografica qui sotto mostra questi posti e le vite persone che ci vivono: l’ospitalità, il calore e la dignità nonostante le circostanze più precarie.

Photo credit: © Sara Prestianni
Un ragazzo seduto all’entrata della cosiddetta giungla di Calais, dicembre 2015. Calais è l’accampamento informale più esteso della Francia, sistemazione provvisoria per più di 10.000 persone
Photo credit: © Sara Prestianni
Tende e ricoveri di fortuna occupano il territorio della giungla di Calais, dicembre 2015. Il governo francese ha cominciato a sgomberare l’accampamento e a disperdere le sue migliaia di abitanti verso centri di accoglienza temporanei in tutta la Francia
Photo credit: © Sara Prestianni
Due uomini si fanno strada nel fango a Grande-Synthe, dicembre 2015. Dopo la giungla di Calais, quello di Grande-Synthe è uno degli accampamenti informali più estesi d’Europa, in cui oltre 3.000 migranti, tra cui centinaia di bambini, aspettano di entrare nel Regno Unito
Photo credit: © Sara Prestianni
Una donna cammina accanto a tende e mobili coperti di fango nell’accampamento di Grande-Synthe, dicembre 2015
Photo credit: © Sara Prestianni
Migranti sudanesi conservano le abitudini della vita quotidiana nell’accampamento informale di Ventimiglia, agosto 2016. La chiusura dei confini tra l’Italia e la Francia ha costretto i migranti a farsi strada tra le montagne che separano i due Paesi
Photo credit: © Sara Prestianni
A Suda, un campo informale nell’isola greca di Chio, tende dell’UNHCR sono disposte lungo un muro di cinta, agosto 2016. Da quando a marzo è stato firmato l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia, le isole greche dell’Egeo sono diventate un limbo per i migranti arrivati successivamente
Photo credit: © Sara Prestianni
Una donna siriana seduta insieme al figlio al Porto del Pireo, marzo 2016. Come Idomeni, questo accampamento è il risultato della chiusura del confine greco- macedone. Le autorità greche hanno cominciato lo sgombero dell’accampamento nel luglio 2016
Photo credit: © Sara Prestianni
Una donna cammina tra le tende dell’accampamento del Porto del Pireo ad Atene, marzo 2016. Nonostante le condizioni disumane, molti migranti scelgono di restare, nella speranza di ricevere prima o poi un permesso di trasferimento verso campi ufficiali
Photo credit: © Sara Prestianni
Momenti di socialità tra gli abitanti dell’accampamento di Idomeni nella notte prima dello sgombero, maggio 2016. Formatosi nel novembre del 2015 in seguito alla chiusura del confine tra la Grecia e la Macedonia, l’accampamento ha raggiunto un picco di 12.000 residenti all’inizio del 2016