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Taranto - Iniziativa #nohotspot. Né qui né altrove

Report multimediale della giornata di mobilitazione contro l’approccio hotspot

3 dicembre 2016

Il presidio della mattinata odierna davanti all’ingresso dell’hotspot di Taranto restituisce sensazioni contraddittorie. La sensazione diffusa, ripresa in tutti gli interventi degli attivisti presenti, è che la giornata di oggi non può che essere un debutto.

Ci sono temi nuovi, introdotti a partire dall’agenda politica sulle migrazioni che ha delineato la configurazione attuale dell’approccio hotspot, che esigono risposte collettive all’altezza della sfida. Come si costruisce una mobilitazione che sia allo stesso tempo ancorata ad aspetti specifici - come quella di oggi, materialmente situata davanti ad un luogo concreto e con una propria densità - e immediatamente oltre, potenzialmente in grado di estendersi ovunque ci siano violazioni di diritti e violenze?

La domanda resta evidentemente aperta, e questa iniziativa non può che rappresentare una prima sperimentazione. Ci sono alcuni punti fermi che possono rappresentare una prima traccia di ragionamento intorno al quale immaginare i prossimi passi.

Gli interventi che si sono susseguiti restituiscono la necessità di ripartire dai luoghi fisici - costituiti da muri, recinzioni, cancelli, sbarre - intorno e dentro i quali la materialità delle costrizioni e delle violazioni lascia tracce visibili e invisibili. La geografia della partecipazione alla mobilitazione, alla quale hanno preso parte anche la campagna solidale #overthefortress, gli attivisti dello sportello mobile Stamp, gli attivisti dell’Ambasciata dei diritti delle Marche, di Idea Prima, attivisti di Lecce e Bari, rappresentanti di Amnesty International conferma la necessità di fare inchiesta e azione in comune, per costruire reti solidali diffuse ed efficaci.

Nel dettaglio, alcuni frammenti e immagini che la giornata ci restituisce sono in grado di raccontare come funzioni, visto da vicino, l’approccio hotspot. La struttura resta inaccessibile: nonostante le richieste degli attivisti in presidio, nessuno ha potuto avere accesso alla struttura, neanche in forma di delegazione. È un altro segnale che testimonia come lo spazio all’interno del recinto di contenimento e contro sia, nei fatti, oscurato per media e attivisti, e collocato al di fuori delle normali regole di funzionamento della società.

Nonostante l’impossibilità di accedere alla struttura, è stato possibile consegnare ai migranti presenti le copie della guida Welcome to Italy, contenenti indicazioni, in varie lingue, sulle procedure legali di riconoscimento della protezione internazionale, e delle maglietta di overthefortress con la scritta against any borders.

Più volte gli attivisti hanno provato a scambiare informazioni con le persone presenti all’interno della struttura. Il dialogo, a tratti significativo, è reso strutturalmente difficile dall’impossibilità, per la maggior parte delle persone presenti, di uscire ed incontrare gli attivisti in presidio. In ogni caso, nonostante le barriere di separazione che hanno impedito l’incontro, calorosi e reciproci saluti hanno accompagnato la conclusione della giornata.

Un’ultima immagine, la più significativa di tutte, testimonia la necessità dell’impegno collettivo che abbiamo assunto oggi, davanti alla persone trattenute all’interno della struttura. Diversi migranti incrociavano in alto i polsi, simboleggiando la detenzione. È un’immagine forte, che ci portiamo dietro, e che terremo a mente nella costruzione delle prossime mobilitazioni, qui e ovunque.

Campagna Welcome Taranto

- Gli interventi della conferenza stampa davanti all’hotspot (prima parte)

- Gli interventi della conferenza stampa davanti all’hotspot (seconda parte)

- Intervento di Tommaso Gandini, campagna #overthefortress (in inglese)