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Migranti e Baobab: un primo, minimo, passo verso l’accoglienza ma molti indietro sull’accesso ai diritti

Nota stampa della Rete legale per i migranti in transito

7 dicembre 2016

La rete di supporto legale ai migranti del Baobab realizzata da A Buon Diritto, Action Diritti in Movimento, Baobab Experience, Consiglio Italiano per i Rifugiati e Radicali Roma traccia un bilancio delle proprie attività negli ultimi mesi esprimendo grande preoccupazione per il mancato accesso alla procedura di richiesta asilo e relocation per centinaia di persone. Le piccole e tardive aperture dell’amministrazione comunale nei confronti di quanto accade a Roma da mesi rischiano di essere del tutto vane.

Photo credit: Alessandro Annunziata Photography

Da presidio di transito a luogo di orientamento per accedere alla relocation

Dal 1 ottobre al 1 dicembre la rete di supporto legale ha continuato a garantire la sua attività volontaria, come nei mesi precedenti: abbiamo fornito circa 50 ore di assistenza legale con team di operatori qualificati e mediatori culturali, supportando 60 migranti. Nella quasi totalità uomini di nazionalità eritrea, tutti richiedenti asilo o persone bisognose di protezione internazionale.

La prima cosa che deve essere sottolineata è che lo scenario è fortemente mutato. La chiusura delle frontiere e l’impossibilità di finalizzare in autonomia il progetto migratorio ha spinto il 99% dei migranti da noi orientati a richiedere l’attivazione del programma di ricollocamento. Molte di queste persone erano infatti intenzionate a raggiungere familiari o amici nel Nord Europa e speravano che la relocation potesse facilitarli nel raggiungere questo obiettivo.

Prima dell’estate, il presidio di via Cupa rappresentava invece, per la quasi totalità dei migranti, un luogo di passaggio, di transito, nel quale riorganizzare le poche risorse economiche disponibili, recuperare le forze e pianificare l’ulteriore tragitto da compiere.

Da settembre in poi, molti dei migranti che abbiamo supportato avevano già posizioni giuridiche aperte in altre Questure, provenivano da centri inseriti nel circuito dei Cas in altre città e avevano deciso di allontanarsi e venire a Roma con l’intenzione di poter accedere al programma di relocation: difficile dai loro racconti comprendere però quale fosse la loro situazione e se avessero formalizzato o meno la domanda. Questa circostanza ha fatto si che l’informativa legale fosse fortemente incentrata sulla ricostruzione delle loro posizioni, sui diritti e sui vincoli che queste ponevano. Da sottolineare, infatti, la pressoché totale assenza di informazioni sulla procedura che queste persone denunciavano, nonostante fossero passati negli hotspot, nei centri di prima accoglienza e di accoglienza straordinaria.

Da quanto abbiamo potuto registrare, nell’ambito delle procedure introdotte dall’Agenda europea manca una informazione adeguata sui diritti e sulla condizione giuridica delle persone sbarcate e vi è un interesse prevalente, se non esclusivo, alla registrazione delle loro impronte digitali. Almeno il 50% dei migranti da noi intercettati, provenienti da centri di accoglienza in altre province, ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna informazione sul programma di relocation e in alcuni casi, da verifiche effettuate, è risultato che abbiano presentato richiesta d’asilo in Italia, nonostante la loro volontà fosse di accedere al programma europeo ed essere trasferito in un altro stato membro.

È emersa inoltre una profonda diffidenza nei confronti delle autorità, generata dalla mancanza di comprensione della propria posizione e di una informativa accurata nelle prime fasi di arrivo in Italia e nei centri di accoglienza. La mancanza di mediatori e operatori legali nei centri è stata denunciata costantemente.

Abbiamo riscontrato situazioni molto dissimili tra loro in relazione a persone con profili giuridici paragonabili. Ed è molto frustrante vedere che l’accesso ai diritti non è uguale per tutti e che può dipendere da una serie di eventi fortuiti, primo fra tutti il luogo dove si è accolti. Abbiamo inoltre ravvisato una certa discrezionalità nell’attuazione delle procedure da parte delle prefetture e degli uffici delle questure sul territorio nazionale.

Il risultato di tutto questo è che molte persone si trovano in una sorta di limbo, impossibilitate a fruire dei loro diritti fondamentali.

Photo credit: Alessandro Annunziata Photography

Roma: l’accesso all’asilo e alla relocation è ancora problematico

Le notizie che arrivano dal Campidoglio, ovvero l’intenzione di ampliare l’accoglienza rivolta ai c.d. transitanti aggiungendo ai 92 posti del centro della Croce rossa a via del Frantoio altri 70 posti in strutture da individuare entro la fine dell’anno, e l’apertura di un presidio diurno a Tiburtina rischiano di diventare un intervento inutile se non si interviene sulle difficoltà giuridiche che queste persone stanno incontrando. Se non si rende l’accesso alla relocation e alla domanda d’asilo fruibile, le persone trasferite nei centri del Comune si troveranno ferme in una condizione di immobilità che da una parte non permetterà loro di ottenere il riconoscimento dei loro diritti e dall’altra non permetterà di garantire il necessario turn over nelle strutture.

Alla Questura di Roma la situazione è infatti molto critica: siamo ancora a numero di appuntamenti concessi che va da 10 a 20 al giorno per fare domanda d’asilo e di relocation. È gravissimo che le persone, per poter avere una chance di manifestare un diritto loro riconosciuto, debbano aspettare settimane e siano costrette a dormire all’addiaccio. Inoltre, ci sono giunte numerose segnalazioni preoccupanti sul ruolo degli interpreti, sui criteri di monitoraggio e valutazione degli stessi. Se non si interrompe questo meccanismo, la condizione di transitante diventa uno stato permanente.

Abbiamo quindi chiesto al Comune di Roma l’apertura di un tavolo interistituzionale con la Questura e la Prefettura per sbloccare l’accesso alla procedura d’;asilo e alla relocation e per garantire la conseguente collocazione dei migranti nel circuito di accoglienza ordinario, così da creare un turn over nei centri predisposti dal Comune per la primissima accoglienza.

Il sistema accoglienza deve garantire informazione e dignità

Infine, relativamente ai propositi del Campidoglio di ampliare il sistema di accoglienza per i migranti c.d. in transito, chiediamo che nei centri siano garantiti informazione e orientamento mirati a quella tipologia di utenza, attraverso mediatori e operatori legali competenti, evitando così di dare vita a un sistema che si riveli un parcheggio dove le persone sono accantonate per mesi senza interventi adeguati.

Rete legale per i migranti in transito

A Buon Diritto, Action Diritti In Movimento, Baobab Experience, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Radicali Roma