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Alfabetizzare non è insegnare a ripetere parole, ma a dire la propria parola

di Anna Zumbo, Studio Kappa

20 dicembre 2016

Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione sul valore dei percorsi di alfabetizzazione dei migranti.

Riscoprendo l’approccio pedagogico di Paulo Freire, i percorsi di alfabetizzazione dei migranti diventano l’occasione per attivare processi di coscientizzazione e assunzione di responsabilità, passaggi imprescindibili alla definizione di una nuova cittadinanza e opportunità di sviluppo per i territori.

Nel corso dell’ultimo anno, i migranti nel mondo sono ulteriormente aumentati, salendo a 224 milioni, spostatisi volontariamente (in prevalenza per ragioni di lavoro e di famiglia) o meno. I migranti forzati nel 2015 risultano essere ben 65,3 milioni tra richiedenti asilo, rifugiati e profughi, un picco mai raggiunto in precedenza.

Tra costoro, sono 21,3 milioni i rifugiati e 3,2 milioni i richiedenti asilo in attesa di una decisione sulla loro domanda nei diversi paesi del Globo. Ogni minuto, secondo l’UNHCR, 24 persone nel mondo sono costrette a lasciare la propria casa e scappare per salvarsi la vita o, altrettanto legittimamente, per migliorarne le condizioni e le prospettive. Secondo l’ultima indagine pubblicata nel Dossier Statistico per le Migrazioni - [1], in questo panorama globale, l’Italia si distingue con circa 5 milioni e mezzo [2] di stranieri (tra residenti e soggiornanti) sul suo territorio [3] cui se ne affiancano 1.150.000 che hanno complessivamente acquisito la cittadinanza italiana.

Nel 2015 gli sbarchi sulle coste meridionali europee hanno coinvolto più di 1 milione di persone (di cui 850 mila in Grecia e 150mila in Italia), per il 49% cittadini siriani e sul terreno dell’accoglienza dei profughi che arrivano via mare (significativamente ridotti nel 2016, ma peggiorati nella pericolosità) l’idea stessa dell’Europa, come soggetto di decisioni unitarie, è andata in crisi e l’Italia si affanna a rincorrere un’emergenza che ogni giorno appare più drammatica e minacciosa.

Situazioni complesse, che meritano una visione d’insieme che non trascuri le cause, che non si limiti a soluzioni tampone, che salvaguardi la dignità delle persone e delle loro vite, che non consideri i migranti , invece che vittime, colpevoli della propria situazione. Numeri, allo stesso tempo, che ci parlano di una realtà strutturale che non è più, o meglio forse non lo è mai stata, leggibile ed interpretabile con le categorie proprie dell’emergenza (come circostanza imprevista, improvvisa, accidentale, critica) della transitorietà, dell’eccezionalità, dell’occasionalità e della provvisorietà. Fenomeni che richiederebbero politiche e strategie d intervento preventive, attive, propositive, generative, perché l’intervento di oggi sia non un costo o uno spreco, bensì un investimento che generi ricchezza e sviluppo nel medio e lungo termine. Una nuova conformazione del mondo, di un’epoca da vivere, da interpretare che lasci spazio alla generazione ed alla sperimentazione dell’inedito ed in cui agire responsabilmente, come comunità internazionale, come italiani e come singoli esseri umani.

In poche parole, SPRAR, CAS, HOT SPOT e prefetture e non sono sufficienti a fare da imbuto, gestori e collettori dei percorsi e delle sfide poste da tanti nuovi e donne in cerca di futuro che - piaccia o no - si insinuano negli ampi interstizi del nostro sistema paese, spazi liberati dal calo demografico, lacune nei servizi di welfare e sacche di manodopera necessaria di basso profilo e bassa e precaria retribuzione.

Potenzialità delle migrazioni per lo sviluppo delle comunità a livello locale, nazionale e globale

Le esigenze di progettare con i territori l’accoglienza e l’inserimento di gruppi di richiedenti protezione e la necessità di generare prospettive di inserimento socio-lavorativo e di innestare nuove opportunità relazionali ed economiche nei territori di inserimento dei profughi, sono certamente piste di lavoro sulle quali vale la pena investire, fare rete, sperimentare e socializzare azioni, metodi e risultati. Immaginiamo interi sistemi territoriali che si fanno carico dell’accoglienza di un numero proporzionato di profughi rispetto alla propria popolazione; stakeholders diversi che si mobilitano insieme sperimentando risposte innovative al bisogno dell’accoglienza, pubblico e privato, imprenditori e associazioni, cittadini e profughi, insieme per attivare intorno ad una questione problematica una risposta integrata.

Come progettare insieme alle comunità approcci non lineari alla gestione dell’emergenza profughi. Costruire una strategia circolare, o meglio ancora a spirale, che immetta risorse e le moltiplichi, che produca oltre all’out-put essenziale dell’accoglienza di chi cerca futuro al di là del mare, anche un out-come a favore di tutta la comunità accogliente: out-come sociale, culturale ed economico.

L’insegnamento dell’Italiano ai migranti come opportunità per avviare processi di coscientizzazione, responsabilizzazione e cittadinanza

E’ in questo scenario che riflettere sulle strategie e sulle metodologie di una nuova visione e di un nuovo approccio alla gestione dei processi di accoglienza, che una riflessione sulla proposta formativa proposta ai migranti trova il suo senso.

Proprio in un momento in cui il crescere del fabbisogno di insegnanti ha indotto a rinunciare alla solidità della loro esperienza e del loro background formativo specifico (con il passaggio dalle 70 ore alle 140 ore di alfabetizzazione per i profughi negli SPRAR e nei CAS dal 1 gennaio 2017 e la contestuale caduta della necessità dell’apposito titolo di studio sostituito da 3 mesi (si 3 mesi!) di esperienza di insegnamento.

Non solo insegnare a leggere e scrivere. Lo spazio dell’apprendimento dell’Italiano per i migranti neo-arrivati in Italia, rappresenta un’opportunità unica e speciale per lavorare sulla propria esperienza migratoria, rileggere criticamente il gap tra le aspettative iniziale e la condizione presente, fondare le premesse del processo di coscientizzazione e assunzione di responsabilità quali passaggi imprescindibili alla definizione di una nuova cittadinanza.

In diversi iniziano a rendersene conto e diversi enti pubblici e privati  - SPRAR, CPIA - Centri per l’istruzione degli adulti, CAS - Centri di accoglienza straordinaria, Associazioni, Scuole, alfabetizzatori, insegnanti,educatori, operatori sociali, volontari, cittadini interessati, che lavorano con rifugiati, richiedenti asilo e migranti, sono consapevoli di quanto lo spazio ed il tempo dell’apprendimento e dell’insegnamento della lingua siano preziosi nella creazione del legame di comprensione, riconoscimento e elaborazione del senso di radicamento nel territorio di accoglienza, vogliono promuoverne percorsi di autonomia e dignità volti all’inserimento sociale dei migranti e desiderano, quindi, potenziare le proprie competenze ed i propri strumenti per concorrere a generare spazi in cui i migranti, imparando a leggere e scrivere, apprendono ad esprimere parole che abbiano la possibilità di generare comportamenti nuovi, sviluppano la propria capacità di lettura del mondo, costruiscono la propria motivazione a trasformarlo.

Ci viene in aiuto la riscoperta del metodo per l’alfabetizzazione, primo fondamentale step dei processi di coscientizzazione e liberazione identificati dal pedagogista brasiliano Paulo Freire - gigante della pedagogia del ‘900 - che con il suo impianto filosofico stravolge e ri-orienta il tradizionale ruolo dell’educazione (e soprattutto di quella degli adulti) riconoscendole non più il ruolo di “conformare”, bensì quello di “generare” persone nuove per “trasformare” la storia.

L’apprendimento della lingua italiana, naturalmente integrato agli altri interventi finalizzati all’inclusione dei migranti sul territorio nazionale, alimenta da un lato il buon esito di tali processi di inclusione e costituisce, al contempo, una potente opportunità di educazione tra adulti che - traendo spunto dal costrutto pedagogico del Paulo Freire - procura l’integrazione dell’individuo nella sua realtà, lo libera della paura della libertà, crea nell’educando un processo di rinnovamento, attiva in lui un processo di ricerca e stimola alla solidarietà.

Riscoprendo Paulo Freire (Recife, 1921-1997), primo sistematizzatore di quella che oggi chiamiamo pedagogia critica e difensore dell’educazione come pratica della libertà, molti insegnanti, operatori, dirigenti e volontari si stanno formando alla ricerca di spunti e suggerimenti che orientino ed arricchiscono le pratiche di insegnamento di italiano agli stranieri, applicando il metodo di alfabetizzazione - coscientizzazione ed analizzandolo criticamente alla ricerca delle potenzialità che Freire attribuiva a questa occasione educativa come formatrice di auto-riconoscimento e di cittadinanza.

L’alfabetizzazione degli adulti costituiva, infatti, per il Freire un’occasione privilegiata per innescare processi di coscientizzazione e liberazione, con un ritmo dinamico, dialogico, critico e, conseguentemente, flessibile ed in costante riformulazione.

Una sfida ed una opportunità per quanti ritengono che c’è un modo diverso possibile di gestire l’ingresso e l’accoglienza dei migranti in Italia ed in Europa, un modo migliore di accompagnare i loro processi di inserimento nel contesto che li ospita, un modo più efficace ed efficiente di accompagnare il processo inevitabile di trasformazione con italiani e migranti più consapevoli e più responsabili di come lavorare insieme per riconoscersi reciprocamente il diritto ed il reciproco sostegno ad “essere di più”. Più uomini, più cittadini, più solidali.

Coscientizzazione come processo che prepara ed attiva all’azione responsabile di trasformazione del mondo

Oggi a Roma, Torino, Alessandria e Casale Monferrato, con Associazioni di promozione sociale, CPIA e Centri di accoglienza, molti insegnanti, alfabetizzatori, operatori sociali e volontari tornano in aula per scoprire come inserire l’alfabetizzazione dei migranti dentro ad un più ampio processo di coscientizzazione che prepara insieme, docenti e discenti, all’azione responsabile e solidale di trasformazione del mondo.

In due giornate intense di lavoro [4] - più un percorso di approfondimento e supervisione delle sperimentazioni che ne conseguono - con un approccio di ricerca-formazione e la sperimentazione diretta della costruzione di unità didattiche per l’insegnamento della lingua italiana, i partecipanti esplorano gli elementi portanti del sistema filosofico del pedagogista brasiliano Paulo Freire e, contestualmente, fanno pratica del metodo di alfabetizzazione degli adulti che costituiva per il Freire un’occasione privilegiata per innescare processi di coscientizzazione e liberazione.

Alla ricerca di spunti e suggerimenti che orientino ed arricchiscano le pratiche di insegnamento dell’italiano, i partecipanti sperimentano l’approccio della ricerca dei temi generatori e dell’universo semantico dei discenti come contenuto su cui fondare il processo di alfabetizzazione; l’elaborazione ed il confezionamento dei codici che permettono al gruppo dei discenti di guardare la propria realtà con maggiore oggettività per farne un’analisi critica e obiettiva; la predisposizione di carte tessera che supportano il processo di alfabetizzazione con il metodo sillabico e la potenza del metodo proposto nella sua capacità di innescare processi di consapevolezza e responsabilità.

I partecipanti alternano lavoro di ricerca in piccoli gruppi, momenti di dialogo a tu-per-tu, fasi di restituzione in plenaria, momenti di cooperative learning, espressioni grafico-artistiche, tempo di sperimentazione e tempo di riflessione critica su quanto sperimentato. Il gruppo ha imparato facendo e facendo insieme, applicando direttamente su se stesso, il metodo di alfabetizzazione ed analizzandolo criticamente alla ricerca delle potenzialità che Freire attribuiva a questa occasione educativa come formatrice di auto-riconoscimento e di cittadinanza.

Molti gli stimoli e abbondante il materiale prodotto che, in fase di restituzione finale ha preso ordine e forma compiuta. Nell’ultima ora di valutazione del percorso, gli apprendimenti, infatti, si condensano e si condividono.

“Mi porto a casa la potenza di questo approccio, il portare il vissuto degli stranieri dentro la scuola di italiano, non perché imparino le cose che noi crediamo utili, ma perché imparino a dare un nome, a ragionare, a criticare, a sognare sulle cose che interessano a loro” sottolinea uno dei partecipanti, facendo coro ad altri commenti che mettono l’accento sul valore “del lavoro di progettazione a partire dal vissuto dei corsisti per arrivare a mettere a fuoco insieme le oppressioni che impediscono di essere di più” e sulla validità del metodo “per riuscire ad agganciarli e creare in loro una motivazione più profonda ad apprendere”.

Altri sottolineano il valore dell’impianto metodologico dell’intervento proposto.

C’è stata una coscientizzazione nostra sul lavoro che facciamo, su quale potere abbiamo e su quale ruolo abbiamo come insegnanti utilizzando il nostro potere sulla parola: possiamo aprire, avvicinare, svelare oppure nascondere, velare, allontanare i mondi” precisa un altro insegnante, mentre per altri ancora “la sfida sta nel capire l’importanza di promuovere con la formazione degli stranieri lo sviluppo del loro pensiero critico. I migranti sono adulti che hanno bagaglio considerevole di esperienze e competenze, tutto importante ma spesso quel che manca è la capacità di esercitare un pensiero critico su se stessi, la propria condizione, la storia ed il mondo. A scuola abbiamo una grande opportunità per fondare nuovi processi di cittadinanza responsabile.”

Il livello di interesse attivato dai percorsi è molto alto, le aspettative ed i timori su come riportare questi stimoli nel lavoro ordinario in aula è, senza dubbio, importante. “Non si tratta di insegnare a leggere e scrivere”, sottolineano gli Enti che promuovono al proprio interno questo processo di formazione, e rassicurano sin dall’inizio circa continuità necessaria che verrà data a questi percorsi con incontri di approfondimento e supervisione e promuovendo spazi e tempi per il reciproco scambio di esperienze e confronto tra i partecipanti all’interno delle ordinarie attività degli Enti promotori “per promuovere un’opportunità reciproca di maggiore sensibilizzazione, coscientizzazione e assunzione di responsabilità rispetto alla presenza dei migranti nelle nostre comunità” unito al desiderio di fare rete, di promuovere opportunità di scambio, monitoraggio e ricerca tra quanti si stanno avviando sul medesimo percorso.

Anna Zumbo
Rafforzamento delle organizzazioni e sviluppo di comunità
Email zumbo@studiokappa.it
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