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L’indignazione per i minori non accompagnati mette in evidenza le gravi carenze nei dati dell’UE

Nando Sigona e Rachel Humphris, Refugees Deeply - ottobre 2016

31 dicembre 2016

- Link all’articolo originale (ENG)

Anche se le notizie dei “bambini scomparsi” suscitano indignazione morale, la realtà è che i dati dell’UE sui minori non accompagnati sono pieni di buchi e discrepanze. I ricercatori Nando Sigona e Rachel Humphris affermano la necessità di dati migliori per far fronte ai bisogni reali dei bambini rifugiati.

Nei primi mesi del 2015 l’Europol, l’agenzia di polizia dell’UE, ha denunciato la scomparsa di 10.000 minori non accompagnati, avvisando che avrebbero potuto essere vittima di reti criminali. Nonostante i dubbi sull’attendibilità di queste cifre, l’annuncio ha provocato un’ondata di indignazione. Il “numero impossibile”, come è stato definito, in privato, da enti benefici e associazioni di aiuto umanitario, era una chiamata all’azione troppo potente per mettersi a decostruirla.

Avere cifre attendibili, tuttavia, è importante.

Un’esame più rigoroso dei dati disponibili può migliorare la nostra comprensione del fenomeno dei bambini “scomparsi” e delle sue cause strutturali, e aiutarci a riorientare i nostri sforzi politici per far fronte alla situazione reale dei bambini migranti.

La migrazione di minori verso l’Europa è una questione variegata. Mentre il dibattito pubblico e i dati ufficiali si concentrano sui minori non accompagnati, altri bambini (in particolare i minori senza documenti o i minori i cui genitori sono richiedenti asilo) sono spesso invisibili sia nei dati che nella politica.

Più di 1 milione di persone ha raggiunto l’Italia e la Grecia via mare nel corso del 2015. La stragrande maggioranza è rappresentata da giovani uomini e donne, tra cui 250.000 minori. Secondo i dati diffusi dall’Agenzia Onu per i Rifugiati (UNHCR) e dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), il 94% di questi minori è giunto in Grecia, mentre un gruppo molto più piccolo (circa 16.500) ha raggiunto l’Italia.

Uno sguardo più approfondito ai dati sui bambini arrivati in Italia e in Grecia mostra notevoli differenze in termini di paesi di origine e di viaggio (se da soli o accompagnati).

La stragrande maggioranza dei minori provenienti dall’Egitto (98%) e dal Gambia (96%) ha affrontato da solo/a la pericolosa traversata dal Nord Africa. Nel caso dei bambini siriani, le percentuali sono esattamente l’opposto.

In Grecia, dove siriani e afghani costituiscono i gruppi nazionali più numerosi tra i migranti che arrivano via mare, la maggioranza dei bambini siriani viaggia con una persona responsabile per loro, mentre lo stesso non vale per i minori afghani.

Le cinque nazionalità più numerose e le condizioni di viaggio più comuni dei minori di 18 anni arrivati in Italia nel 2015 (Elaborazione: Nando Sigona; Fonte: IOM)

I dati degli arrivi via mare non dovrebbero essere confusi con quelli sull’asilo. Non tutti i migranti che arrivano via mare presentano domanda d’asilo e non tutti i richiedenti asilo sono arrivati via mare. I dati UE sull’asilo mostrano che degli 1,26 milioni di richieste di asilo presentate presentate nel 2015, 365.000 sono state presentate da minorenni. Di questi, soltanto 90.000 sono stati registrati come minori non accompagnati.

Ci sono, tuttavia, differenze sostanziali a livello internazionale, europeo e nazionale nella definizione dei minori non accompagnati. Queste definizioni sono importanti perché diverse categorie forniscono diversi livelli di protezione sia a livello legislativo che pratico.

Alcuni paesi, tra cui l’Italia, la Spagna e la Francia, offrono protezione ai minori non accompagnati per lo più sulla base dell’età e della separazione dai propri familiari, mettendo in secondo piano la domanda d’asilo del bambino. In altri paesi, la domanda di asilo del bambino è ritenuta fondamentale e viene presa in esame e trattata fin da subito. Questo può portare al rapido respingimento delle domande presentate da minori provenienti dai cosiddetti paesi sicuri. Ci sono stati tentativi di raggiungere una certa coerenza a livello europeo, ma non tutti hanno avuto successo.

Ci sono differenze significative anche nel modo in cui i dati su richiedenti asilo minorenni e non accompagnati vengono raccolti, oltre che nelle modalità in cui si svolge l’identificazione. Nel Regno Unito, ognuna delle quattro nazioni ha un proprio modo di raccogliere i dati e di pubblicare le proprie statistiche.

I dati sui minori non accompagnati nell’Unione Europea sono ottenuti aggregando le statistiche nazionali. Dato che i minori potrebbero viaggiare da un paese europeo all’altro, questa strategia può paradossalmente produrre due risultati opposti: doppio conteggio e bambini scomparsi.

Un bambino potrebbe, ad esempio, essere registrato come minore non accompagnato al suo arrivo in Italia e poi raggiungere i membri della propria famiglia altrove in Europa, presentando quindi una domanda d’asilo come minore "accompagnato". Il paradosso qui è che un bambino può essere registrato come scomparso in Italia, riapparire in un altro paese europeo e poi essere registrato nuovamente sotto un’etichetta burocratica diversa. Questo fenomeno è più diffuso di quanto si pensi.

Questo può accadere anche all’interno dei singoli paesi. Il progetto di ricerca Becoming Adult (Diventare Adulto), per esempio, mostra che il doppio conteggio dei minori non accompagnati è comune in Italia.

Le agenzie UE di raccolta dati hanno incontrato notevoli difficoltà ad adattarsi al rapido movimento delle persone attraverso le frontiere europee. I dati che riguardano i bambini che varcano le frontiere meridionali dell’UE, i minori che si trovano in tutti i paesi di transito, o tutti coloro che sono in attesa di asilo, ad esempio, sono raramente disaggregati per età e genere.

I dati disaggregati farebbero emergere quei bambini attualmente invisibili in Europa che sono stati identificati come "accompagnati". E questo è fondamentale perché la maggior parte dei bambini migranti e rifugiati che raggiungono l’Europa via mare sono accompagnati.

Mancano inoltre dati sui ricongiungimenti familiari e sono carenti i dati sulla detenzione e il ritorno, soprattutto per quanto riguarda i migranti che arrivano come minori non accompagnati ma hanno in seguito compiuto i 18 anni di età.

L’annuncio di Europol era troppo allettante per le ONG, difensori dei diritti umani e politici ben intenzionati, sinceramente preoccupati per la difficile situazione di quest’armata invisibile di potenziali schiavi. Ma se l’esistenza di casi di sfruttamento e di tratta non è in discussione, l’esame dei dati solleva questioni sulla dimensione del fenomeno e su come Europol abbia calcolato queste cifre.

L’accesso a dati più precisi potrebbe migliorare la nostra comprensione di cosa provoca la scomparsa di minori non accompagnati e aiutarci a riorientare i nostri sforzi per far fronte alle cause strutturali del fenomeno, non ultime le politiche e le pratiche dell’UE riguardo a questi bambini, al fine di migliorare la situazione di rifugiati soli e bambini migranti non accompagnati.