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I minori richiedenti asilo di Calais intraprendono un’azione legale contro il governo del Regno Unito

Diane Taylor, The Guardian - 28 dicembre 2016

6 gennaio 2017

- Link all’articolo originale (ENG)

Trentasei adolescenti accusano il Ministero degli Interni di rinnegare la promessa di portare minori non accompagnati vulnerabili nel Regno Unito.

Trentasei minori richiedenti asilo che precedentemente vivevano nel campo per rifugiati di Calais hanno lanciato una sfida legale al Ministero degli Interni.

Hanno sostenuto che Amber Rudd abbia agito in maniera illegittima nel gestire le loro richieste di asilo. E’ la prima volta che dei bambini del campo abbiano intrapreso un’azione legale individuale contro il governo.

Dopo lo smantellamento del campo di Calais il 31 ottobre, i bambini sono stati distribuiti per tutta la Francia. Ventotto di loro hanno avuto le loro domande di protezione respinte, mentre altri otto sono in attesa della decisione del Ministero dell’Interno.

Dei ventotto rifiutati, 11 hanno 14 anni, sette hanno 15 anni, nove hanno 16 anni ed uno ha 17 anni. Sedici vengono dall’Eritrea, undici dall’Afghanistan ed uno dal Sudan. Sono stati sparpagliati in quindici centri di accoglienza in giro per la Francia.

Nella contestazione legale il governo è accusato di rinnegare il proprio impegno di permettere l’entrata a rifugiati minori e vulnerabili nel Regno Unito ai sensi dell’articolo 67 della legge sull’immigrazione (Immigration Act). Conosciuta come l’emendamento Dubs, questa legge prevede l’ingresso di minori particolarmente vulnerabili nel territorio nazionale a discrezione del governo.

Secondo gli avvocati dei minori, il Ministero dell’Interno ha fallito nel permettere il trasferimento di molti dei bambini più vulnerabili nel Regno Unito, nel fornire motivazioni fondate per il respingimento delle richieste di asilo, e nell’intervenire in risposta ai casi più estremi.

La revisione giudiziaria si concentra sulle circostanze specifiche di un ragazzo di quattordici anni proveniente dall’Afghanistan e sulla questione più ampia che colpisce tutti i minori.

Il padre del ragazzo aiutò le truppe Nato e fu quindi preso di mira dai Talebani. Il ragazzo è stato colpito al collo dai Talebani quando cercavano il padre nella casa di famiglia. E’ stato fortunato a sopravvivere, ha lasciato il suo Paese e viaggiato attrevrso otto Stati prima di raggiungere la Francia.

Lungo la strada è stato sepolto vivo mentre viaggiava in una macchina attaccata da militari Iraniani, è quasi morto di fame quando è rimasto quattro giorni e quattro notti in una foresta in Bulgaria, è stato sfruttato sessualmente e fisicamente da trafficanti ed è stato colpito da pallottole di gomma e da gas lacrimogeni quando era nel campo di Calais.

Sempre a Calais, ha avuto il polso rotto dopo essere stato percosso da un poliziotto che brandiva un manganello e ha tentato il suicidio quattro volte.

Il suo team legale presso i “Duncan Lewis Solicitors” ha scritto al Ministero il 2 di novembre ed il 5 di dicembre per informarlo sulle condizioni del ragazzo ma nessuna delle lettere ha ricevuto risposta.

Secondo gli assistenti sociali che lo hanno in carico, il ragazzo è affetto da tendenze suicide e depressione, tesi avvalorata da uno psichiatra indipendente che ha diagnosticato un disturbo post-traumatico da stress, affermando che il ragazzo è profondamente traumatizzato e vulnerabile e ha bisogno di cure. Tuttavia, l’assistente sociale inviato dal Ministero ha escluso che il ragazzo avesse alcuna carenza psicologica o emozionale particolare.

Il ragazzo è stato uno dei tanti bambini che tra il 15 e il 16 dicembre hanno ricevuto la risposta di diniego alla domanda di protezione internazionale nel Regno Unito.

Da quando è stato trasferito in un centro d‘accoglienza in Francia, ha per due volte espresso il desiderio di uccidersi.

In una prima risposta all’azione legale, gli ufficiali del Ministero hanno detto che non avrebbero potuto dare priorità ai casi di bambini che avessero rappresentanti legali, e che se i bambini avessero riscontrato che le autorità francesi non si prendessero cura di loro in maniera appropriata si sarebbero potuti rivolgere ai tribunali francesi.

Toufique Hossain, direttore di diritto pubblico presso Duncan Lewis Solicitors, ha affermato: "Il governo ha fatto si che questi bambini, alcuni dei quali di 13 anni, rimanessero effettivamente senza alcun rimedio legale fino all’inizio del nuovo anno, che è la prima data entro la quale gli ufficiali del ministero hanno concordato nel motivare i rigetti delle domande dei bambini."

Hossain ha anche aggiunto che finora è stato permesso l’ingresso nel Regno Unito a 200 bambini, e che non se ne aspettano altri da Calais.

"Il modo in cui tutto questo è stato gestito dalle autorità britanniche e francesi è a dir poco vergognoso. È moralmente riprovevole e, a nostro avviso, semplicemente illegale che a questi bambini non siano state date motivazioni scritte per spiegare perché le loro domande siano state respinte, e che siano stati informati tramite incontri di gruppo senza che vi fosse una procedura corretta in atto".

Alcuni dei bambini la cui domanda di asilo è stata respinta hanno inviato messaggi di aiuto al Guardian. Un ragazzo di 16 anni sudanese a Biscarrosse, la cui domanda di protezione nel Regno Unito è stata rifiutata, ha inviato una serie di messaggi WhatsApp nella notte di martedì, dicendo: "...sono solo stanco della mia vita. Anche io non so quando e come posso dormire. Tutto quello che so è che voglio fare qualunque cosa per dimenticare."

Ha fatto riferimento al personale del centro di accoglienza come una "macchina senza cuore", aggiungendo: "Ho detto loro due settimane fa: vi prego sparateci se volete calmarci, perché questo non è umano, giuro."

Un portavoce del Ministero ha detto: "Sarebbe inopportuno commentare procedimenti legali ancora in corso."