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“L’ordinanza è un avvenimento storico, in quanto tratta le vittime come persone, anche se muoiono alla frontiera”

Gabriela Sánchez, Desalambre (El Diario) - 13 gennaio 2017

Frontiere

21 gennaio 2017

- Link all’articolo originale (ESP)

- Le ONG, che rappresentano l’accusa popolare nel caso delle morti di Ceuta, festeggiano la riapertura delle indagini.
- Né il Ministero degli Interni né la Guardia Civil si sono espressi riguardo la decisione del giudice.
- “Siccome le vittime sono straniere e povere, sembrano non avere famiglia, ma in realtà hanno madri e padri che chiedono giustizia e questa ordinanza li sostiene”, ha detto Helena Maleno

Hanno presentato buona parte delle prove richieste durante l’indagine sui morti di Ceuta e in molte occasioni hanno denunciato la lentezza e la negligenza del tribunale incaricato di indagare sulla morte di 15 persone alla frontiera di Ceuta e sul possibile coinvolgimento di 16 agenti della Guardia Civil. Adesso queste ONG, che rappresentano l’accusa popolare o sono coinvolte nel processo, festeggiano l’ordinanza della Audiencia Provincial (corte d’appello spagnola, NdT) di Cadice perché, a loro avviso, dà valore al diritto alla vita e alla dignità delle persone, nonostante vita e dignità non siano spesso riconosciute alla frontiera.

Questa ordinanza è molto importante, è un avvenimento storico in quanto tratta le vittime come persone, anche se muoiono alla frontiera. Corregge la dinamica secondo la quale sembra che alla frontiera non muoiano persone, dal momento che vengono sempre trattate come cani e nulla venga fatto per loro”, afferma l’attivista di Caminando Fronteras, Helena Maleno, dal Marocco, dove dà voce ai sopravvissuti della tragedia accaduta quasi tre anni fa.

Questa dinamica di disumanizzazione, sottolinea, è stata immortalata dalla risoluzione giudiziaria con la quale è stato archiviato il processo e, in particolare, da quella frase che, sostiene Maleno, ha causato tanta sofferenza alle famiglie delle vittime: “Gli immigrati non erano persone in pericolo in mare bisognose di soccorso”.

La giustizia presuppone che si investighi su un crimine contro la dignità umana, anche se questo viene commesso alla frontiera e anche se le vittime non vengono considerate cittadini e nemmeno ‘persone in pericolo in mare’ come sostiene la giudice”, aggiunge Maleno.

Coordinatrice di Barrios, ONG coinvolta nella causa, festeggia l’ordinanza in quanto “è la prima volta che si impone l’obbligo di un’indagine efficace sui diritti delle vittime di frontiera, mettendole sullo stesso piano di qualsiasi altra vittima”, sottolinea Patricia Fernández, avvocato dell’organizzazione. Aggiunge inoltre: “È molto importante che la risoluzione evidenzi che queste morti si sono verificate sotto la diretta supervisione delle forze dell’ordine”.

Gonzalo Boye, avvocato della piattaforma Observatori DESC, apprezza invece la decisione della Audiencia Provincial perché “riconosce il lavoro dell’accusa popolare ed è una protezione contro chi chiede una riforma per eliminare tale forma di accusa”. In un caso come questo, spiega, “senza l’accusa popolare difficilmente si farebbero passi avanti”.

Secondo Boye, l’ordinanza “riunisce le leggi sui diritti umani riguardo a come deve essere un’indagine efficace e rende difficile un’altra conclusione approssimativa di questa causa”.

La Commissione Spagnola di Aiuto al Rifugiato (CEAR) considera la risoluzione “una vittoria giudiziaria che apre un barlume di speranza contro l’impunità e dà ragione a tutti quelli che, come noi, sostenevano che fosse stata condotta un’indagine inadeguata sull’uso eccessivo e immotivato della violenza e di materiali antisommossa da parte della Guardia Civil”.

Ci auguriamo che la riapertura delle indagini porti a una nuova udienza che renda giustizia alla morte di queste 15 persone che cercavano un’opportunità nel nostro paese”, ha affermato Estrella Galán, segretaria generale della CEAR.

La Audiencia Provincial conclude qualcosa che, secondo Maleno, sembra logico, ma risulta invece importante considerando la storia di impunità che ha caratterizzato le indagini sull’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine alle frontiere. “Siccome le vittime sono straniere e povere sembra che non abbiano famiglia, ma in realtà ci sono persone che le piangono, a cui mancano e che stanno lottando per ottenere giustizia. Questa ordinanza le sostiene semplicemente dicendo che le vittime erano esseri umani, che le indagini non sono state sufficienti e che bisogna continuare”.

Il Ministero degli Interni, la Guardia Civil e l’avvocato di uno degli agenti indagati sono stati contattati, ma al momento hanno rifiutato di esprimersi riguardo la riapertura del caso.

Invece la Delegazione del Governo di Ceuta si è limitata a mostrare il suo “rispetto per le decisioni del giudice”, secondo quanto dichiarato a eldiario.es. Il silenzio delle Forze dell’Ordine è in contrasto con la reazione avuta riguardo all’archiviazione della causa, definita allora sul profilo ufficiale di Twitter come una “buona notizia”.