logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Esistono anche modelli che funzionano

Guido Viale, Il Manifesto - 28 marzo 2017

30 marzo 2017

Ci sono molti modi di gestire l’accoglienza dei profughi che arrivano in Italia. I media per lo più si occupano solo dei casi peggiori, quelli che comportano ruberie di ogni genere da parte dei gestori di CAS e Cara, isolamento e maltrattamenti delle persone ospitate, creazione di situazioni che sembrano fatte apposta per suscitare o alimentare reazioni di rigetto da parte delle popolazioni locali. Ma ci sono molti altri esempi, spesso anche di successo, di cui i media parlano poco o per niente, lasciando nel pubblico l’impressione, che poi si alimenta da sé con un effetto a valanga, che la maggioranza se non la totalità della popolazione italiana veda nei profughi e nei migranti la principale fonte del proprio disagio; che ha invece ben altre origini. E’ ora che si cominci a raccogliere in modo sistematico e a rendere pubbliche con un impegno maggiore di quello profuso finora, queste esperienze positive, per chiarire a quante più persone possibile quante cose buone e utili per tutti si possono fare.

Una di queste esperienze è quella dell’associazione Padova Accoglie, reduce da una grande manifestazione pro accoglienza a Venezia il 19 marzo scorso di oltre 4.000 persone - Side by Side - promossa con i ragazzi di Melting Pot e Overthe fortress. Tra i fondatori e coordinatori di Padova Accoglie c’è Stefano Ferro, la cui attività operativa si svolge principalmente attraverso la cooperativa Percorsovita Onlus, nota ad alcuni per l’attività di strada contro la tratta fondata e svolta, insieme ad altri collaboratori e collaboratrici, da don Luca Favarin, che ne è l’animatore ed è riuscito a farne parlare anche la televisione. Percorsovita in quasi tre anni ha aperto anche 12 centri di accoglienza distribuiti in Padova e provincia con più di 100 richiedenti protezione internazionale. Da giugno dell’anno scorso ha aperto il secondo ristorante che, insieme a quello aperto due anni fa dà lavoro complessivamente a 12-15 richiedenti asilo di cui 3 assunti con contratto a tempo indeterminato, tre in formazione professionale e gli altri con contratto a tempo determinato o pagati, finora, con voucher.

L’ultimo nato, Strada Facendo Ristorante etico (via Chiesanuova, 131), si trova in una ex casa del popolo, chiusa da tempo e trasformata in un ristorante che però non ha avuto successo e che ha pertanto ceduto i locali - due ampi saloni, più veranda, giardino e cucina - alla cooperativa. Il primo nato, The last one (via San Crispino), somministra pasti preparati nella cucina di Strada Facendo, dove è stata centralizzata la produzione. La cucina è di alto livello (Trip Advisor le tributa 25 eccellente e 6 buono su 35 valutazioni) ma con un rapporto qualità/prezzo imbattibile.

Biggy, il vicecuoco della Guinea Bissau che ne è parte importante, ha svolto il suo apprendistato con chef di livello come Dimitri e Ale Meo, che hanno prestato e prestano tuttora la sua collaborazione rifiutando offerte di prestigio economicamente ben più vantaggiose solo per la soddisfazione di partecipare a un progetto così edificante. Volutamente il ristorante non propone una cucina etnica, bensì multiregionale italiana, con prodotti di alta qualità che proprio per questo non sono a chilometri zero e non sono neanche esclusivamente biologici, per non fare concorrenza a due ristoranti biologici legati ai gas locali che si trovano nelle vicinanze e che intrattengono ottimi rapporti con il team della cooperativa.

La cosa straordinaria è che, chef a parte, nessuno aveva esperienza nel settore della ristorazione. A partire dalla responsabile Carolina (ex PR) che nei giorni di chiusura del locale è a capo con don Luca di una unità di strada anti tratta che solo un mese fa è riuscita a portare in salvo due ragazzine nigeriane di 16 anni e che ha trasformato il locale come fosse casa sua. E la gente se ne accorge, lo scrive e passa parola. Il successo di entrambe le iniziative è stato travolgente: i locali sono sempre affollati e The last one deve servire i suoi ormai 100 pasti di mezzogiorno su due turni e mezzo, perché la clientela supera di gran lunga la capienza del locale. Soprattutto da quando è entrata in forza la cuoca di Sherwood Festival: la Giovi. E Strada Facendo prevedeva il raggiungimento del punto di pareggio in quasi tre anni; ma, prevedibilmente, esso verrà raggiunto già nel corso del primo anno di esercizio.

Accanto a queste attività, Percorso Vita ha attivato da poco un campo di due ettari e mezzo con annesso casale in località Saccolongo, precedentemente utilizzato per coltivazioni di biomassa, bonificandolo e destinandolo, sotto la guida di Guglielmo Donadello, responsabile nazionale tecniche di agricoltura di Legambiente, ad alberi da frutta e legumi di specie che non richiedono trattamenti chimici. I lavori si svolgono “a mano” perché i profughi che gestiscono il campo non sono autorizzati a guidare trattori, anche se un vicino li ha aiutati con il suo trattore. E’ un esempio contagioso perché molti agricoltori vicini, di fronte a questa vistosa trasformazione della produzione, si sono dichiarati disposti a cedere alla cooperativa parti dei loro terreni, perché le coltivazioni a cui sono attualmente destinati non danno rendimenti soddisfacenti. Così Percorso Vita è in procinto di acquisire nuovi e consistenti appezzamenti che, con i sistemi di coltivazione adottati, potrebbero garantire alcune decine di ulteriori posti di lavoro.

Tra gli altri progetti, quello di fare del ristorante la sede di un gas e l’istituzione di un master in mediazione culturale in collaborazione con Agripolis, il dipartimento di agraria dell’Università di Padova. Il corso è partito lo scorso gennaio con 17 allievi che fanno il loro tirocinio al ristorante e uno dei quali è già stato assunto dalla cooperativa.

Anche l’accettazione di queste iniziative è un esempio di successo, come dimostra il fatto che i ristoranti sono sempre pieni, ma essa si estende ben al di là del posto di lavoro. Per esempio Biggy, il vicecuoco di Strada Facendo, avendo un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio sicuro, si è potuto permettere anche una casa in affitto, dove è andato a vivere con due colleghi, in località Brusogone. E’ una zona abitata prevalentemente da anziani, non sempre in buoni rapporti nemmeno tra di loro, che quando sono arrivati quei “neri”, insieme a uno dei semiliberi che ha in affidamento don Luca, hanno avuto una reazione di immediato rigetto. Ma poi, vedendoli gentili, collaborativi e anche impegnati a rimettere a posto situazioni lasciate da tempo in abbandono - un’aiuola, una ringhiera, dei locali comuni, ecc. - poco per volta hanno cambiato atteggiamento e ora non solo li trattano da pari a pari (e hanno anche migliorato molto i rapporti tra loro), ma addirittura una vicina prepara per loro la cena tutte le sere quando tornano dal lavoro; per pura amicizia.

Tutto bene allora? Neanche per sogno! A Padova la commissione territoriale preposta alla valutazione delle richieste di asilo marcia sul 78 per cento di dinieghi e quando sono presenti anche esponenti della Lega la percentuale tocca il 90 per cento. Tutti i membri della cooperativa richiedenti asilo hanno già ricevuto il diniego sia dalla commissione che dal giudice ordinario del primo ricorso e sono ora in attesa di appello, che per molti dovrebbe svolgersi prima che entri in vigore la sua abrogazione prevista dal decreto Minniti.

Questo significa che se si avrà la conferma del giudizio di primo grado o quando non sarà più possibile adire l’appello, tutti i lavoratori della cooperativa, compreso il vicecuoco Biggy, su cui si regge la qualità straordinaria della cucina, dovranno venir licenziati ed entrare in clandestinità. Un modo perfetto per distruggere la vita a tante persone sofferenti che dopo mille vicissitudini dolorose avevano trovato il modo per ricostruirsela; ma anche per mandare in malora un’attività economica florida e un esperimento di accoglienza che potrebbe essere moltiplicato in tutto il paese.

E’ una situazione che rischia di travolgere non solo questa impresa, ma tutto quanto di positivo è stato creato nell’ambito dell’accoglienza in tutto il paese. In balia di una legislazione feroce, incoerente e abborracciata, la cosiddetta accoglienza dello Stato italiano si trasforma così nel suo esatto contrario. Una vicenda che lascia senza parole e richiede un’immediata mobilitazione perché non finisca così.