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MSF denuncia la diffusione di violenza contro i migranti e i rifugiati al confine tra Serbia e Ungheria

Marzo 2017

1 aprile 2017

- Link all’articolo originale (ENG)

Negli ultimi mesi, le nostre équipe in Serbia hanno curato un numero sempre maggiore di pazienti che riferivano l’aumento di violenza e il trattamento crudele e degradante a cui erano sottoposti dalle autorità ungheresi al confine tra Serbia e Ungheria.

Medici senza frontiere (MSF) si rivolge alle autorità ungheresi affinché indaghino e agiscano per fermare queste pratiche brutali. Da gennaio 2016 a febbraio 2017, MSF ha curato 106 casi di violenza intenzionale perpetrata dagli agenti di pattuglia ungheresi al confine.

Tutti i casi trattati da MSF seguono gli stessi percorsi di violenze, includendo ferite da pestaggio (54 casi), morsi di cane (24 casi), irritazioni da gas lacrimogeno e spray al peperoncino (15 casi) e altre ferite (35 casi). Questi abusi non escludono persone vulnerabili come minori non accompagnati : su 106 casi, 22 erano minorenni.

«Le persone ci dicono che sono state picchiate, fatte stendere per terra mentre venivano calpestate dagli agenti di polizia con gli stivali» dichiara Christopher Stokes, Direttore Generale di MSF, che è appena tornato dalla Serbia.
«Aggiungono che i loro vestiti e le loro scarpe vengono spesso confiscati nella neve, cosi che devono camminare verso la Serbia al freddo e con i piedi nudi.
I lividi e gli altri sintomi che abbiamo visto e trattato sono in accordo con il tipo di abusi descritti
».
Si tratta di un pacchetto standard di abusi, un rituale di brutalità al confine della stessa Europa che mira a fermare le persone che cercano di attraversare il confine.

Ed è scioccante che i leader europei chiudano un occhio su quello che sta succedendo. «Durante il Consiglio dell’Unione Europea il 9 marzo, che si è tenuto esattamente un anno dopo la chiusura ufficiale della strada balcanica, i leader europei dovrebbero discutere se questa brutalità è il modo in cui continueranno a proteggere i loro confini».

Secondo le testimonianze recenti raccolte dal team di MSF, questa violenza è diventata ripetitiva e ancora più umiliante nelle ultime settimane. «Recinti, respingimenti e deterrenza non sono solo crudeli e inumani, ma anche inefficaci e non fermano le persone dall’attraversare i confini.» Nelle ultime settimane di febbraio, più precisamente nella notte tra il 21 e il 22 febbraio, circa 240 persone sono state respinte dall’Ungheria. Il giorno dopo, la clinica di MSF a Belgrado era affollata da più di 20 persone in cerca di cura medica dopo essere stati severamente picchiati.

«Questo rappresenta probabilmente solo la punta dell’iceberg, perché molte persone che abbiamo conosciuto al confine, per diverse ragioni, non cercano cure mediche per le loro ferite.» continua Stokes. «I gruppi volontari con cui abbiamo lavorato al confine hanno riscontrato casi simili in gran numero». MSF richiede alle autorità europee e alle istituzioni europee di assicurare il pieno rispetto del diritto di asilo e condanna fermamente tutte le forme di maltrattamento ai confini.

«Recinti, respingimento e deterrenza non sono solo crudeli e inumani, ma sono anche inefficaci e non fermano le persone dall’attraversare  » conclude Stokes. «Continuiamo a chiedere l’apertura di vie sicure e legali per le persone in ricerca di asilo in Europa.»