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Frontera sur - Bilancio Migratorio 2016

Più che raddoppiato in soli due anni il numero di morti nel tentativo di raggiungere la Spagna. Madrid inasprisce ulteriormente i controlli alle frontiere e pianifica l’apertura di nuovi CIE

8 aprile 2017

- Il rapporto integrale in lingua originale (.pdf)


Lo scorso 23 febbraio la APDHA (Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía) ha presentato a Siviglia il Balance Migratorio 2016, rapporto nel quale si analizza annualmente l’evoluzione del fenomeno migratorio attraverso la porta sud-occidentale dell’Europa.

Il documento, integrato nell’Informe Derechos Humanos en la Frontera Sur 2017 (disponibile in lingua originale qui), mette in luce le principali continuità e le criticità emergenti riguardo gli effetti della politica di gestione dei flussi adottata dal governo spagnolo, riportando una dettagliata serie di dati sullo stato dell’arte.

Per il 2016 emerge anzitutto un lieve calo degli arrivi nella penisola, se rapportati all’anno immediatamente precedente: 14.128 nel 2016 contro i 16.936 del 2015.

Questo calo, come spiegato nel documento, è da attribuirsi principalmente alla netta diminuzione del numero di profughi siriani arrivati nelle enclave di Ceuta e Melilla (circa 8.000 nel 2015, 2.500 nel 2016 - dati UNHCR). Tale flusso, che negli ultimi tre anni aveva conosciuto una crescita progressiva, è andato via via assottigliandosi a causa della crescente difficoltà di accedere per via terrestre al Marocco attraverso Paesi attualmente in situazione di grave instabilità, come l’Egitto e la Libia. Tuttavia, se depurato da questa componente, il dato che emerge è che nel 2016 gli arrivi di migranti in territorio spagnolo sono quasi triplicati rispetto al 2010 (5.349 nel 2010; 14.128 nel 2016).


Ovviamente, segnala l’APDHA, si tratta di numeri ben lontani dalle dimensioni dei flussi che riguardano la Grecia o l’Italia: la migrazione attraverso la Frontera Sur ha rappresentato nel 2016 appena il 3,4% degli arrivi che hanno interessato l’Europa attraverso la rotta balcanica o il Mediterraneo centrale.

Tuttavia, prosegue, si tratta di un incremento progressivo che sembra trovare ulteriore conferma tanto nei dati relativi a quest’ultimo mese di gennaio, che ha segnato il triplicarsi degli arrivi via mare rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1.289 nel gennaio 2017; 402 nel gennaio 2016), quanto nei dati relativi agli ingressi nell’enclave di Ceuta, che ha accolto circa 900 migranti nel solo mese di febbraio 2017.


Il dato che offre il segno tangibile dell’evolversi dei flussi attraverso la Frontera Sur è costituito proprio dall’aumento considerevole degli arrivi per via marittima: gli attraversamenti via mare verso la penisola sono cresciuti nel 2016 di circa il 40% rispetto all’anno precedente. Se la rotta delle Canarie ha registrato un leggero calo dei flussi, perlopiù dovuto agli accordi stretti dal Marocco con il Senegal e la Mauritania, l’area ad est dello Stretto di Gibilterra (Mar de Alborán), al contrario, ha visto crescere notevolmente la dimensione degli stessi: il maggior numero di arrivi ha interessato le zone di Almería, Motril (Granada) e il Golfo di Cadice; nel complesso l’Andalusia è passata dai 3.736 migranti salvati in mare nel 2015 a 6.508 nel 2016. Il fenomeno sembra consolidarsi e addirittura crescere ulteriormente nei primi mesi del 2017: proprio nelle ultime settimane si stanno infatti registrando quotidianamente centinaia di salvataggi nelle acque dello Stretto.


All’aumento degli attraversamenti via mare ha corrisposto un drammatico aumento nel numero dei morti e dispersi durante le traversate nel Mediterraneo occidentale: in soli due anni questo numero è più che raddoppiato (+125%), passando dai 131 del 2014 ai 195 del 2015, per toccare quota 295 nel 2016.


Ceuta e Melilla

Il rapporto presentato dall’APDHA dedica inoltre una sezione apposita alla situazione delle enclave di Ceuta e Melilla.

Il dato più significativo per le due città è rappresentato, per il 2016, dal netto calo degli arrivi di persone provenienti dalla Siria (stimate approssimativamente in 2.500 contro le 8.000 dell’anno precedente).

Gli ingressi con il metodo del “salto de la valla” si sono mantenuti pressoché stabili nel caso di Melilla, mentre per quanto riguarda Ceuta si sono verificati diversi episodi di salti di massa (l’ultimo dell’anno in dicembre, con 428 ingressi in un solo giorno), tendenza che sembra proseguire ininterrotta in questi primi mesi del 2017 (gli ultimi episodi risalgono a metà febbraio, quando in soli tre giorni circa 900 migranti sono riusciti a superare le barriere della città).

A tal proposito la APDHA evidenzia come la retorica del governo spagnolo, che in varie occasioni ha attribuito il drastico calo dell’utilizzo di questa forma di accesso alle enclave registratosi nel 2015 all’entrata in vigore della legge di legalizzazione dei c.d. “rechazos en frontera” (respingimenti immediati), sia stata smentita dai fatti. L’andamento altalenante del fenomeno, che nel 2016 ha registrato una ripresa, sembra infatti imputabile più al grado di repressione più o meno duro applicato dal Marocco sui migranti intercettati nel suo territorio che al cambiamento legislativo adottato dal governo di Madrid.

Photo credit: Teresa Palomo


Ad ogni modo, denuncia l’APDHA, permane la condizione di assoluta eccezionalità giuridica per entrambe le enclave, unici territori dello Stato formalmente soggetti ad un regime giuridico di gestione della frontiera del tutto alieno a qualsiasi standard minimo di legalità internazionale. L’entrata in vigore della L.O. 4/2015 di legalizzazione dei respingimenti alla frontiera ha infatti consentito al governo spagnolo di dare piena copertura giuridica ad una pratica espressamente vietata da tutti gli strumenti internazionali di tutela dei diritti umani, ponendo la Spagna in una posizione di assoluta unicità nel panorama europeo. In conseguenza di questa svolta normativa i procedimenti penali già in essere per gravi violazioni dei diritti umani alle frontiere di Ceuta e Melilla sono stati tutti archiviati. Inoltre, se solo a fine 2014 l’Europa si mostrava ancora cauta nell’avallare esplicitamente l’operato di Madrid, nei primi mesi del 2016 il nuovo commissario Avramopoulos ha definitivamente rotto ogni riserva ritenendo lo status spagnolo pienamente compatibile con il diritto dell’Unione1. Da questo momento, ricevuta l’approvazione politica delle più alte sfere europee, non solo il c.d. “modello spagnolo” è divenuto ampiamente tollerato, ma è addirittura passato ad essere presentato come un vero e proprio modello di successo nella gestione delle frontiere esterne dell’Unione. [1]

Eppure, evidenzia l’APDHA, si tratta di un modello che “non solo causa immani sofferenze e provoca molte morti, ma è anche totalmente inefficace dal punto di vista dell’obiettivo che dichiara di voler perseguire, ovvero giungere ad una regolazione legale e ordinata dei flussi migratori”. Una condizione, questa, che si sta tentando di perseguire con l’attuazione di una cieca politica di chiusura delle frontiere, basata sui respingimenti di massa e sul razzismo istituzionale, omettendo completamente di analizzarne gli esiti, che mostrano appunto il drammatico aumento del grado di violenza al confine e l’aumento incontestabile delle morti in mare.

Photo credit: Teresa Palomo


Inoltre, spiega l’APDHA, si tratta di un modello che non ha ragione di esistere. Se è vero infatti che i flussi che interessano la Spagna costituiscono una parte ridottissima della migrazione in atto verso l’Europa (dati OIM relativi al 2016 fissano gli ingressi in Spagna al 3,4% del totale europeo), non si spiega perché il governo continui ad alimentare intenzionalmente un sentimento di vero e proprio allarme sociale attorno all’inesistente invasione dei migranti nel Paese.

Ancor meno, alla luce degli stessi dati, si spiegano gli investimenti multimilionari che il governo sta continuando a disporre per accrescere la sicurezza alle frontiere (va evidenziato che per il periodo 2004-2020 la Spagna ha già ricevuto dalla UE circa 484,4 milioni di euro per la messa in sicurezza delle proprie frontiere, più dell’Italia - 406,5 milioni - e della Grecia - 374,6 milioni) [2] .

Prospettive future

Ad ogni modo, nonostante la cifra irrisoria del flusso migratorio che la Spagna è chiamata ad affrontare non giustifichi in alcun modo l’adozione di ulteriori misure d’urgenza, è proprio di qualche giorno fa la notizia di un nuovo inasprimento della sicurezza alla frontiera di Ceuta.

Nella serata del 3 aprile è infatti arrivato nella città un idrante blindato, di quelli solitamente utilizzati dalle forze dell’ordine in occasione di manifestazioni violente per disperdere la folla. Sebbene non sia ancora stata rilasciata alcuna comunicazione ufficiale da parte delle autorità, le indiscrezioni ipotizzano l’utilizzo del mezzo nell’ambito di un progetto-pilota su un nuovo assetto della sicurezza alla frontiera. In altri termini, l’idrante dovrebbe essere utilizzato nel perimetro della valla per respingere i migranti attraverso la recinzione, prima quindi che riescano ad entrare in territorio spagnolo.


Ancora, mercoledì 4 aprile ha avuto luogo a Madrid una riunione d’urgenza tra i rappresentanti politici delle due enclave, la vicepresidente del governo e il Ministro dell’Interno Zoido. Al termine della stessa è stato reso noto attraverso un comunicato che “dinanzi alla crescente pressione sulle due Città Autonome si rende necessario adottare una serie di misure correttive, per le quali sono state analizzate diverse proposte la cui implementazione sarà portata a termine nel più breve tempo possibile” [3]. Nel mentre, continua il comunicato, a Ceuta e Melilla saranno immediatamente rafforzati i contingenti della Policía Nacional e della Guardia Civil operativi alle frontiere, così come sarà intensificato l’appoggio alle autorità locali in relazione alla problematica dei minori stranieri non accompagnati.

Inoltre, è di pochi giorni fa la notizia per cui il governo starebbe valutando l’apertura di tre nuovi CIE (Centros de Internamiento de Extranjeros) nelle città di Madrid, Malaga e Algeciras, che andrebbero ad aggiungersi agli otto già esistenti nei quali, tuttavia, l’occupazione media è da tempo ben al di sotto della capienza limite.

Sembra profilarsi, in definitiva, una nuova ed immotivata escalation securitaria, i cui primi esiti potrebbero verosimilmente vedersi già nei prossimi mesi.