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My Life Project, l’App Sociale dedicata ai minori ospitati nelle comunità educative

Un progetto sviluppato dalla Cooperativa Sociale Ethica

27 aprile 2017

Si chiama My Life Project l’App italiana pensata per il sociale e dedicata ai minori ospitati nelle comunità educative. Uno strumento che permetterà ai ragazzi di avere sullo smartphone tutta la propria documentazione, le scadenze, gli impegni e il percorso individuale compiuto, dai corsi di formazione ai tirocini di lavoro. Un “archivio” a disposizione sempre e in ogni luogo, anche una volta usciti dalle strutture di accoglienza.

Il progetto, sviluppato da Cooperativa Sociale Ethica, ente che si occupa di minori stranieri non accompagnati, è realizzato grazie al contributo della Regione Lazio attraverso il Pacchetto Famiglia.

“Questo progetto punta a sviluppare l’autonomia dei minori e farli sentire protagonisti del proprio percorso. Per i ragazzi, la portabilità della propria documentazione può essere preziosa anche nel quotidiano. In questo modo le nuove tecnologie possono affiancarli e metterli in rete con tutti i soggetti che intervengono nel loro percorso di crescita. I ragazzi sono in grado di seguire gli impegni che si sono prefissi e quelli che le strutture che li ospitano assicurano di realizzare, sperimentando una maggiore responsabilizzazione, soprattutto nella gestione della propria documentazione, anche in vista dell’uscita dalla struttura, quando di fatto si troveranno soli. Al contempo, le comunità educative possono dimostrare il grosso lavoro che svolgono quotidianamente a favore dei minori accolti”, spiega il presidente di Cooperativa Sociale Ethica, Salvatore D’Angiò.

La piattaforma digitale di My Life Project comprende l’App, disponibile su Google Play e App Store, e un sito web interfaccia, accessibile gratuitamente e a disposizione delle comunità educative di tutta Italia, su cui gli educatori delle strutture, autorizzati dai tutori, inseriscono i dati del minore e controllano quelli inseriti dal ragazzo stesso tramite l’App.

Tra gli obiettivi, quindi, c’è anche la messa a punto di uno strumento di trasparenza, condiviso dagli enti locali che inviano i minori nelle comunità educative, dalle case famiglia e dai tutori, in grado di stimolare la crescita della qualità nella rete dell’accoglienza. Uno strumento che nasce per fornire un database di conservazione della documentazione (permessi di soggiorno, certificati medici, attestati dei corsi di formazione, etc.), sempre a disposizione dei ragazzi, e che inoltre permette alle strutture di accoglienza di rendicontare l’attività svolta e ai tutori di reperire molte più informazioni in tempo reale, in modo da poter intervenire con maggiore efficacia nelle diverse situazioni.

My Life Project parte dalla Provincia di Frosinone, per raccogliere i dati di tutte le strutture che vorranno aderire.

Negli ultimi due anni, nelle due case famiglia gestite dalla Cooperativa Sociale Ethica a Cassino e Pontecorvo, nel frusinate, l’80% dei minori ospitati ha seguito dei tirocini di formazione, al termine dei quali il 70% ha trovato lavoro. Ma cosa succede a questi ragazzi una volta maggiorenni e ormai fuori dalla rete di accoglienza? E qual è il loro percorso, quando non rientra nei casi gestiti dalle più significative Unità operative per minori?

Più a lungo termine, per rispondere a queste domande, l’intento sarà quello di sviluppare il progetto e accompagnare i ragazzi anche oltre i 18 anni, quando del loro percorso, su cui fino ad allora si è cercato di investire in modo mirato, si perdono le tracce.

In Italia

My Life Project arriva al varo in contemporanea con la legge approvata alla Camera sulla protezione dei minori stranieri non accompagnati (MSNA), che giungono nel nostro Paese per sfuggire a fame, povertà, guerre e violenza.
Un fenomeno sempre crescente, di cui dati spesso non esaustivi raccontano la complessità di gestione e monitoraggio.

Nel 2016 secondo il Ministero dell’Interno sono sbarcati in Italia oltre 25mila tra bambini e ragazzi, il doppio rispetto al 2015. Oltre 6mila minori risultavano irreperibili per le istituzioni.

Secondo il Report più aggiornato del Ministero del Lavoro sui minori stranieri non accompagnati, a febbraio 2017 erano presenti e censiti in Italia 15.058 ragazzi, un terzo in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Per il 93,2% si tratta di minori di sesso maschile: il 60,1% ha 17 anni, il 23,9% 16 anni, il 9% 15 anni, e il 6,8% è nella fascia d’età fra i 7 e i 14 anni.
Provenienti soprattutto da Egitto (2.343), Gambia (2005), Albania (1.621), Nigeria, Guinea, Eritrea, Costa d’Avorio, Bangladesh, seguiti da altre nazionalità.
Di questi, 5.779 sono stati censiti in Sicilia, dove gli arrivi via mare sono cronaca quotidiana, 1.160 in Calabria, 1.045 in Emilia Romagna, 993 in Lombardia, 864 nel Lazio, dove viene accolto il 5,7% di questi minori.

Sul totale dei ragazzi stranieri arrivati in Italia in cerca di un futuro migliore, meno del 10% entra nella filiera dell’accoglienza dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, finanziato con l’apposito Fondo nazionale: a febbraio 2017, i progetti finanziati dallo Sprar per minori non accompagnati erano 95, per un totale di 2007 posti, di cui 554 in Sicilia, seguita dall’Emilia Romagna con 289 posti e a distanza dal Lazio, con 79 posti.

Il sistema di secondo livello dell’accoglienza, quella a lungo termine, è costituito infatti per la maggior parte da strutture che non fanno parte dello Sprar e nelle quali i minori vengono inviati dai Comuni competenti.

A Roma e nel Lazio

Nel Lazio, a gestire la stragrande maggioranza dei casi, è l’Unità Operativa Minori Stranieri del Comune di Roma, che solo nel 2016 ha preso in carico 2.625 mila ragazzi: un numero lievemente maggiore dei due anni precedenti (nel 2015 erano stati 2.374; nel 2014 2.142) ma inferiore ai livelli del 2012 e 2013, quando c’era stato un picco rispettivamente di 3.182 e 2.680 minori accolti.

Contrariamente al dato nazionale, solo il 26% di questi ragazzi ha tra i 16 e i 17 anni, mentre il 55,89% ha tra i 15 e i 16 anni, e il 17,75% ha un’età dai zero ai 14 anni (nel 2012, l’anno del picco di presenze, i ragazzi tra i 16 e i 17 anni erano l’80%). Nell’arco dell’anno, il numero maggiore di ingressi si è registrato nel mese di settembre.

A fare la parte del leone, tra le nazionalità presenti, sono gli egiziani, che nel 2016 a Roma erano 1.604, ovvero più della metà dei minori stranieri non accompagnati di tale nazionalità sul territorio italiano, pari al 61% dei Msna presenti nella Capitale, seguiti da minori che arrivano dall’Albania (191 ragazzi), Gambia (108), Romania (80), Bosnia (75), Nigeria (74), Eritrea (72), Bangladesh (48) e da altri Paesi in prevalenza africani (la provenienza africana rappresenta l’80% del totale).

Il 74%di questi minori privi di famiglia nel nostro Paese viene accolto in strutture presenti nel Comune di Roma, il restante 26% viene inviato dalla stessa Roma Capitale in strutture situate nelle altre province del Lazio. A questi ragazzi, accolti fuori Roma, si somma un numero ulteriore, anche se residuale, di minori che non passano attraverso l’apposito servizio capitolino e sui cui a oggi resta più difficile reperire dati.