logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

CARA di Isola Capo Rizzuto. Accoglienza in veste misericordiosa: un decennio di malaffare, abusi, vessazioni e diritti negati

di Ass. La Kasbah e Campagna “LasciateCIEntrare”

17 maggio 2017

L’operazione portata avanti dalla DDA di Catanzaro nei confronti di 68 persone appartenenti al clan Arena e alcuni gestori della Confraternita delle Misericordie, relativa alla gestione del CARA di Isola Capo Rizzuto, rappresenta una sorta di triste risarcimento morale per centinaia di migliaia di migranti transitati da uno dei campi più grandi di Europa.

Per oltre 12 anni abbiamo raccolto testimonianze, racconti di ordinaria repressione e di abusi, frutto di una gestione securitaria ed emergenziale dell’immigrazione che calpesta e offende l’umanità tutta, denunciando disordini, “incidenti”, trattamenti degradanti nei confronti dei richiedenti asilo trattenuti al suo interno. Un senso di rabbia e di frustrazione ci hanno accompagnato tutte le volte che le nostre denunce sono cadute nel vuoto.

Eppure quella situazione era sotto gli occhi di tutti! Dell’Asp di Crotone, la quale ha una postazione fissa all’interno del campo; dei referenti prefettizi, interpellati ogni qualvolta siamo riusciti a entrare nel Cara; dei parlamentari, i quali più volte hanno riscontrato e denunciato anomalie nella gestione.

Dal 2005 ad oggi, abbiamo smascherato e criticato le dinamiche malavitose relative alla gestione del CARA: nel 2006, nel corso di una visita effettuata alla presenza degli on. Heidi Giuliani e Francesco Caruso, registravamo un’intollerabile situazione di disumanità, soprattutto dal punto di vista sanitario confermata, se non peggiorata, nel 2007 quando ci siamo recati al suo interno con l’on. Ramon Mantovani.

Durante quella visita avevamo trovato numerose persone piene di lividi e ferite contuse, quale conseguenza di un pestaggio da parte delle forze dell’ordine all’interno del campo; nel 2015, una richiesta di aiuto arrivata sui nostri telefonini da parte di alcuni richiedenti asilo siriani presenti nella struttura, svelava un’inquietante prassi: “Hanno svegliato un ragazzo colpendolo…ora ci stanno prendendo uno ad uno… hanno un atteggiamento mafioso… urlano, i bambini piangono!"

All’indomani dell’operazione Mos Majorum, infatti, centinaia di siriani avevano denunciato di essere stati costretti con la forza all’identificazione, trattenuti in un’apposita area del campo destinata al trattenimento dei richiedenti asilo in attesa di identificazione, tuttora in funzione. Quest’area, suddivisa in due stanzoni, con finestre sbarrate e prive di ricambio di aria, risultavano sprovviste di riscaldamenti e, considerata la grande quantità di materassini accatastati conto il muro, adibite a contenere centinaia di persone.

Sempre in quell’anno, nel corso di una visita effettuata alla presenza dell’On. Celeste Costantino, avevamo constatato che all’interno di alcuni container che ospitavano i richiedenti asilo, si trovavano delle pietre adibite a fornelli sui quali venivano riscaldati i pasti consumati per terra o sui letti e i bagni e le docce, situati all’esterno dei container, risultavano fatiscenti, sporchi, privi di carta igienica e di sapone, e spesso addirittura privi del tubo di scarico.

Nel luglio dello scorso anno, la Campagna LasciateCIEntrare, ha chiesto e ottenuto a distanza di oltre un mese l’autorizzazione a entrare all’interno del Cara. Durante la visita, abbiamo potuto constatare che la situazione era migliorata, se non altro perché i container fatiscenti avevano lasciato il posto a delle costruzioni in muratura e in laminato.
Nonostante ciò, i richiedenti asilo lamentavano una serie di disagi legati anche alla somministrazione dei pasti, insufficienti e di scarsa qualità.

Ad attirare la nostra attenzione erano state le condizioni dell’area Switch, fino a un anno prima utilizzata per “accogliere” i richiedenti asilo all’interno dei container e successivamente riconvertita in area di “isolamento” per coloro che risultavano essere affetti da scabbia. Alla nostra richiesta di visitare tale spazio, gli operatori delle “Misericordie” avevano accampato mille scuse (le chiavi che non si trovavano, la lontananza dal resto del campo, la necessità di farci visitare preliminarmente le altre costruzioni).

Avevamo, tuttavia, insistito, soprattutto perché a conoscenza della notizia trapelata qualche giorno prima relativa alla fuga di una cinquantina di persone dall’area Switch, dopo essere state sottoposte al trattamento topico antiscabbia e rinchiuse all’interno dell’area per 48 ore. Anche lì avevamo trovato una situazione a dir poco degradante e disumana: brandine sporche di sangue e prive di lenzuola, escrementi di topo dappertutto, bagni fatiscenti, pavimenti ricoperti di acqua sporca.

Per tutto quanto finora denunciato, non possiamo che accogliere favorevolmente un intervento da parte della magistratura su quella che rappresenta una vergogna italiana. Siamo allo stesso tempo convinti che nessun lavoro di ristrutturazione e nessuna bonifica potrà mai legittimare l’esistenza di strutture come il Cara di isola Capo Rizzuto, che anziché accogliere, tutelare e proteggere, rinchiudono, reprimono, feriscono e calpestano la dignità delle persone.

Allo stesso tempo, ci auguriamo che vengano individuate le responsabilità di tutti i protagonisti, diretti e indiretti, di questa ennesima storia di malaccoglienza. Ci auguriamo che la superficialità con cui sono state affidate le gestioni dei vari servizi all’interno del CARA, l’inconsistenza dei controlli da parte degli enti preposti e la solita indifferenza con cui sono state recepite le nostre segnalazioni non abbiano più a ripetersi!

Ass. La Kasbah
Campagna “LasciateCIEntrare”