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Modena’s refugees: i richiedenti asilo rivendicano i propri diritti

29 maggio 2017

Dignità e documenti per i/le migranti”: è stato questo il titolo della manifestazione che si è svolta per le strade di Modena lunedì 15 maggio scorso e che, per la prima volta nella storia della città emiliana, ha visto come protagonisti i richiedenti asilo. Sono stati almeno 300 tra richiedenti asilo e persone solidali a scendere in piazza gridando “Documenti e libertà” e “Basta allo sfruttamento”.

Le cause della protesta sono molteplici, in particolare i migranti hanno denunciato il ritardo della Questura nel rinnovare i permessi di soggiorno. Allo stato attuale molti richiedenti asilo si trovano con il permesso di soggiorno e il tesserino sanitario scaduto: addirittura, alcuni profughi presentandosi in ospedale con il tesserino sanitario scaduto e non trattandosi di emergenze da pronto soccorso, non hanno potuto accedere all’assistenza sanitaria e alle cure. Inutile ricordare che tale situazione contrasta apertamente con la nostra Costituzione, che garantisce la continuità assistenziale. Collegato a questo punto, i richiedenti asilo hanno lamentato l’eccessiva lunghezza dei tempi di attesa dell’audizione presso la Commissione Territoriale, a volte superiori ai due anni, e pure dei tempi di attesa della risposta della Commissione, spesso superiori a un anno.

Un altro motivo della protesta è stato il mancato rilascio delle carte d’identità ai richiedenti asilo accolti nei CAS all’interno del progetto “Mare Nostrum”. A Modena infatti era stato posto in essere un accordo illegittimo tra cooperative e Comuni, in base al quale i richiedenti asilo ospitati nei CAS all’interno del progetto “Mare Nostrum” non potevano accedere all’iscrizione anagrafica. Tale accordo illegittimo aveva addirittura determinato dei casi paradossali, come avvenuto in due Comuni dell’Appenino modenese, Zocca e Pievepelago. I richiedenti asilo avevano chiesto ai Sindaci dei paesi l’iscrizione anagrafica e questi erano disposti a concedergliela, ma sono stati bloccati dalla cooperativa che gestisce l’accoglienza, la quale ha chiesto loro di non procedere in virtù dell’accordo. Ricordiamo la chiara illegittimità di tale condotta delle cooperative e dei Comuni, che contrasta apertamente con l’art.5 co.2 del d’lgs 142/2015 e con la circolare del Ministero dell’Interno del 17 agosto 2016. L’accordo illegittimo era già stato denunciato presso la Prefettura dalla società civile insieme all’ASGI, e la Prefettura aveva dichiarato la non sussistenza di detto accordo proprio in quanto “contra legem”: ne avevamo parlato su Melting Pot il 13 marzo scorso. Tuttavia tale intervento non era stato sufficiente a sbloccare la situazione.

I richiedenti asilo hanno denunciato anche il comportamento non certo impeccabile di molti operatori e dei responsabili dei progetti, accusandoli di essere trattati male. Ritardi nell’erogazione del pocket money ma anche accuse alle cooperative e ai Comuni di essere costretti a lavorare gratis. Il riferimento è al volontariato dei richiedenti asilo, istituzionalizzato dal decreto Minniti ma già ampiamente praticato a Modena da alcuni anni. La ricercatrice Marta Fana aveva già denunciato il rischio che il volontariato dei richiedenti asilo si trasformasse di fatto in volontariato coatto in un articolo pubblicato su Internazionale il 30 agosto 2016 intitolato “Il lavoro va sempre pagato senza spacciarlo per volontariato”.

Infine, l’accusa generale al sistema di accoglienza in Italia: “L’accoglienza guadagna dalla nostra presenza e quando finiscono di guadagnarci ci gettano via”. È il problema dell’assenza di una progettualità post accoglienza, la cosiddetta terza accoglienza: la stragrande maggioranza dei profughi, una volta ottenuta la protezione internazionale o umanitaria e terminata l’accoglienza, fuoriesce dal sistema senza casa e senza lavoro.

Modena’s refugees

Tutto è iniziato circa un mese fa, quando i richiedenti asilo hanno iniziato a auto-organizzarsi e hanno poi creato la pagina Facebook “Modena’s refugees" che in pochi giorni è diventata la piattaforma mediatica e di rivendicazione. Nei giorni successivi è cominciata la chiamata a raccolta, e così il 15 maggio, di mattina, circa 300 richiedenti asilo si sono dati appuntamento alla stazione dei treni di Modena.
Da lì hanno marciato per le strade della città fino ad arrivare alla Prefettura, dove una delegazione è stata ricevuta dalla Prefetta Patrizia Maria Paba e dal suo staff. La Prefettura ha accolto, almeno formalmente, le richieste dei manifestanti e si è fatta carico di sollecitare la Questura a velocizzare i tempi e di richiamare i Comuni e le cooperative al rispetto della legge sull’iscrizione anagrafica. Successivamente la delegazione si è recata in Questura, dove è stata ricevuta dal Questore Paolo Frassari, il quale pure si è impegnato a soddisfare le richieste avanzate dal corteo.
La manifestazione si è così sciolta, ma non la mobilitazione dei profughi, che hanno dichiarato che vigileranno sull’effettiva accoglienza delle loro richieste e, se necessario, torneranno a manifestare.

Nell’organizzazione della manifestazione i richiedenti asilo, che hanno ideato e progettato il corteo in prima persona, sono stati aiutati dal centro sociale Guernica, dal sindacato USB e da pezzi della società civile.
Il tutto si è svolto in maniera assolutamente pacifica, tanto che è stato immediato il riferimento a Martin Luther King e a Nelson Mandela. Segno che evidentemente il tempo delle lotte per l’uguaglianza e la dignità non è finito e che ci sono ancora uomini e donne disposti a lottare per questo obiettivo. Lo dimostra anche il comunicato diffuso sulla pagina social il giorno dopo il corteo: “Sono state fatte delle promesse, delle altre rivendicazioni non sono state ascoltate: in ogni caso non ci fermeremo, la mobilitazione è solo all’inizio! Ci nascondono la legge e i nostri diritti per raccontarci delle bugie. Nei abbiamo abbastanza di queste condizioni di vita umilianti, ne abbiamo abbastanza di farci trattare come se non avessimo diritti. Viviamo qui, restiamo qui, continueremo a lottare qui!”.

E in effetti la lotta sta continuando: domenica 21 maggio in Piazza Matteotti a Modena si è svolta un’assemblea pubblica, organizzata dal collettivo dei richiedenti asilo, e mercoledì 24 maggio è stato depositato presso la Procura di Modena un esposto sulla questione dell’iscrizione anagrafica e il freno che hanno esercitato le cooperative e i Comuni per impedire che l’accesso dei richiedenti asilo ospitati nei CAS a questo fondamentale diritto. Visto che erano state già fatte denunce pubbliche su più fronti (si vedano questi articoli [1] [2] ), ma non la situazione non si era sbloccata, una scelta necessaria è stata quella di chiedere l’intervento della Magistratura.
Il collettivo dei “Modena’s refugees”, insieme a molti amici italiani, ha poi preso parte alla marcia per l’accoglienza a Bologna chiamata “Bologna accoglie – No one is illegal”.

Insomma, la lotta continua e vede schierati insieme, in forma cooperante, i richiedenti asilo ed i cittadini italiani che stanno al loro fianco perché, come diceva Thomas Paine, “il mio diritto di uomo è anche il diritto di un altro; ed è mio dovere garantire che lo eserciti”.