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La negazione della realtà e la negazione dell’umanità non possono essere alla base di una politica migratoria degna della Francia

La Cimade, 26 giugno 2017

5 luglio 2017

- Link all’articolo originale (FRA)

L’assemblea generale de La Cimade, riunitasi il 24 giugno 2017, è stata profondamente scioccata dalle parole di rifiuto e di disprezzo verso l’azione delle associazioni pronunciate dal Ministro degli Interni Gérard Collomb a Calais il 23 giugno.

Chiedendo loro di “andare a dispiegare il loro know-how altrove”, il Ministro provoca l’indignazione degli attori della solidarietà per i quali il dovere di umanità impone di essere esattamente laddove degli esseri umani stanno soffrendo.

Mozione adottata dall’Assemblea Generale de la Cimade del 24 giugno 2017

I membri dell’assemblea generale de La Cimade tengono ad esprimere la loro grande preoccupazione di fronte ai segnali e alle prime azioni delle politiche pubbliche riguardanti le questioni migratorie.

Il primo di questi segnali è stato di affidare, ancora una volta, la totalità della politica migratoria unicamente al ministro dell’Interno, privilegiando così una visione securitaria della questione. Questa scelta reiterata di una concentrazione delle prerogative a scapito di un approccio risolutamente interministeriale rinforza nuovamente, purtroppo, una percezione secondo la quale l’immigrazione rappresenterebbe un problema o una minaccia. E con il mantenimento della contrapposizione - senza alcuna sfumatura e lontana dalla realtà complessa degli esiliati d’oggi - tra persone rifugiate e persone migranti.

Ci allarmiamo per le violazioni di un’entità inedita dei diritti più elementari delle persone migranti nel Calaisis (regione di Calais) e nel Dunkerquois (regione di Dunkerque), al confine franco-italiano o nel nord di Parigi. Persecuzioni continue, impiego di gas contro le persone, confisca di beni, impedimenti diversi nell’accesso all’acqua, al cibo o alle cure, privazioni illegali della libertà, respingimenti illegali, ecc, e repressione dei cittadini solidali. Di fronte a delle situazioni umanamente inaccettabili nelle quali si trovano delle migliaia di esuli in Francia, il governo sembra perseverare in una negazione della realtà. Finora ha solamente preso delle misure repressive e continuato in delle pratiche amministrative e poliziesche indegne ed inaccettabili. Ancora peggio, le ha addirittura difese davanti ai tribunali interpellati in urgenza e continua ad assillare ed a minacciare i cittadini e le associazioni solidali con gli stranieri.

Mentre la Francia, in un passato recente, è stata già condannata a cinque riprese dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per delle pratiche giudicate inumane e degradanti di detenzione di famiglie con bambini piccoli, le nuove autorità francesi hanno continuato queste pratiche tenendo per 14 giorni in centro di detenzione una famiglia con un bambino di due anni e mezzo.

In contraddizione con il discorso del Presidente della Repubblica a Bruxelles, le politiche pubbliche in Francia continuano ad iscriversi nella logica repressiva delle politiche migratorie dell’Unione Europea sul suo territorio, lungo le sue frontiere e a monte.
Tutto ciò spinge la Cimade a lanciare un grido d’allarme. La Cimade reclama con urgenza dal Presidente della Repubblica delle direttive chiare, delle misure e dei mezzi nuovi per una politica migratoria di ospitalità, fondata sul rispetto della dignità e dei diritti fondamentali delle persone straniere, all’altezza delle sfide che si presentano oggi alla Francia e all’Europa.

Attendiamo atti d’umanità, giustizia e diritto. Ora.

Sono attesi dai rifugiati e migranti che fanno parte di questa Francia plurale che si reinventa ad ogni generazione.
Sono attesi dagli attori della società civile che s’impegnano nella costruzione di una società più solidale che non opponga gli uni agli altri ma favorisca la coesione sociale e il « vivere bene insieme  ».
Sono attesi dalla comunità internazionale di un Paese che rivendica il suo ruolo di leader, in prima linea nella difesa e nella promozione dei diritti umani.