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Detenzione arbitraria a Lesbo in Grecia - Rifugiati costretti allo sciopero della fame per protesta contro le condizioni disumane

Lorraine Leete, Legal centre Lesbos - 30 giugno 2017

10 luglio 2017

- Link all’articolo originale (ENG)

Il Legal Centre di Lesbo condanna la pratica illegale di detenzione indiscriminata di persone che stanno presentando richiesta di protezione internazionale. Al momento il servizio greco di asilo trattiene i richiedenti i cui appelli iniziali sono stati respinti, così come le persone di determinate nazionalità per l’intera durata del processo di domanda d’asilo.

Il diritto internazionale proibisce la discriminazione sulla base della nazionalità e vieta l’arresto e la detenzione arbitrari. Prevede inoltre che i detenuti abbiano il diritto di contestare utilmente ogni forma di privazione della loro libertà.

A Lesbo tutti questi diritti sono stati sistematicamente violati.

La detenzione amministrativa indiscriminata viola altresì i requisiti procedurali del diritto comunitario e greco, che proibisce esplicitamente la detenzione di persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale. La detenzione è consentita in via eccezionale per periodi di tempo limitati come misura di ultima istanza, nei casi specifici contemplati dall’articolo 46 della legge greca 4375, che devono essere valutati su base individuale caso per caso.

Nella giornata di martedì quattro persone detenute a Moria hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la loro incarcerazione arbitraria rivendicando la libertà per tutti coloro che vengono trattenuti nell’isola.

Arash Hampay, il cui fratello è una della persone in sciopero della fame a Moria, si è unito a questo sciopero da Piazza Saffo e ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Richiedo l’immediata liberazione di mio fratello e di altre tre persone in sciopero della fame all’interno della prigione di Moria. Chiediamo al servizio greco di asilo e alle Nazioni Unite di prestare ascolto alle nostre richieste, troppo a lungo ignorate.
Come osate pronunciare i vostri bei slogan umanitari? Come osate parlare di umanità diritto e democrazia? Come osate condannare le violazioni dei diritti umani negli altri paesi se voi stessi violate i diritti umani proprio qui.
Siamo venuti in Europa per essere protetti. Siamo venuti qui perché siamo stati feriti, torturati, perché le nostre vite erano in pericolo. Ma invece di dimostrarci compassione, ci trattate come fossimo criminali. Le barriere di filo spinato e le celle delle prigioni non sono il posto adatto ai rifugiati.
Dal giorno in cui siamo fuggiti dall’inferno che abbiamo sopportato nei nostri paesi d’origine siamo diventati rifugiati nella presuntuosa Europa, abbiamo sofferto le peggiori torture psicologiche. Siamo stati umiliati e picchiati dalla polizia. Ci è stato negato il diritto di lavorare e se lavoriamo veniamo sfruttati. Ci è stata tolta la dignità umana. In inverno a Moria alcuni sono morti di freddo e fame durante la notte, esposti al gelo nelle tende sottili per mesi e mesi. Abbiamo visto le nostre famiglie morirci accanto e voi non avete fatto nulla per evitarlo.
La detenzione di mio fratello Amir Hampay è una violazione dei diritti umani fondamentali. È in carcere da due mesi. Per quale reato? Su che base legale o morale giustificate i nostri arresti e detenzioni?
Mio fratello Amir ed io veniamo dall’Iran. Bahroz Aresh e Kozhen Hussain dall’Iraq. Tariq Ibrahim dalla Siria. Da ieri sono tutti in sciopero della fame e oggi 28 giugno 2017 mi sono unito a loro. Continueremo il nostro sciopero della fame finché non soddisferete le nostre richieste.
La nostra richiesta è semplice. È una richiesta di dignità umana fondamentale. Chiediamo la liberazione di tutti i rifugiati incarcerati a Lesbo che sono stati accusati o condannati per dei reati. Chiediamo all’Europa di fermare la detenzione dei rifugiati.
"

I detenuti in sciopero della fame nel campo di Moria, a Lesbo, non sono stati accusati o condannati per nessun reato. Non hanno fatto nulla se non fare richiesta di asilo. Privare arbitrariamente della libertà i richiedenti di protezione internazionale è una violazione sistematica dei diritti umani fondamentali.

Il Legal Centre di Lesbo è preoccupato per le condizioni fisiche e mentali degli scioperanti soprattutto per l’estrema calura estiva. Siamo solidali con queste persone e la loro rivendicazione di mettere fine alla pratica illegale e disumana della detenzione.